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Sfiducie, minacce e vandalismi. Non c'è pace per la Lega di Varese

L'altro lato del Carroccio

Matteo Pandini

Matteo Pandini

Nato a Lecco ma cresciuto a Bergamo, ho lavorato anche per il Giorno, E Polis e altri quotidiani e agenzie varie. Vivo tra Milano e le Orobie. A Libero mi occupo prevalentemente di politica, in particolare di Lega Nord e argomenti simili. Mi vanto di lavorare con Alessandro Giorgiutti e con il grafico Ciro Iafelice. Sono interista-integralista. Stimo moltissimo anche i colleghi del sito Claudio Brigliadori e Andrea Tempestini, sotto la cui dettatura sto scrivendo il mio curriculum per la quinta volta (prima non gli andava bene perché non li avevo citati). Ora posso riavere la mia merendina?
Sfiducie, minacce e vandalismi. Non c'è pace per la Lega di Varese
Nonostante i sorrisi sfoderati nella recente assemblea dei militanti – la prima dopo il traumatico congresso provinciale che aveva incoronato Maurilio Canton – le acque della Lega varesina restano agitatissime. Pochi giorni fa è stato sfiduciato il segretario della sezione di Luino, Alfredo Cometti. Pensionato e militante della prima ora, era stato messo lì con la benedizione del maroniano Giancarlo Giorgetti, leader della Lega Lombarda. Il suo mandato sarebbe scaduto a febbraio. Presenti quattro membri su sette (tra gli assenti, ma in modo "giustificato", c’è proprio Cometti) la sezione è stata commissariata all’unanimità. Motivo: "Manifesta incapacità politico-amministrativa". Cometti è stato accusato anche di <aver preso più volte importanti decisioni senza aver preventivamente interpellato i membri del direttivo> e di aver convocato poche riunioni.

Non è finita. I presenti hanno ufficialmente criticato alcune fughe di notizie, parlando di "evidenti fini intimidatori" da parte di altri leghisti che non condividevano l’orientamento anti-Cometti. E che quindi avrebbero spifferato il tutto ai quotidiani locali. Di più: uno dei membri del direttivo, Massimo Vittorio Briandrà di Reaglie, ha addirittura fatto sapere di aver ricevuto una telefonata dall’ex segretario provinciale Stefano Candiani (maroniano doc), il quale l’avrebbe pesantemente insultato. Segue richiesta, indirizzata ai vertici leghisti, per intervenire contro "i responsabili di tali gravissime azioni" (oltre alla chiamate di Candiani, ci si riferisce proprio alla fuga di notizie).

Luino non è una sezione come le altre, essendo a due passi dalla Gemonio di Umberto Bossi. I maroniani leggono la sfiducia contro Cometti come un avvertimento del cerchio magico. Non contribuisce a rasserenare il clima un altro episodio. Candiani, nel corso della recente assemblea dei militanti, ha fatto sapere di aver trovato l’auto rigata. Ha scelto Facebook per sfogarsi. Riportiamo integralmente quanto scritto: "Qualche figlio di cagna, si è divertito a rigarmi la fiancata dell'auto... Il solito "cuor di leone" che ha bisogno del buio per prendere coraggio... Beh, intanto la riga, il carrozziere la toglie senza problemi... mentre esso, il figlio di cagna, vada dalla Maga di Brescia a farsi levare la sfiga e la rogna che lo stanno perseguitando, prima che gli secchi anche quel che gli resta dei coglioni....". Chi è la Maga di Brescia? A essere maligni, sembra una frecciata contro la sensitiva amica dell’assessore lombardo allo Sport Monica Rizzi. Che è bollata come vicina al cerchio magico. Di sicuro, neanche l’opposizione al governo Monti riesce a ricompattare il Carroccio…

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