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Molgora divide i leghisti bresciani ma Bossi lo difende

partito agitato

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Molgora divide i leghisti bresciani ma Bossi lo difende
Il caso Molgora c’è. E non si sgonfia. Nonostante Umberto Bossi lo stia difendendo. Parliamo del presidente leghista della provincia di Brescia - nonché deputato - che nelle ultime settimane ha causato mal di pancia in serie a militanti e colleghi di partito. Prima ha presentato ricorso contro i tagli ai vitalizi parlamentari, poi ha deciso di non rinunciare alla Camera approfittando della decisione della Giunta per le elezioni di Montecitorio, che ha salvato gli onorevoli con doppie cariche. Il risultato è che Daniele Molgora potrà mantenere due poltrone (percependo solo lo stipendio da parlamentare), almeno sino alla primavera 2013 quando si tornerà al voto politico nazionale. Nell’ultimo direttivo provinciale della Lega bresciana, i toni si sono scaldati. Ma al momento non si può ancora parlare di sanzioni in arrivo per Molgora. Pochi giorni fa, Roberto Maroni in persona era uscito alla scoperto chiedendo al presidente della Provincia di ritirare il ricorso contro il taglio ai vitalizi. L’interessato, per ora, tiene duro. E nonostante le pressioni ha fatto sapere: «Rimango fermo sulla mia posizione. Quel ricorso non lo ritiro. Questa storia è una montatura. Maroni parlerà a titolo personale. Nessuno del movimento si è mai pronunciato per la mia espulsione». E poi: «È solo un taglio di facciata che non consente risparmi reali. O i tagli sono per tutti o non ritiro il ricorso». Più di un mese fa, quando il Senatur aveva deciso di sostituire il capogruppo Marco Reguzzoni, aveva pensato proprio a Molgora. Ma i maroniani erano insorti, col presidente della Provincia di Bergamo Ettore Pirovano pronto a chiedere al collega di scegliere tra territorio e Parlamento, così come aveva fatto lui che s’è recentemente dimesso da Roma. Alla fine, il Senatur ha optato per Gianpaolo Dozzo. È utile ricordare che la giunta provinciale di Molgora è imbottita di esponenti del cerchio magico bossiano, tra cui spicca Silvia Razzi, vicina all’assessore lombardo Monica Rizzi. Gli altri sono Giorgio Bontempi, Stefano Dotti e Giorgio Prandelli. I maroniani contano soltanto su Mario Maisetti e Aristide Peli. Maroniano è anche Fabio Rolfi, il segretario provinciale nonché vicesindaco nel capoluogo. Bossi, al momento, ha detto che Molgora non si tocca. Ma nella Brescia leghista il clima resta tesissimo.

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Matteo Pandini

Matteo Pandini

Nato a Lecco ma cresciuto a Bergamo, ho lavorato anche per il Giorno, E Polis e altri quotidiani e agenzie varie. Vivo tra Milano e le Orobie. A Libero mi occupo prevalentemente di politica, in particolare di Lega Nord e argomenti simili. Mi vanto di lavorare con Alessandro Giorgiutti e con il grafico Ciro Iafelice. Sono interista-integralista. Stimo moltissimo anche i colleghi del sito Claudio Brigliadori e Andrea Tempestini, sotto la cui dettatura sto scrivendo il mio curriculum per la quinta volta (prima non gli andava bene perché non li avevo citati). Ora posso riavere la mia merendina?

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