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Siamo tutti tecnici

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Elisa Calessi

Elisa Calessi

Elisa Calessi nasce a Ferrara e studia a Bologna dove si laurea in Lettere Classiche. Voleva fare la latinista, poi la vita le ha fatto incrociare una redazione. E ha scoperto che la sua passione era il presente. Inizia alla Nuova Ferrara, poi al Resto del Carlino. Nel giugno 2000 arriva a Libero, dove è assunta e partecipa alla fondazione del quotidiano. Nel 2001 arriva a Roma dove diventa cronista parlamentare. Ha lavorato per un programma su Rai Due, ne ha condotto un altro su Red Tv. Partecipa come opinionista a vari talk show politici. Soprattutto scrive di politica.
Siamo tutti tecnici

Oggi mi ha svegliato il campanello della porta. Mi lancio verso il citofono, lo afferro e biascico: <Chi è?>. Era il postino. Che dice: <Il tecnico delle poste>. Io: <Chiiii?>. <Tecnico poste. Quello che mette le lettere nella sua buchetta. Se mi apre>. Io: <Ah bene. Entri pure>. Poi sono andata a far la spesa. Ho chiesto al salumiere due etti di prosciutto. E lui mi fa: <Li vuole tecnici o normali?>. Io, assonnata: <Faccia lei>. Ho preso la mia bici e sono arrivata dal calzolaio con un paio di scarpe da risuolare. Mi ha accolto così: <Senta, ho cambiato le tariffe. Non sono più un calzolaio>. Io: <E cos’è, di grazia?>. Lui: <Tecnico delle scarpe>. In merceria stessa solfa: <Siamo tecnici della stoffa, un euro in più>. Per non dire del falegname che doveva farmi un infisso. Preventivo aumentato perché <è un tecnico delle finestre>. Il netturbino che mi costringe a portargli ogni santo giorno il fragilissimo sacchetto con rifiuti organici? <Tecnico de rifiuti, porga il suo sacchetto>. E vi risparmio gli altri. L’egiziano che mi vende la frutta ha messo un cartello: “Tecnici della frutta”.

Poi ho comprato i giornali. E ho scoperto che non è solo il mio quartiere a essere impazzito. Ho letto la lista dei sottosegretari e dei viceministri. Tutti tecnici, dicono. Ma quello non è amico di Berlusconi? E quell’altro non lo è di Bersani? Quello è un fedelissimo di Casini, sì dai. Quell’altro di Fini, l’altro ancora di Rutelli. Ciascuno ha la sua bella, influente amicizia. Molto poco tecnica. E non sto parlando del povero Giampaolo D’Andrea, l’unico la cui appartenenza è palese. Poi, per carità, a me va bene tutto. Non sta scritto da nessuna parte che i sottosegretari debbano essere tecnici. Anzi. E nemmeno che il calzolaio debba essere il tecnico delle scarpe. Certo, sarebbe meglio chiamar le cose con il loro nome. Ma mi rendo conto che, forse, è troppo. Quindi, ho deciso. D’ora in poi non chiamatemi più giornalista. Sono tecnico della carta stampata.

(Se qualcuno volesse assumermi, se ne può parlare…)

 

 

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