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Il sangue, una domanda e questo inizio

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Elisa Calessi

Elisa Calessi

Elisa Calessi nasce a Ferrara e studia a Bologna dove si laurea in Lettere Classiche. Voleva fare la latinista, poi la vita le ha fatto incrociare una redazione. E ha scoperto che la sua passione era il presente. Inizia alla Nuova Ferrara, poi al Resto del Carlino. Nel giugno 2000 arriva a Libero, dove è assunta e partecipa alla fondazione del quotidiano. Nel 2001 arriva a Roma dove diventa cronista parlamentare. Ha lavorato per un programma su Rai Due, ne ha condotto un altro su Red Tv. Partecipa come opinionista a vari talk show politici. Soprattutto scrive di politica.
Il sangue, una domanda e questo inizio
Questa coda di Natale finisce così. Con una creatura di sei mesi uccisa. Per diecimila euro. Analisi sulla sicurezza il calibro della pistola, se fossero tossicodipendenti o no, criminali abituali o occasionali, gli agenti che non ci sono, i soldi che mancano, la crisi, il degrado. Questa coda di Natale finisce con quel sangue innocente, senza ragione che tenga, sul marciapiede. E non c’è analisi, spiegazione, politica che regga.  Perché è un’ingiustizia non risarcibile, non comprensibile. Come tante cose nella vita.
Poi, certo, si cerca di capire, si deve. Si prova a indagare gli errori. A fare chiarezza. Per far sì che non succeda più. O meno. Ci sono colpe, reponsabilità. Sottovalutazioni, mancanze.
Resta però quella domanda. Perché lei stava lì, in braccio a suo papà, in quel momento lì? Perché il proiettile ha preso proprio la direzione della sua testa, probabilmente senza che il dito che ha premuto il grilletto mirasse a quella testa, forse per sbaglio, per un infenitesimale movimento del polso, dell’avambraccio? Perché era in braccio a suo papà e non in una carrozzina oppure sul petto di sua mamma o a casa, da una nonna, da una baby sitter, da qualcuno purché non lì, non in quel momento, non nella direzione di una mira occasionale, sbagliata, drogata, sbadata, criminale? Perché lei era lì, in quell’istante? Questo Natale finisce con questa domanda. Che, se più drammatica, scioccante nella sua folle crudeltà, è della stessa pasta di tutte le nostre, irrisolte domande. Forse il nuovo anno, come ogni inizio appesantito da propositi che non si rispetteranno, è bene cominci così. Con una domanda che non ha una risposta. Non una rassicurante. Perché noi siamo fatti così. Intessuti di un desiderio troppo grande perché sia risolto. E’ bene, allora, che questo anno cominci con una ferita. La violenza intollerabile di questo sangue innocente è bene ci rimanga in testa. E ci ferisca. Ogni momento. E se qualcosa di bello può arrivare, verrà da lì.

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