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Sondaggio riservato: Renzi batte Bersani

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Elisa Calessi

Elisa Calessi

Elisa Calessi nasce a Ferrara e studia a Bologna dove si laurea in Lettere Classiche. Voleva fare la latinista, poi la vita le ha fatto incrociare una redazione. E ha scoperto che la sua passione era il presente. Inizia alla Nuova Ferrara, poi al Resto del Carlino. Nel giugno 2000 arriva a Libero, dove è assunta e partecipa alla fondazione del quotidiano. Nel 2001 arriva a Roma dove diventa cronista parlamentare. Ha lavorato per un programma su Rai Due, ne ha condotto un altro su Red Tv. Partecipa come opinionista a vari talk show politici. Soprattutto scrive di politica.
Sondaggio riservato: Renzi batte Bersani

Lo accusano di essere «di destra» (Nichi Vendola), di avere «il berlusconismo» come progetto politico (Stefano Fassina), di voler applicare «ricette vecchie, anni ’80» (Pier Luigi Bersani). Lo dipingono come un arrogante, un ambiziosetto che s’intende con il Nemico. Ma la verità è un’altra, molto più banale: Matteo Renzi fa paura. Ai vertici del Partito democratico e non solo. Fa paura perché «il giovanotto», come lo chiamò Massimo D’Alema, potrebbe farcela sul serio. Alle primarie e magari anche dopo. La prova è in un sondaggio riservato che in questi giorni è arrivato sulla scrivania di Bersani. E che Libero ha potuto leggere. Si tratta del report mensile che il Partito democratico commissiona periodicamente a Ipsos, l’istituto di ricerca guidato da Nando Pagnoncelli. Lo studio è molto corposo: 61 pagine. Titolo: “Polimetro mensile”. Si basa su 5mila interviste telefoniche fatte nel mese di settembre. Dunque prima della tre giorni alla Leopolda, l’evento organizzato lo scorso fine settimana dal sindaco di Firenze. L’analisi di Ipsos è variegata: monitora il trend dei partiti, delle coalizioni, le aspettative degli italiani sul governo, sull’opposizione, le loro preoccupazioni. Ma la parte guardata con più attenzione dallo stato maggiore democratico è il gradimento degli esponenti politici. Ad allarmare Bersani & Co. è stata la pagina 47 del sondaggio. Dove risulta, per la prima volta, che Matteo Renzi è in vetta alla classifica della fiducia riscossa dai leader italiani, di centrodestra e di centrosinistra,  nel caso di un campione che «conosca ciascun leader». Il sindaco di Firenze, dal sondaggio riservato fatto da Ipsos per il Pd, risulta avere il 58% di gradimento. Prima di lui c’è solo Giorgio Napolitano (85%). Nicola Zingaretti è all’ottavo posto (48%), mentre Bersani compare solo al tredicesimo posto (42%), preceduto da Vendola al dodicesimo (43%). Antonio Di Pietro è al sedicesimo posto (38%), alla pari di Rosy Bindi (38%). Il leader di centrodestra più in alto in classifica è Giulio Tremonti, che compare al nono posto con il 47% del gradimento. 

Ma cosa significa esattamente e perché tanto ha allarmato lo stato maggiore del Pd? Nel panel subito prima di questo, è testata la «fiducia» in generale nei leader. Divisi tra chi ha «cariche istituzionali» e chi è «leader politico». La domanda è stata rivolta sia a chi conosce, sia a chi non conosce i leader elencati. Renzi, in questo caso, ha il 36% di giudizi positivi, il 26% di giudizi negativi e ben il 38% di persone che non lo conoscono. Bersani, invece, ha il 40% di giudizi positivi, il 55% di negativi e solo il 5% di intervistati dice di non conoscerlo. Dati simili a quelli di Vendola: 40% di giudizi positivi, 52% negativi, solo l’8% di italiani non lo conosce. Se, dunque, nel caso di Vendola e di Bersani la capacità espansiva è ridotta, perché sono già conosciuti e dunque il gradimento registrato difficilmente avrà grandi mutamenti, nel caso di Renzi no. La sua potenzialità di espansione è, quindi, altissima. Può solo guadagnare, in proporzione alla capacità di raggiungere gli italiani che ora non sanno chi è. Interessante è anche il fatto che i giudizi negativi nei suoi confronti sono solo un quarto, mentre nel caso di Vendola e di Bersani sono poco più della metà. La conferma arriva nel panel successivo, che testa la fiducia solo «tra chi conosce» tutti e quanti i leader. Dove, appunto, Renzi sbaraglia tutti, piazzandosi al secondo posto dopo Napolitano. 

In parole povere: se Renzi, con una campagna massiccia a livello nazionale, riuscisse a raggiungere tutti gli italiani, colmando il gap di conoscenza che ora sconta, il suo gradimento schizzerebbe. Mentre non si può dire lo stesso per Bersani e per Vendola. Visto che in entrambi i casi la loro conoscenza ha raggiunto il limite massimo. L’unico che potrebbe tenergli testa è Nicola Zingaretti, che nella classifica è all’ottavo posto.

E questi dati sono precedenti al “Big Bang”. Dunque c’è da immaginare che il report del prossimo mese riserverà sorprese ancora peggiori per Bersani.

Renzi non è l’unica notizia negativa per lo stato maggiore democratico. Nel sondaggio del Nazareno si registra, per esempio, un trend negativo per il Pd. Va sempre meglio del Pdl, che a luglio aveva il 26,8% e ora scende al 26,3%. Ma rispetto a luglio, quando il Pd aveva il 28,7%, ora scende al 26,7%. Così come cala il centrosinistra nell’indicatore del “winner”. Alla domanda “chi vincerà le prossime elezioni?” a luglio Pd-Idv avevano il 79% dei voti, cifra che ora scende al 75%. Mentre Pdl e Lega a luglio erano al 61% e ora crescono al 64%.

 

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