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Mi manda la Merkel

Cosa Monti può chiedere davvero ad Angela?

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Mi manda la Merkel
Circa tre settimane fa la stampa italiana ha dato – giustamente – molto peso all’indiscrezione sparata dal Wall Street Journal secondo cui sarebbe stata Angela Merkel a “sollecitare” Napolitano per una rimozione di Silvio Berlusconi da Palazzo Chigi. Due mesi, fa, però, la stessa cosa venne scritta dal New York Times, senza destare analogo interesse. Eppure il concetto era esattamente lo stesso. 
“Mr. Sarkozy and Mrs. Merkel this month had privately urged Italy’s president, Giorgio Napolitano, to put Mr. Monti in the prime minister’s job, according to a former top-ranking Italian government official who spoke on the condition of anonymity”.
Così Stephen Castle e Liz Alderman scrivevano lo scorso 22 novembre. A una sommaria traduzione: “Stando a quanto ha rivelato sotto anonimato un ex rappresentante dell’esecutivo,  Sarkozy e la Merkel questo mese hanno fatto privatamente pressione su Napolitano perché mettesse a capo del governo Mario Monti”. Ma la cosa non ha destato scalpore. Rileggerla dopo il Wsj fa un certo effetto. 
La terza rondine, dopo Wsj e Nyt, si chiama Goldman Sachs. In un report diffuso poco dopo la caduta di Silvio Berlusconi, ma prima della nomina di Monti, prospettava tre scenari: nuovo incarico a un premier di centrodestra, governo tecnico ed elezioni. Non ci voleva Nostradamus, certo. Ma la secondaopzione  (sbilanciata su previsioni ottimistiche di calo dello spread) recitava così (traduzione nostra): “I partiti centristi accettano di far parte di una coalizione (…) di unità nazionale, guidata da un “outsider” dotato di grande reputazione. Come all’inizio degli anni ’90, un governo “tecnocratico” porterebbe a riforme economiche concordate con la troika (Bce, Ue, Fmi) aumentando le probabilità di attuazione”.
Il problema è sempre lo stesso, e non è il complotto: piuttosto, qual è la forza contrattuale reale di Monti nel faccia a faccia con la Merkel che è slittato questa settimana, e che si terrà lunedì 30?

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Martino Cervo

Martino Cervo

Martino Cervo, 30 anni, è caporedattore centrale di Libero dove lavora da quando lavora. Qui si occupa di racconti ameni e no, come diceva Guareschi, cui indegnamente si ispira. Co-autore di un libercolo su Obama, è su Twitter. Ma non sporca.

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