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Monti goes to Washington

Perché da Obama conviene andare in fretta

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Monti goes to Washington
E' passata piuttosto in sordina la notizia (data da "Libero") del rinvio - dovuto a "motivi tecnici" della visita di Mario Monti negli Usa. Lo stesso premier l'aveva annunciata per gennaio ( qui un link col suo virgolettato del dicembre 2011) , mentre si terrà non prima della seconda settimana di febbraio, cioè dopo il vertice di Bruxelles previsto tra 10 giorni. A spiegare perché sarà qualcosa in più di un incontro di rito, è indirettamente Fareed Zakaria, intellettuale e politologo non certo ostile all'amministrazione Obama. Un paio di settimane fa. Come si può leggere  qui, l'autore di "Democrazia senza libertà" (in Italia l'ha tradotto  Rizzoli) mette il nostro Paese in cima alla lista degli osservati speciali del 2012, e ha parole di grande stima per l'attuale presidente del Consiglio.
Se Monti avrà successo, è il senso del ragionamento, i tedeschi diverranno più disposti ad accettare un salvataggio dell'Europa. Non sosterranno mai gli Eurobond, ma "permetteranno che la Bce e la Bundesbank alleggeriscano la pressione sui titoli dei Paesi dell'area Sud del continente". 
Per questo Obama - e con gli interessi americani ad avere nell'Europa un mercato non moribondo che assorba le esportazioni americane - rischia di essere, dopo Cameron, la sponda più seria per l'Italia nel fronteggiare il rigorismo tedesco. Per gli amanti del grande complotto, Zakaria e Monti sono entrambi membri della famosa Commissione Trilateral.

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Martino Cervo

Martino Cervo

Martino Cervo, 30 anni, è caporedattore centrale di Libero dove lavora da quando lavora. Qui si occupa di racconti ameni e no, come diceva Guareschi, cui indegnamente si ispira. Co-autore di un libercolo su Obama, è su Twitter. Ma non sporca.

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