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Rutelli: "Aiutiamo il Pdl se riforma le pensioni"

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Elisa Calessi

Elisa Calessi

Elisa Calessi nasce a Ferrara e studia a Bologna dove si laurea in Lettere Classiche. Voleva fare la latinista, poi la vita le ha fatto incrociare una redazione. E ha scoperto che la sua passione era il presente. Inizia alla Nuova Ferrara, poi al Resto del Carlino. Nel giugno 2000 arriva a Libero, dove è assunta e partecipa alla fondazione del quotidiano. Nel 2001 arriva a Roma dove diventa cronista parlamentare. Ha lavorato per un programma su Rai Due, ne ha condotto un altro su Red Tv. Partecipa come opinionista a vari talk show politici. Soprattutto scrive di politica.
Rutelli: "Aiutiamo il Pdl se riforma le pensioni"
«Il problema delle pensioni c’è. E si riproporrà. Può non essere affrontato oggi, ma bisognerà farlo domani. Noi non solo abbiamo detto di essere disponibili, ma abbiamo presentato in Parlamento emendamenti sulle pensioni di anzianità e su quelle delle donne. E siamo pronti a votare con la maggioranza per approvarli. O anche solo con il Pdl, se la Lega non ci sta. Certo, se domani il governo mette la fiducia, è un’occasione persa». Francesco Rutelli ha passato l’intera giornata al Senato, dove è arrivata la manovra economica. È lui, a Palazzo Madama, la voce del terzo polo sul tema. L’annuncio che il governo porrà la fiducia chiude la porta a intese bipartisan. Ma la strada è lunga.  
A Labro, dove si è appena conclusa la festa del suo partito, Alleanza per l’Italia, Alfano ha detto che il Pdl sarebbe pronto a fare una riforma previdenziale, il problema è la Lega. Su quale proposta voi ci stareste?
«Noi proponiamo di intervenire su pensioni di anzianità e di allungare gradualmente l’età pensionabile delle donne. Siccome la copertura avviene con tagli di spesa, prevediamo di destinare le risorse che scaturiscano dall’allungamento della vita lavorativa a beneficio dei giovani e quelle che provengono dall’allungamento graduale dell’età pensionabile delle donne a vantaggio della conciliazione tra lavoro e famiglia».
A partire da quando?
«Dal 2012: per le donne un anno di anzianità in più ogni 18 mesi».
Il governo vuole inserire nella manovra un allungamento dell’età pensionabile delle donne ma dal 2014. E’ la direzione giusta? 
«Per ora non c’è un testo. Solo annunci. Il problema delle pensioni, in ogni caso, si riproporrà. Non si può scantonare. Se vogliono, i nostri emendamenti ci sono».
Cos’altro siete disposti a votare con la maggioranza?
«Intanto i tagli alla spesa. Questa manovra è tutta schiacciata sulle tasse. Almeno i due terzi sono tasse. Anche i tagli agli enti locali sono più imposte per i cittadini. Noi proponiamo tagli robusti sugli acquisti di beni e servizi e di trasformare le erogazioni a fondo perduto per le imprese in crediti di imposta, così da legarli a reali attività produttive. Secondo: liberalizzazioni dei servizi pubblici locali, con più concorrenza e meno affidamenti diretti. Terzo: taglio immediato delle province».  
Il governo pensa di farlo con una legge costituzionale.
«Per abolirle tutte si deve cambiare la Costituzione. Ma per tagliarne subito i due terzi si può fare con una legge ordinaria. E abbiamo proposto il contrasto di interessi: consentire alle famiglie di dedurre fino a 3mila euro le spese domestiche così da far emergere almeno in parte l’evasione».
Sareste a favore di una vendita del patrimonio immobiliare pubblico?
«Per riportare il debito sotto il 100% servono operazioni straordinarie. Tra queste ci può essere la vendita del patrimonio dei Comuni e dello Stato. Ma deve essere un’operazione seria dal punto di vista tecnico e ben preparata».
Napolitano ha chiesto verità al governo e responsabilità all’opposizione. Il suo appello è ancora attuale?
«Napolitano è un punto di riferimento di saggezza e equilibrio. Ma se domani ci troveremo a votare l’ennesima fiducia sarà un’occasione perduta».
Oggi c’è stato anche lo sciopero della Cgil. Aveva senso farlo mentre l’Italia è oggetto di un attacco dei mercati internazionali? 
«Ogni sciopero merita rispetto. Il problema è la discesa in campo del Pd e dei partiti della sinistra. La politica dovrebbe avere la propria autonomia. Mentre stiamo tornando alle vecchie cinghie di trasmissione, ma al contrario. Prima era il il sindacato verso il partito, oggi è il partito al rimorchio del sindacato».
La tesi di Bersani è che un partito deve stare dove stanno i lavoratori.
«Benissimo, ma singolarmente. Un partito che aderisce a uno sciopero è archeologia. Succedeva nel Pci degli anni ’50. Lo sciopero è di chi lavora. L’idea che nel giorno in cui in Parlamento si discute della manovra, un parlamentare sfili in piazza è incredibile. Alla faccia dei progressisti. Mi pare un regresso più che un progresso».
Oggi l’alleanza con il Pd è più lontana?
«La coalizione di sinistra negli ultimi anni si è spostata molto di più a sinistra: crescono posizioni radicali e c’è una difficoltà del Pd a presentare proposte di riforme strutturali. Ad esempio sulle pensioni: la linea della Cgil paralizza il Pd, impedendogli di sostenere, come è necessario, misure che riformino le pensioni di anzianità come avviene in tutta Europa».

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