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Il bisbetico dopato

Una cosa (quasi) sensata di Celentano

Martino Cervo

Martino Cervo

Martino Cervo, 30 anni, è caporedattore centrale di Libero dove lavora da quando lavora. Qui si occupa di racconti ameni e no, come diceva Guareschi, cui indegnamente si ispira. Co-autore di un libercolo su Obama, è su Twitter. Ma non sporca.
Il bisbetico dopato
Nella costosa, confusa e contestata concione di Celentano, che in fondo non può stupire davvero (qui un commento di Massimo Fini focalizzava il problema con sette anni di anticipo), c'è forse un punto che meritava miglior palco. A parte le invocazioni - rettificate senza grande efficacia - di chiusura per "Famiglia cristiana" e "Avvenire", l'attempato predicatore a cottimo con licenza di cantante ha buttato lì (male) uno spunto degnissimo, e cioè quello del ruolo e del significato dei media cattolici, o con pretesa di definirsi tali. Ovvero: il compito di un giornale - dunque dei giornalisti - cattolici qual è? Celentano è parso mimare un dualismo tra realtà e questioni divine, tra politica e cose di lassù, tra mondo e cielo, che i giornali da lui citati dovrebbero rispettare, dedicandosi al secondo corno. E' - schiacciata, ridotta e aristonizzata - una linea di pensiero non proprio nuova, demagogizzabile sulla falsariga di un francescanesimo a puntate che assegna alla chiesa e ai cattolici un compito da grillo parlante ai margini della vita vera, dove si muovono gli altri. Ma fa presa, perché coglie e illumina il rischio opposto di questo dualismo: quello di una sovrapposizione di pretesti o etichette religiose o di "valori" a prosaiche dinamiche di potere. In fondo, del dg Rai che ha portato Celentano a Sanremo si dice non sia esattamente ostile alle gerarchie ecclesiastiche: e se è vero, è un bel contrappasso (qui ne ha accennato Franco Bechis). Insomma, è una bella questione, malgrado il modo scomposto e parziale in cui è stata data in pasto a 16 milioni di persone. Un modo per affrontarla - forse - è partire da cosa sia il cristianesimo. Perché nel caso sia un ricordo o una dottrina da difendere, può anche aver ragione Celentano. Se invece è una vita cambiata, non ha bisogno - pur non temendoli - di palchi, editoriali, battaglie etiche, recinti ideologici. Qui una cosa magari utile, specie l'ultimo paragrafo.

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Commenti all'articolo

  • hirsch

    20 Febbraio 2012 - 10:10

    'A voi giornalisti chiedo la consapevolezza di essere alla radice della conversione del mondo: provate ad essere i portentosi provocatori della vita comune degli uomini' . L'ha detto don Giussani, un grande (e profetico) educatore. Mi sembra un modo esaltante di uscire dalle corna del dilemma.

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