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I maestri e il cartellino dei burocrati

I maestri e il cartellino dei burocrati

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I maestri e il cartellino dei burocrati

Dal 9 febbraio al Conservatorio di Udine dobbiamo avere il badge per la “rilevazione obiettiva” della presenza. La legge è legge e il direttore Paolo Pellarin, applicandola, fa il suo dovere. Ciò non toglie che la norma sia una brunettata. L’uso del tesserino venne ribadito da Renatino del Tornello, il fu ministro convinto che alla presenza corrisponda pari qualità. Non è vero. 

In un’intervista su Herbert von Karajan, Francesco Maria Colombo raccontò della Messa di Mozart eseguita per il Papa il 29 giugno 1985. Per le prove di ripresa tv, al posto dei Wiener Philharmoniker, sedeva la classe di esercitazioni orchestrali del conservatorio di Roma. Al gesto del grande direttore i ragazzi si trasfigurarono. E quando subito s’allontanò (a fatica perché già malato) uno di loro, seguendolo con gli occhi grati, disse: “Non morire”. Pochi secondi sul podio, una vita nel cuore.. 

Nessuno è Karajan, ovviamente. Ma insegnare è indicare agli allievi una strada, cercare d’intuirne e coltivarne l’anima, non solo condividerne un’aula. È portarli a fare un giro se non stanno bene, non continuare a spiegargli un argomento e poi a casa che il tempo è finito. È vederli crescere quando li sbatti fuori impreparati e loro tornano, il giorno dopo, con gli occhi d’una sfida sana, a farti capire che sì, ora so tutto, e allora ascoltami e fammi godere. Tranne una ragazza che senza talento era stata ammessa da altri al biennio pur di fare numero (e che mandai via dopo averglielo predetto), in diciotto anni nessuno dei miei studenti è stato mai bocciato, con commissioni dai tre membri in su. 

Su questo credo si debba giudicare il mio lavoro e quello dei tantissimi colleghi che hanno le stesse soddisfazioni. Non sulla cronografia dello stare fra mura entro le quali ci sono anche corridoi e bar. Come può lo stato che serviamo con onore non fidarsi della nostra firma sul registro? Che alta formazione è quella in cui, per la qualità, si conta passivamente il nostro tempo in istituto e non si caccia il presidente dei direttori Bruno Carioti, del quale lo sbaglio alla maturità ‘09 rilevò oggettivamente la difficoltà a distinguere Haydn da Beethoven? E dove si tiene in servizio chi in decenni non ha mai formato nessuno? Oggi per ragioni di scuola usiamo anche email e cellulari. È peccato? Quindi? Se chattiamo una lezione che facciamo, timbriamo a casa? I miei ragazzi l’anno scorso si organizzarono su Facebook: non persero una lezione e se c’era un problema lo risolvevamo online. 

Posso chiedermi Aristotele come avrebbe fatto, girando di continuo? Col parcometro? Io non striscio.. Cascasse il mondo, ma non striscio. Mostrerò il cartellino intonso ai miei ragazzi mentre suoneremo insieme, perché anche questa è una lezione: di libertà. Insegnerò loro, parleremo, andremo al bar, starò coi miei colleghi e passerò a salutare Pellarin che si sarà beccato un coccolone per questo pezzo. Ma non striscerò. Mi accuseranno di rubare, se gli allievi saranno preparati? Ci sarà pure un giudice a Berlino.

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Nazzareno Carusi

Nazzareno Carusi

Pianista, nato a Celano, vive a Ravenna per amore. Ha suonato in tutto il mondo e il Washington Post ha recensito un suo concerto come “una serata d'arte mozzafiato”. Fra le istituzioni che lo hanno ospitato ci sono anche il Teatro alla Scala di Milano, la Carnegie Hall di New York, il Teatro Colon di Buenos Aires, il Toronto Centre for the Arts, la Brahms Gesellschaft di Amburgo, la Toyo Hall di Tokyo e la Federation Hall di Melbourne. I suoi dischi sono pubblicati dalla Emi. (foto by Daniele Cipriani)

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