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Lo spread non guarda Monti

L'unico Mario che abbassa i tassi è Draghi

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Lo spread non guarda Monti
Il tempo, a volte, permette di vedere le cose in maniera un po' più chiara. Il balletto dello spread è uno di questi casi. Quando Mario Monti, come ha fatto ieri sera, ha vaticinato che d'ora in avanti il differenziale coi Bund tedeschi non crescerà più, ha detto con ogni probabilità una cosa vera, ma che è vera proprio perché non dipende da lui. Il grafio qui sotto (elaborato artigianalmente da fonte Bloomberg) può dare una mano. La corsa dello spread parte prima dell'estate. A determinare l'andamento è, oltre alla fuga dai nostri titoli di stato, sostanzialmente la Bce. La prima linea rossa indica l'avvento del Professore al governo. Al di là dello scossone effettivamente registrato in occasione della caduta del Cav, se si osserva l'andamento si vede come la curva iniziata prima dell'estate, salvo due sussulti a forma di "M", si arresta in prossimità della seconda linea rossa. La quale indica il primo LTRO di Draghi, cioè la gigantesca iniezione di liquidità ampiamente utilizzata dai nostri istituti (anche) per comprare titoli di stato. Dopo due mesi di calo costante (in cui la Bce riduce progressivamente gli acquisti diretti di nostri titoli), a febbraio lo spread - complice la situazione greca - è rimasto attorno a 350-360 punti. Ieri (ultima linea rossa), quando si è chiusa la seconda mega-asta dell'Eurotower, con le banche italiane ancore protagonista (130 miliardi di euro presi all'asta all'1%) lo spread ha perso altri 30 punti, scendendo ai minimi dall'inizio di settembre, cioè all'inizio del rally che fu fatale a Berlusconi. E Monti ha potuto sganciare la sua profezia: magari vera, ma che riconosce che il vero Mario che butta giù lo spread è un altro.

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Commenti all'articolo

  • hirsch

    01 Marzo 2012 - 15:03

    Che se poi si vanno a sovrapporre gli analoghi diagrammi dell'andamento degli spread di Italia, Spagna e Francia negli ultimi mesi non è che l'andamento sia poi tanto diverso

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Martino Cervo

Martino Cervo

Martino Cervo, 30 anni, è caporedattore centrale di Libero dove lavora da quando lavora. Qui si occupa di racconti ameni e no, come diceva Guareschi, cui indegnamente si ispira. Co-autore di un libercolo su Obama, è su Twitter. Ma non sporca.

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