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L'esempio di Rita, la forza della vita nonostante la malattia

Affetta da sclerosi multipla, vuole servire il proprio Paese come Guardia Forestale

Brunella Bolloli

Brunella Bolloli

Alessandrina, vivo a Roma dal 2002. Ho cominciato a scrivere a 15 anni su giornali della mia città e, insieme a un gruppo di compagni di liceo, mi dilettavo di mondo giovanile alla radio. Dopo l'università tra Milano e la Francia e un master in Scienze Internazionali, sono capitata a Libero che aveva un anno di vita e cercava giovani un po' pazzi che volessero diventare giornalisti veri. Era il periodo del G8 di Genova, delle Torri Gemelle, della morte di Montanelli: tantissimo lavoro, ma senza fatica perché quando c'è la passione c'è tutto. Volevo fare l'inviata di Esteri, ma a Roma ho scoperto la cronaca cittadina, poi, soprattutto, la politica. Sul blog di Liberoquotidiano.it parlo delle donne di oggi, senza filtri.
L'esempio di Rita, la forza della vita nonostante la malattia
Rita è una giovane donna della provincia di Oristano. Un piccolo paese, un padre pastore, tre fratelli, la mamma malata. Lei stessa è malata. Sclerosi multipla. Non sembra neanche possibile che il destino si sia accanito così tanto contro di lei, eppure la sua storia, solo in apparenza triste, in realtà racconta di una grande forza di volontà e di un desiderio immenso: lavorare. Nonostante tutto. Scriviamo di lei perché è una giovane donna che cerca di farsi sentire, il suo grido di dolore deve essere ascoltato, in qualche modo. E perché, in un mondo di pigri e di gente che si piange addosso, Rita ha deciso comunque di faticare, con il sorriso. <Perché il lavoro è la mia terapia e io ne ho bisogno>, come una medicina. Una cura ai malanni della salute e dell'anima.
Vorrebbe fare la Guardia forestale, è il suo sogno, servire la sua Regione, fare la vigilante ambientale, ma non è facile con tutti i problemi di salute e le difficoltà e quel concorso a cui, ormai, non può più accedere per limiti d'età. Rita è giovane, ma non ha più vent'anni. Il tempo è trascorso anche tra una visita e l'altra, fuori e dentro gli ospedali, per lei e per la mamma, che ha bisogno della sua assistenza. La sua storia è stata raccontata anche in televisione, al Senso della Vita. <Mi muovo, vengo a Roma se c'è bisogno, non voglio deprimermi. Sai, come si dice? Aiutati che il cielo ti aiuta>, così al telefono racconta le sue traversie, il suo desiderio di vita. 
L'altro giorno ha perfino scritto una lettera al <signor Presidente Del Consiglio Silvio Berlusconi>. Comincia così: <Caro presidente, sono una giovane donna sarda e vorrei gridare al mondo la mia sofferenza nel sentire bassi pettegolezzi che non sono degni di un mercato di periferia. Tante donne sono scese in piazza con cartelli e striscioni contro questo Paese, ma io invece voglio dire che questo Paese non merita questo. E le donne dovrebbero pensare di più a quelle che soffrono in silenzio e non vanno sui giornali. La mia esistenza è una continua lotta con la vita che non è stata generosa con me con la cecità e la sordità che mi si è creata intorno nonostante la vista e l'udito ci fossero e ci sono per sentire i mie lamenti di dolore gridati senza nessuna reticenza e tabù ma con una buona dose di sincerita' e lealtà. Da dodici anni sono affetta dalla Sclerosi Multipla e ho dovuto attraversare percorsi assai duri per le grandissime difficolta' incontrate a causa della malattia, ma in me c’è una forza di sopravvivenza che neppure immaginavo di possedere. Voglio vivere con le stesse opportunità e diritti degli uomini, con eguale dignità e senza paura di vedermi sbattere le porte in faccia solo perché  sono stata leale e sincera parlando della sclerosi multipla come una compagna di vita che mai ho odiato, ma amato per la forza che mi ha donato>.
Rita, per non gravare sulla famiglia, prima è andata a lavorare come colf. <Ma non ero felice perché il mio sogno era tutelare la mia Nazione con tutta me stessa. Però non potevo fare concorsi perché le ragioni di salute non me lo permettevano. A causa della mia depressione e del mio stato fisico debilitato (sono arrivata a pesare 29 chili) non riuscivo neanche a fare le domande per i concorsi. Ma quando oramai stavo malissimo, mi sono decisa a farmi curare ad Oristano. <Dottore, mi aiuti io non voglio morire>. E ce l’ho fatta. La mia non è stata solo una vittoria sulla discriminazione, ma una vittoria sulla vita e su chi pensa che sia meglio buttarla via. Le difficoltà sono tante, ma io ringrazio questo Paese e la Regione Sardegna>. 
Adesso manca ancora un piccolo miracolo. Quello di diventare Guardia Forestale nella sua terra. E si può, in casi eccezionali, di persone con problemi di salute come Rita, potere accedere a quell'incarico. Per lei è una cura, dopo tante sofferenze. E una vittoria su chi la vorrebbe chiusa in casa a disperarsi. Rita è la prova vivente della forza di cui è capace una donna.  
 

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