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PILLOLE DI CLASSICA La pseudo-scienza umilia gli Stradivari e tre secoli di musica

Si può misurare l'arte?

Nazzareno Carusi

Nazzareno Carusi

Pianista, nato a Celano, vive a Ravenna per amore. Ha suonato in tutto il mondo e il Washington Post ha recensito un suo concerto come “una serata d'arte mozzafiato”. Fra le istituzioni che lo hanno ospitato ci sono anche il Teatro alla Scala di Milano, la Carnegie Hall di New York, il Teatro Colon di Buenos Aires, il Toronto Centre for the Arts, la Brahms Gesellschaft di Amburgo, la Toyo Hall di Tokyo e la Federation Hall di Melbourne. I suoi dischi sono pubblicati dalla Emi. (foto by Daniele Cipriani)
PILLOLE DI CLASSICA La pseudo-scienza umilia gli Stradivari e tre secoli di musica

Secondo un test di tanti anni fa non ho talento per le note. Faccio outing: andò così. Nel 1994 vinsi l’unico concorso a cattedra per esami mai bandito nei conservatori e presi servizio a Bari. A giugno del ’95 arrivò lì la dottoressa Italia Qualchecosa per una ricerca sulla musicalità degli studenti. Ero giovane e mi confondevo facilmente coi ragazzi. Incuriosito finsi d'essere un allievo, mi presentai al colloquio e risposi alle domande. Risultai negato, ma la presi a ridere parecchio.

M'è tornato in mente giovedì leggendo su Repubblica la corrispondenza londinese di Enrico Franceschini: il Guardian ha anticipato che Claudia Fritz, ricercatrice parigina, avrebbe scientificamente dimostrato come uno Stradivari non sia migliore d’uno strumento odierno. Dice la scienziata: “La contrapposizione tra antico e nuovo, in questo campo, è priva di senso. Gli antichi violini sono strumenti esteticamente meravigliosi, ma hanno un prezzo insensato che non dipende dalla bontà del suono”. Strabiliante, tre secoli di musica non hanno capito un'acca. Per provarlo, la Fritz è andata al concorso di Indianapolis con sei strumenti (due Stradivari, un Guarneri del Gesù e tre moderni) e ha chiesto a 21 concorrenti di suonarli senza che potessero vederli, addirittura profumandoli per evitare che l’odore del legno potesse farne riconoscere l’età. I violinisti hanno preferito i nuovi al posto dei gioielli pluricentenari e il voto più basso è andato proprio a uno degli Stradivari. In pratica hanno sottoscritto che un pollo di batteria è meglio d’un ruspante romagnolo.

Il bello è che Fritz pare non abbia per nulla calcolato la possibilità (nient'affatto remota) che le cavie dell’esperimento intendessero una beneamata cippa non solo dei maestri artigiani cremonesi che Salvatore Accardo (il cui giudizio sui violini è da considerarsi quasi un dogma) ha definito sulla stessa pagina i “due migliori liutai di sempre”. Ricordo adesso che nel 2002 suonai al Festival di Stresa con un altro genio violinista italiano senza molti pari al mondo, Domenico Nordio: Debussy, Prokofiev e Poulenc per la Fondazione Pro Canale, proprietaria di alcuni degli strumenti più preziosi del pianeta. Nordio ne imbracciò uno diverso a ogni brano; se non ricordo male un Montagnana, un Pietro Guarneri da Venezia e un Santo Serafino. Il pubblico impazzì, contemporaneamente, per la bravura sua e le vertiginose differenze dei tre capolavori di manifattura.

Che dire? Parrebbe che i concorsi musicali e i loro concorrenti siano messi male come i ricercatori che li studiano, forse perché rispetto all’arte la pratica è regina, la teoria non c’entra e nessuno vuol più ammetterlo. Prendete i professori che insegnano la musica senza avere mai suonato e con orecchie incapaci di distinguere magie sublimi da onomatopee umilianti. Pensate a quelli che nei conservatori fanno i Piani d’Offerta Formativa per insegnare la Preparazione psico-fisica dello strumentista. Pof. Pof, pof. Povera musica. Povera scuola. Poveri noi.

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