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Pizza, pasta e mandolinari

L'orrendo balletto degli stereotipi sull'Italia

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Pizza, pasta e mandolinari
A margine dei sontuosi resoconti del viaggio di Mario Monti in America, il Corriere della Sera (il cui direttore su Twitter invoca sobrietà nelle cronache dell'evento, qui il link) ospita un commento di Beppe Severgnini. Il quale chiosa la copertina di "Time" dedicata al nostro premier, rammaricandosi dei troppi stereotipi che gravano sul nostro conto: "Il guaio", dice, "è che spesso, negli ultimi anni, alcuni di questi stereotipi sono stati alimentati, a cominciare dal vertice politico: il maschilismo e l'emotività, l'inaffidabilità e la teatralità, il pressapochismo e la retorica delle promesse" ( qui il link). Giusto, diamine. Ma a volte sono anche i giornalisti ad alimentarli, questi dannati stereotipi: e non solo quei pennivendoli crucchi dello "Spiegel". Per esempio, su un importante quotidiano italiano, qualche giorno dopo la tragedia del Giglio, si poteva leggere un commento così: "Sembra che l'Italia abbia un dono per cacciarsi in guai spettacolari. (...) Una volta ancora, un italiano è caduto nella trappola della "bella figura" (...). C'è una tendenza teatrale, nel nostro Paese, che fa parte del nostro fascino ma è alla radice di molti nostri problemi. Non soltanto sul mare" ( qui il link). Era Beppe Severgnini, sul Corriere della Sera.

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Martino Cervo

Martino Cervo

Martino Cervo, 30 anni, è caporedattore centrale di Libero dove lavora da quando lavora. Qui si occupa di racconti ameni e no, come diceva Guareschi, cui indegnamente si ispira. Co-autore di un libercolo su Obama, è su Twitter. Ma non sporca.

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