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Renzi, Ichino e il sospetto per la maggioranza

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Elisa Calessi

Elisa Calessi

Elisa Calessi nasce a Ferrara e studia a Bologna dove si laurea in Lettere Classiche. Voleva fare la latinista, poi la vita le ha fatto incrociare una redazione. E ha scoperto che la sua passione era il presente. Inizia alla Nuova Ferrara, poi al Resto del Carlino. Nel giugno 2000 arriva a Libero, dove è assunta e partecipa alla fondazione del quotidiano. Nel 2001 arriva a Roma dove diventa cronista parlamentare. Ha lavorato per un programma su Rai Due, ne ha condotto un altro su Red Tv. Partecipa come opinionista a vari talk show politici. Soprattutto scrive di politica.
Renzi, Ichino e il sospetto per la maggioranza

Ieri uno dei massimi responsabili del Partito democratico, a distanza di poche ore, ha lanciato due attacchi violentissimi. Uno a Pietro Ichino, giuslavorista e senatore del Pd, l’altro a Matteo Renzi, il sindaco-rottamatore. Due persone quanto mai diverse. Attaccate per ragioni differenti. Eppure, nella violenza delle parole usate nei loro confronti, c’è un elemento comune. E la prova, limpida, di quale sia il male oscuro del Pd e della sinistra italiana. 

Ichino, una delle migliori intelligenze del Pd, è stato censurato dal vertice dem perché ha mandato una lettera a Libero, e per di più indirizzata al premier. Nella missiva si dice contento nel caso in cui Berlusconi, come ha detto di voler fare, davvero intendesse far sua la proposta di legge per un nuovo diritto del lavoro presentata da lui, da un gruppetto di democratici, da tutto il terzo polo e da alcuni esponenti della maggioranza. Non sia mai. Il “politburo” democratico è subito intervenuto sconfessando, con la fermezza di un tribunale del popolo, l’iniziativa di Ichino. E lanciandogli un pesantissimo avvertimento: sappia che la sua proposta è <alternativa a quella Pd>. Come dire: se vuole stare nel Pd, deve abiurare quella proposta. Se no, quella è la porta. O noi, o la tua legge.

Con Renzi si è lasciata perdere persino la forma. Il sindaco di Firenze raduna migliaia di persone a Firenze,  contagiandole di entusiasmo, di voglia di esserci, di essere del Pd. Presenta cento proposte. Liberal , turbo-riformiste. Discutibili, ma molto serie. Peraltro condivise da metà Pd. Risposta del “politburo”:  è <un figlio di papà, un portaborse miracolato dall'insipienza dell'allora gruppo dirigente del Pd fiorentino>. Con l’aggiunta di Bersani che dice: sono ricette vecchie, anni ’80.

Perché tanta violenza o disprezzo? Perché si arriva a minacciare, di fatto, l’espulsione nel caso di Ichino e a rispondere con gli insulti, non nel merito, nel caso di Renzi?

Secondo me la ragione è una. Perché Renzi e Ichino piacciano non solo a sinistra. Piacciono ai non militanti, a chi non tifa né di qua né di là. A chi ha tifato, ma ora non tifa più. Persino al capo della destra (nel caso di Ichino). Questa è la loro gravissima colpa. Piacciono ad altri. E, perciò, guadagnano consensi non solo “di sinistra”. Finché Ichino faceva la sua proposta, dava interviste, partecipava a  convegni in cui la illustrava, nessuno diceva niente. L’anatema scatta nel momento in cui il Nemico (Berlusconi) si convince della bontà di quella proposta e dice: mi piace.

Renzi può fare quello che gli pare. Ma diventa intollerabile quando comincia a riscuotere consenso oltre il campo della sinistra (dove è in gran parte odiato). Fa saltare i nervi quando si vede che piace ad altri. A tanti, a troppi. Soprattutto, è l’obiezione di tanti: piace “a destra”. Dove, in realtà, si intende: piace a quelli che finora non si sono schierati (perché quelli “di destra” non voteranno mai Renzi, è ovvio).

E’ come se una certa parte del Pd fosse allergica alla maggioranza. Come se guardasse con sospetto chiunque cerca di costruire un consenso che vada oltre la minoranza del Pd (perché un partito del 26-27% è minoranza, giusto? Una minoranza degna di rispetto, perché rappresenta poco più di un quarto degli italiani, ma sempre minoranza resta).

E’ intollerabile, è da espellere se non rientra nei ranghi, chi non si pone il problema di piacere (solo) ai “nostri”. Ma cerca di guardare non tanto agli “altri”, ma a tutti. Chi cerca di piacere agli italiani, alla maggioranza degli italiani. Ecco, è come se farlo, per una certa sinistra, fosse un tradimento, un’eresia.

Peccato che, come ricordava Renzi a Firenze, per vincere bisognerebbe proprio fare questo: puntare alla maggioranza degli italiani. E se sei minoranza, e il Pd lo è, dovresti eccome porti il problema di piacere anche ad altri. Se no, se il Pd continua a piacere solo a quel 26% a cui già piace, mi spiegate come potrebbe vincere? A meno che non si pensi (e temo sia così) che va benissimo quel 26% e che altri voti non sono graditi. Gli indecisi, i moderati? Votino Casini e non ci “inquinino” la nostra meravigliosa, omogenea riserva del 26%.

Ma una mentalità così è perdente in partenza. Perché dovrei votare un partito disinteressato a piacermi? Un partito che espelle o censura chi guarda alla maggioranza e non alla minoranza?  Chi guarda non solo ai "suoi"? Appunto. Non ce n'è ragione. Forse per questo il Pd resta al 26%.   

 

 

 

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