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Il governo Monti fa il Lingotto3

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Elisa Calessi

Elisa Calessi

Elisa Calessi nasce a Ferrara e studia a Bologna dove si laurea in Lettere Classiche. Voleva fare la latinista, poi la vita le ha fatto incrociare una redazione. E ha scoperto che la sua passione era il presente. Inizia alla Nuova Ferrara, poi al Resto del Carlino. Nel giugno 2000 arriva a Libero, dove è assunta e partecipa alla fondazione del quotidiano. Nel 2001 arriva a Roma dove diventa cronista parlamentare. Ha lavorato per un programma su Rai Due, ne ha condotto un altro su Red Tv. Partecipa come opinionista a vari talk show politici. Soprattutto scrive di politica.
Il governo Monti fa il Lingotto3

Vuoi vedere che il governo Monti fa quello che non era riuscito al Pd della prima ora, quello guidato da Walter Veltroni? Cioè rompere davvero a sinistra (anche con la sinistra populista e giustizialista alla Di Pietro) e trasformare il Pd in un partito riformista? La speranza, tra i lingottiani doc, è tanta. E non a caso Veltroni è il principale sponsor della soluzione Monti. La ragione è presto detta. Dopo il governo del presidente (perché questo sarà) nulla sarà come prima. Persino Nichi Vendola lo ha capito. E in un comunicat o della segreteria di Sel ha dettato la linea: sì al governo di emergenza a patto che non ci siano ministri troppo berlusconiani, che ci sia la patrimoniale (patrimoniale? ci saranno 10, 100, 1000 patrimoniali, se è per questo), che si faccia presto (altra condizione che troverà d'accordo tutti: chi vuol rimanere a lungo in un governo che dovrà farà misure lacrime e sangue?). Insomma, Nichi è dei nostri. Persino la Cgil, del resto, ha fatto un ragionevolissimo comunicato a sostegno di <un governo di emergenza, di transizione e di garanzia del Presidente della Repubblica> che ripristini <la nostra credibilità internazionale> eccetera. Dentro anche i compagni della Cgil. <Resta fuori solo Stefano Fassina>, si scherza nel cortile del Transatlantico facendo riferimento all'attuale responsabile economico del Pd, sostenitore di una linea old labur.  Ed è chiaro che un Pd al governo Monti dovrà scordarsi le nostalgie vetero-comuniste che avevano contagiato giovani turchi e dintorni. Il menù sarà tutt'altro: liberalizzazioni dei servizi pubblici, privatizzazioni, una seria riforma del mercato del lavoro e delle pensioni. E vuoi  vedere che il povero Blair sarà riabilitato...
Fassina a parte, i veri auto-esclusi sono solo due partiti: Idv (ma forse rientra, vedrete) e Lega. Sempre che non cambino idea. Più ovviamente Ferrero e Diliberto (e attendiamo comunicato feroce della Fiom, è solo questione di ore).
Se Di Pietro e Bossi restano su questa posizione, si realizzerà di nuovo quello che su questo blog avevamo già fatto notare: l'alleanza tra le forze della conservazione che sono a destra e a sinistra, le ali estreme dei due schieramenti. Sarà il compimento dell'operazione che Veltroni aveva tentato di fare con la visione del Pd maggioritario, riuscendo a rompere con la sinistra radicale (ma tenendosi dentro il populismo di Di Pietro). Sempre che i conservatori trasversali non si mettano di traverso, come pare in queste ore. Ancora una volta chi non vuole cambiar nulla, per poter conservare il proprio piccolo potere, avrà la meglio? Speriamo di no.

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Commenti all'articolo

  • capitanuncino

    11 Novembre 2011 - 14:02

    Anche io feci le mie rimostranze riguardo un certo personaggio sul lavoro.Al mio capo dissi che quello non sapeva nemmeno scendere le scale,figuriamoci se era capace di salirle.In pratica avrebbe procurato solo danni.Per tutta risposta affermo' che a Milano lo avevano valutato bene e sapevano quello che facevano.Meno male.Quando però ha sfasciato 5 caldaie su 6....il mio capo se ne convinse.Ad eseguire la riparazione dei danni fatti?....il sottoscritto. Cordialità.

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