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un figlio nel carrello

ci hanno tolto anche la recita di natale

Simona Bertuzzi

Simona Bertuzzi

Cronista, ho sempre pensato ai figli come un ingombrante accessorio della vita adulta. Poi ho conosciuto Viola e mi sono innamorata. Amo viola, le gerbere, il mio lavoro, le mamme in bilico e i papà pasticcioni. Odio le "dolci attese", "l'orologio biologico" e "i corsi preparto". Questo blog racconterà storie, attimi e follie delle famiglie di oggi. Ma non sarà un blog per mamme perché non si dica "cazzo non si parla mai dei papà...".
un figlio nel carrello

Recita di Natale al nido. Arriviamo con dieci minuti di anticipo perché il ritardo non è tollerato. Portiamo il pandoro Bauli, il panettone senza canditi e anche una scatola di cioccolatini che sarà pure veleno per i bimbi ma con le maestre funziona e aiuta a essere più gentili. Poi aspettiamo che il piccolo Pietro smetta il suo pianto isterico, che "Crudelia mammond"  sistemi il tacco tredici nei sovrascarpe di plastica blu e che le angeliche nonnine finiscano di cinguettare davanti agli armadietti dei bimbi. E finalmente ci accomodiamo nella sala grande delle occasioni importanti. Ci hanno detto "vestiteli di rosso, è una sorpresa".... e ancora sudo al pensiero di tutti i vestiti bianchi messi da parte da quando il Natale scorso ci dissero che li volevano candidi come la neve. E ancora sudo al pensiero  dei cento negozi girati per trovare le calze a maglia rosse che ovviamente non ho trovato perché quest’anno va di moda il rosa, in tutte le sue declinazioni. Ma che importa la fatica se è il prezzo da pagare per la recita di un figlio? Appunto la recita. La maestra Rottenmaier si mette in posizione yoga e comincia a manovrare un giradischi scassato mentre sospira "ah potenti mezzi del nido" e tu vorresti tanto risponderle "scusami, e i  500 e passa euro di retta mensile che ti pago?" Non ti abbassi a mercanteggiare e attendi gli eventi. La direttrice e la figlioletta di 8 anni leggono una lettera a Babbo Natale dei primi dell'800, noioso deja vu degli elenchi dei desideri di Fazio e Saviano in tv. Per fortuna la letterina è breve, la cantilena smette. Si abbassano le luci, i papà afferrano le macchine fotografiche, le mamme i fazzoletti, c'è la canzone di Natale delle pubblicità e il faro della maestra Rottenmeier  puntato sulla porta del nido. Arrivano i bimbi.Uno, due, tre, quattro. Tutti stralunati e irrimediabilmente infilati in grossi, freddi e metallici carrelli dell'Esselunga. Ma perchè i carrelli dell'Esselunga? Non si scomodano di solito presepi, madonnine e angioletti? Non si inscenano cori e balletti?Non si canta "Tu scendi dalle stelle"? O un fac-simile qualunque? Non riesco a commuovermi e  neanche a innevosirmi. Non so se mi danno più fastidio i carrelli dell'Esselunga prestati alla recita di Natale o le mamme che si sperticano in incomprensibili applausi ai piccoli. Afferro mia figlia e la festeggio come posso. Sapete una cosa? Ho cominicato a sentire parlare della recita di Natale il 6 settembre 2011. Il 3 ottobre la prima mamma si è palesata in aula con una pallina di Natale composta da un bicchierino di carta pucciato nelle Morositas alla liquirizia. Il 3 novembre si è riunito il comitato operativo della festa al grido "chi prima arriva è a metà dell'opera". Lo chiamavano l'evento di Natale, neppure la Festa, l'evento. Ecco io allora mi domando e dico: come è stato possibile buttare tutto in un freddo, anonimo carrello della spesa? Che sia il "rigor montis" applicato alla scuola? E adesso per favore raccontatemi la vostra recita....

 

 


 

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