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Molise: per il Pd perdere è bello

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Elisa Calessi

Elisa Calessi

Elisa Calessi nasce a Ferrara e studia a Bologna dove si laurea in Lettere Classiche. Voleva fare la latinista, poi la vita le ha fatto incrociare una redazione. E ha scoperto che la sua passione era il presente. Inizia alla Nuova Ferrara, poi al Resto del Carlino. Nel giugno 2000 arriva a Libero, dove è assunta e partecipa alla fondazione del quotidiano. Nel 2001 arriva a Roma dove diventa cronista parlamentare. Ha lavorato per un programma su Rai Due, ne ha condotto un altro su Red Tv. Partecipa come opinionista a vari talk show politici. Soprattutto scrive di politica.
Molise: per il Pd perdere è bello
Intanto sfugge la logica. Perché o il risultato ottenuto dal Partito democratico e dal centrosinistra tutto in Molise è colpa di Beppe Grillo, come spiega Dario Franceschini. Dunque è un pessimo risultato. (Ma non si capisce come il 6% spiega il tracollo di un’intera coalizione e il 9,33% del Pd. E perché Grillo viene contato come un alleato naturale del centrosinistra). Oppure è un buon risultato, buonissmo, anzi. Come dice Pier Luigi Bersani in Transatlantico: <Abbiamo rimontato una ventina di punti>. Dico: venti punti. Roba da scendere in piazza e brindare. Strano non l’abbiano fatto. Insomma, logica a parte: il 9,33%ottenuto nelle elezioni regionali in Molise dal Partito democratico è, a furor dei bersaniani, un successone. Mentre per i franceschiniani è colpa del 6% preso dai grillini. Come se i romanisti accusassero i laziali di non averli fatti vincere. Mah.  
Non importa se nel 2006, l’ultima volta che si è votato per le Regionali, i Ds presero il 10,9% e la Margherita il 12,43%: 46.577 voti contro i 17.735 presi stavolta dal Pd. Cioè 28.842  voti in meno.  <Ma parliamo di un’era geologica fa!>, risponde un collaboratore del segretario del Pd. Parliamo di cinque anni fa. Segue gioco dei confronti: <Se guardiamo alle Provinciali, ma anche alle Comunali o alle Politiche…>. E poi ci sono le liste civiche. Vuoi non contarle? Tipo quella di Api, più truppe di Fioroni, che ha sfiorato il 6%.  Chiedo: ma da quando in qua Api si conta nei voti del Pd? Risposta: ma la lista era fatta da ex Margherita. Bene. Ma se gli “ex” sono nella lista civica e non nel Pd un problema, forse, c’è. O no?
Il resto è il solito copione. La minoranza ha chiesto una <riflessione approfondita> (Tonini). La maggioranza ha risposto ignorando o invitando ad occuparsi di Berulsconi.
L’unico contento è Fioroni che, nel cortile di Montecitorio, raccontava i fasti della sua lista (prove generali di un altro partito?) e sottolineava la debacle della gioiosa macchina da guerra.
Intanto Massimo D’Alema, sotto il gazebo, distribuiva un articolo di Bloomberg che riportava un grafico su come i governi italiani hanno abbattuto il debito pubblico. (Risultato scontato: il peggiore è l’attuale governo).
Ma l’argomento del giorno è un altro: la sublime telefonata tra Cicchitto e Lavitola finita su tutti i siti con l’ormai famoso <io me ne sbatto dei problemi del capo>. Ricapitolando: le donnine lo volevano per spremerlo di soldi. Gli amici per spillargli steccone da migliaia di euro. I colleghi del partito se ne sbattevano. Domanda: ma a qualcuno fregava o frega qualcosa <del capo>?

 

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