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Lucio Magri e quelle visite a Montecitorio

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Elisa Calessi

Elisa Calessi

Elisa Calessi nasce a Ferrara e studia a Bologna dove si laurea in Lettere Classiche. Voleva fare la latinista, poi la vita le ha fatto incrociare una redazione. E ha scoperto che la sua passione era il presente. Inizia alla Nuova Ferrara, poi al Resto del Carlino. Nel giugno 2000 arriva a Libero, dove è assunta e partecipa alla fondazione del quotidiano. Nel 2001 arriva a Roma dove diventa cronista parlamentare. Ha lavorato per un programma su Rai Due, ne ha condotto un altro su Red Tv. Partecipa come opinionista a vari talk show politici. Soprattutto scrive di politica.
Lucio Magri e quelle visite a Montecitorio

Io non conoscevo Lucio Magri. Ma lo vedevo ogni tanto. Almeno una volta al mese capitava alla Camera. Se il tempo era mite, si sedeva sotto il gazebo del cortile. Alla sua destra e alla sua sinistra, come due sentinelle, Aldo Garzia e Famiano Crucianelli. Lui parlava a lungo, leggermente incurvato, la sigaretta in un angolo della bocca.  Loro ascoltavano. Così, almeno, pareva a me. Se faceva freddo, invece, lo vedevi su un divanetto del Transatlantico. In genere si sedeva su uno a metà del corridoione. O nell’ultimo a sinistra. A suoi lati, sempre loro: Aldo e Crucianelli. Mi colpivano i suoi capelli bianchissimi, come neve. Gli occhi, due perle turchesi. L’eleganza dei vestiti (aveva cappotti bellissimi). Ma soprattutto l’autorevolezza che sprigionava. Appena compariva, Aldo scattava in piedi, salutava frettolosamente e correva da quel signore magro, distinto, serio, i capelli di neve.

Io non conoscevo Lucio Magri. Ma sapevo la sua voce. Perché Aldo lo imitava spesso. Faceva lunghi discorsi, con la sua voce, riproducendo anche i contenuti: la non redimibilità della sinistra, lo stato disastroso della democrazia, i tempi cupi del presente e ancora più cupi del futuro. Lo imitava con grande amore. Anche se faceva ridere. Mi colpiva il legame fortissimo che c’era tra Lucio Magri e i suoi amici. Anzi compagni. Ma lo erano davvero, compagni. Non solo della politica.

Io non conoscevo Lucio Magri. E si deve solo star zitti, al massimo chiedere scusa, di fronte al buco nero in cui finisce chi si toglie la vita. La solitudine, l’oppressione, l’assenza di senso che ti mangia l’anima. Prima del corpo. Anche se credo sia orrendo e inaccettabile che sia uno Stato a toglierti la vita (non dico “aiutare”, perché non è aiuto quello, proprio no).  Non so perché l’ha fatto. Ma vorrei non l’avesse fatto.

Mi piacerebbe vederlo ancora in Transatlantico. O nel gazebo del cortile di Montecitorio. A parlare a lungo con Aldo e Crucianelli. Che mi chiedevo sempre, guardandoli: ma cosa avranno da dirsi di così importante e così a lungo? Mi sarebbe piaciuto, qualche volta, avvicinarmi e origliare. Ma non avevo il coraggio. Sono sicura che lassù continua a parlare. Almeno lo spero. Io non la conoscevo dal vivo, ma ormai mi ero affezionata alla sua voce.

 

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