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Pasquino: <Penati non era da solo. Il Pd non poteva non sapere>

questione morale

Elisa Calessi

Elisa Calessi

Elisa Calessi nasce a Ferrara e studia a Bologna dove si laurea in Lettere Classiche. Voleva fare la latinista, poi la vita le ha fatto incrociare una redazione. E ha scoperto che la sua passione era il presente. Inizia alla Nuova Ferrara, poi al Resto del Carlino. Nel giugno 2000 arriva a Libero, dove è assunta e partecipa alla fondazione del quotidiano. Nel 2001 arriva a Roma dove diventa cronista parlamentare. Ha lavorato per un programma su Rai Due, ne ha condotto un altro su Red Tv. Partecipa come opinionista a vari talk show politici. Soprattutto scrive di politica.
Pasquino: <Penati non era da solo. Il Pd non poteva non sapere>
ELISA CALESSI
ROMA
«Non può essere che una rete così complessa e duratura nel tempo fosse nota solo a una persona, a chi era al centro di quella rete, cioè a Filippo Penati. Semplicemente non è possibile». Gianfranco Pasquino ha due doti: la lucidità e la schiettezza. E così arriva subito al nocciolo della faccenda. Quello sui cui tutti, nel Pd, si interrogano. «Non è possibile che nessuno sapesse». E il fatto che a dirlo sia lui è significativo per due ragioni. Ordinario di Scienza Politica all’Università di Bologna, Pasquino studia i partiti e il loro funzionamento da trent’anni. A questo si aggiunge la sua esperienza politica nei Progressisti, poi nell’Ulivo. Insomma, è un mondo che, per studio e militanza, conosce bene. 
Professore, partiamo dall’inizio: cosa pensa dell’inchiesta su Sesto San Giovanni?
«Sta emergendo che in alcune situazioni locali alcuni dirigenti del Pd hanno sufficiente potere istituzionale e politico da poter contare su una rete di rapporti molto influenti con certi interlocutori economici».
Interlocutori con cui, secondo l’accusa, c’era un giro di tangenti. 
«Penati è un caso rilevante, ma non è l’unico. Tedesco era al centro di una vicenda simile. E qua e là ne spuntano anche altri».
C’è una responsabilità del Partito democratico?
«È evidente che il Pd non è più in grado di controllare le attività dei suoi dirigenti, soprattutto di quelli che sono nelle istituzioni. Cosa che il Pci, invece, riusciva a fare».
E come?
«Le carriere dei dirigenti avvenivano per cooptazione, ma tenendo conto della storia di ciascuno, persino dell’utilizzo del denaro che ciascun dirigente faceva. Il segretario della federazione non avrebbe mai consentito a un amministratore di intascare tangenti...».
Perché oggi quel controllo non c’è più? Cosa è successo?
«Perché oggi fa carriera e viene valorizzato chi dimostra di riuscire ad avere risorse per campagne elettorali e attività politiche».
Pensa che Penati sia stato chiamato a Roma, a capo della segreteria di Bersani, per questo? 
«Evidentemente i rapporti che aveva, la sua capacità di organizzare campagne elettorali e di trovare persone che finanziavano l’attività del partito, erano un elemento importante».
Eppure nel Pd sembra che nessuno sapesse nulla. È credibile?
«No. Non è possibile che una rete così complessa fosse nota solo a Penati. Come minimo richiedeva la consapevolezza o la condiscendenza di un certo numero di persone che lo sostenevano».
Quindi secondo lei Penati non è «una mela marcia»?
«Di mele marce nel Pd mi pare ce ne siano diverse... Il caso Tedesco dovrebbe essere esplorato con maggiore attenzione. Per quanto riguarda Penati, bisogna partire dal contesto lombardo». 
Cioè?
«Parliamo di una zona caratterizzata da una complessiva debolezza storica. Prima del Pci, ora del Pd. Se Penati è riuscito a costruire quel che ha costruito, significa che non era da solo. Doveva esserci una rete formata da più persone. Poi ognuno ha le sue responsabilità. Non so se la parola “sistema” sia corretta, ma di sicuro c’era un intreccio di responsabilità. Per questo sarebbe un errore, ora, scaricare Penati senza guardare dentro il “sistema Sesto”».
Bersani dice di non aver mai sospettato nulla. Secondo lei è possibile?
«Questo non lo posso dire. Certo, il segretario dovrebbe sapere chi recluta. Soprattutto se lo chiama a capo della sua segreteria».  
Come le sembra sia stata finora la reazione del Pd?
«Alcuni hanno reagito con una certa accondiscendenza. Altri meno. Ma la reazione complessiva mi pare sia di incredulità e di imbarazzo. Spero sia un imbarazzo produttivo».
C’è chi sostiene ci sia una questione morale più ampia. È così?
«Di sicuro c’è un problema generale che riguarda l’intreccio tra affari e politica. Ma il Pd non può cavarsela dicendo: “è un problema generale”».
E dire che il Pd si è dato anche un codice etico.
«Ma il codice etico dovrebbe servire soprattutto all’inizio, per selezionare e reclutare. Si dovrebbe vagliare chi è una persona, chi sono i suoi amici...».
A giorni si riunirà la commissione di garanzia per “processare” Penati. Pensa sia utile?
«Non sono convinto che sia una soluzione. Bisognerebbe fare un’indagine più approfondita. Ma dubito che da qui al 5 settembre ci sia il tempo».
Crede che Penati dovrebbe rinunciare alla prescrizione?
«Nel momento in cui si protesta contro tutti i tentativi di Berlusconi di utilizzare questo strumento bisognerebbe dirgli di rinunciarci».
E da consigliere regionale dovrebbe dimettersi?
«Sta alla sua sensibilità. Diciamo che sarebbe un bel gesto».  

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Commenti all'articolo

  • ileana47

    31 Agosto 2011 - 14:02

    Io, purtroppo, abito nel blocco rosso, ossia in una regione del centro governata dai pci, ds, pd, ossia sempre loro; qui, non si muove foglia che il pd non voglia. Se non sei con noi, sei contro di noi, quindi non si trova lavoro, per i loro lo creano, non esiste ma lo creano. O vige il nepotismo.Quindi vedendo come operano, penati è un pd, e lavorava per il pd. Sono sopravvissuti a tangentopoli, speravano di andare al governo, Berlusconi li ha sopraffatti, lo hanno fustigato, non l'hanno fatto lavorare, forse avrebbe cambiato l'Italia in meglio, ora non saremmo a questo punto. Quindi, se siamo mes così laresponsabilità è loro e di casini e fini. Egr. Direttore, a cosa ci serve un presidente della repubblica, se non a sperperare solo soldi????Sembra che viva in un altro mondo non in quello che viviamo noi, con quei suoi richiami fuori luogo. Perchè bersani deve sempre ripetere: "Berlusconi vada a casa". napolitano, non sente e predica la collaborazione, perchè non richiama il suo

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  • saccard

    30 Agosto 2011 - 01:01

    Ma chi se ne frega? Con una manovra così cattocomunista fosse anche tutto il PD pieno di tangentari (come è probabile), io il PdL e la Lega non li voto più. Piuttosto che vedere ancora in giro i socialisti e gli statalisti della Lega e del PdL voterò anche per Bersani. Una manovra schifosa come questa che tassa il risparmio dei cittadini mi fa venire i conati di vomito. Berlusconi, Tremonti e Bossi andatevene. Un vostro ex elettore.

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