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Metti un comunista a Porzûs

La storica visita di Napolitano

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Metti un comunista a Porzûs
Giorgio Napolitano ha accolto con coraggio l'invito non scontato del presidente della Regione Friuli Tondo: si recherà in visita ufficiale alle malghe di Porzûs, teatro del più grave massacro di partigiani osovani da parte delle brigate partigiane comuniste nel febbraio '45 ( qui il testo del discorso con l'annuncio). E' un passo storico per un capo di Stato di marca Pci: quando al suo posto c'era Francesco Cossiga, al Picconatore fu di fatto impedita una visita alle malghe dove vennero uccisi lo zio di Francesco De Gregori e il fratello di Pier Paolo Pasolini, per polemiche legate a Gladio. Ma il gesto di Napolitano è pesante perché l'attuale capo di Stato è lo stesso che spiegò la necessità dell'invasione di Budapest nel '56 (salvo poi dare genericamente ragione a Nenni, cinquant'anni dopo) e giustificò l'esilio di Solzenicyn dall'Urss. Poi il padrino dell'esecutivo Monti ha dato prova di atti di grande rilievo, come la celebrazione della giornata del ricordo delle vittime delle foibe, in occasione delle quale ha parlato - esattamente cinque anni fa - anche di "congiura del silenzio" dettata da motivi ideologici, sia pure senza mai citare la parola "comunismo". La visita a Porzûs è un passo in più. Qui commemorare i morti trucidati dai gappisti vuol dire prendere di petto una delle grandi rimozioni della storia resistenziale italiana: la guerra interna tra partigiani comunisti e non comunisti, che ebbe nelle malghe friulane il suo più tragico rigurgito violento. All'intera vicenda di Porzûs è dedicato un ottimo testo appena uscito dal Mulino, recensito poco fa su "Libero" ( qui il link). Napolitano, ormai assurto più o meno giustificatamente a simbolo di unità nazionale, ha la grande occasione di fare un altro passo che la sua stessa vicenda rende ancora più significativo: riconoscere la matrice ideologica di quella trage e chiamarla col suo nome.  

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Commenti all'articolo

  • gasparotto

    11 Febbraio 2012 - 08:08

    Il mio commento n 2 è andato a finire al posto sbagliato. Lo avevo inviato laddove il soggetto in discussione era Monti ed il suo voler cambiare gli italiani. Me ne scuso. Un grazie al sig.Martino per la sua risposta.

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  • martinocervo

    10 Febbraio 2012 - 19:07

    Su Porzus lei ha ragione: saranno decisive le parole che Napolitano vorrà pronunciare. Un conto un generico appello contro i totalitarismi e la lezione-del-passato-perché-non-riaccada-più, un altro una condanna dell'odio ideologico comunista che si manifestò due volte, prima nell'eccidio e poi nella sua rimozione. Della cosa, tra l'altro, si parlerà in una puntata di Porta e Porta registrata ieri e che andrà in onda lunedì prossimo. Come si è provato a spiegare, Napolitano ha comunque una grande occasione.

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  • gasparotto

    10 Febbraio 2012 - 19:07

    Appena Monti ,a capo dei suoi professoroni ministri,ha varcato la soglia di palazzo Chigi,gli opinion leader,le TV,la stampa in generale,si sono affrettati a munirsi di incenso e turibolo ed hanno dato il via a nubi di fumo ,agitando turiboli,simili a quello di Santiago di Compostela. Tutti camerlenghi del pontefice massimo. Ora, in occasione del viaggio di cotanto talento politico,anche il Time si è dato da fare,cantando le lodi del bocconiano,alla maniera dei lieder di Chubert. Sembra che qualcuno di questi cantori nazionali,abbia pensato di accogliere Monti al ritorno dagli USA,come Mussolini,quando tornò dalla conferenza di pace di Monaco; Achille Starace gli fece trovare un arco dei trionfi con scritto: ROMA DOMA. Del resto che differenza passa tra i clientes di una volta e gli attuali? Quacquaraquà quelli,quacquaraquà questi.

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Martino Cervo

Martino Cervo

Martino Cervo, 30 anni, è caporedattore centrale di Libero dove lavora da quando lavora. Qui si occupa di racconti ameni e no, come diceva Guareschi, cui indegnamente si ispira. Co-autore di un libercolo su Obama, è su Twitter. Ma non sporca.

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