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Perché parlare del tempo

Le mezze stagioni ci sono e bisogna dirlo

Martino Cervo

Martino Cervo

Martino Cervo, 30 anni, è caporedattore centrale di Libero dove lavora da quando lavora. Qui si occupa di racconti ameni e no, come diceva Guareschi, cui indegnamente si ispira. Co-autore di un libercolo su Obama, è su Twitter. Ma non sporca.
Perché parlare del tempo
Ha senso, è giusto parlare del tempo? Puntuale come il giorno della marmotta (che è oggi), si ripresenta il "dibbattito" sul meteo. Generalmente consiste in tre ondate, di cui due sono riflussi. Prima ondata: fa freddo (o caldo, d'estate). Seconda, che si porta molto bene in rete: non è una notizia, nelle stagioni fredde fa freddo e in quelle calde fa caldo, inutile farci pagine di giornale e servizi al tiggì col suggestivo manto nevoso e la gente che starnutisce (o raccomanda di bere molto e non uscire nelle ore più calde). Terza, in fondo  doppiamente reattiva: va bene, ma è in effetti freddo (o caldo), ed è ciò di cui la gente parla.
Così la metteva Gilbert Keith Chesterton, uno dei più sorprendenti fotografi del mistero quotidiano nascosto nel consunto:
Vi sono ragioni molto profonde per parlare del tempo atmosferico, motivazioni gravi e complesse, che giacciono sotto strati di sagacia accumulata. Innanzitutto è un gesto culturale ancestrale. Si deve invocare il cielo: intraprendere ogni conversazione parlando del tempo è una specie di modo pagano per inizare tutto con la preghiera. [...] In secondo luogo, è espressione di un'idea fondamentale insita nella cortesia: l'uguaglianza. Le buone maniere devono ovviamente basarsi innanzitutto sulla condivisione di qualcosa di semplice. Ecco un altro aspetto importante del tempo atmosferico: esso certifica l'uguaglianza umana. Da ciò deriva una terza, salubre caratteristica dell'abitudine di parlare del tempo: mi riferisco al fatto che tutto comincia dal corpo e dalla nostra inevitabile fratellanza corporale.  Coloro che non vogliono partire dall'aspetto fisico delle cose sono dei presuntuosi. Ogni anima umana, in un certo senso, deve compiere quel gigantesco atto di umiltà che è l'Incarnazione. In poche parole, nella semplice osservazione "Bella giornata, oggi" è contenuto per intero il grande concetto umano di cameratismo.
(la citazione è tratta da questo libro)
Che il freddo d'inverno sia una notizia, poi, è un altro discorso.

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