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Il colore rosso di una mamma

Storia di Santina, con la luce negli occhi nonostante il dolore

Brunella Bolloli

Brunella Bolloli

Alessandrina, vivo a Roma dal 2002. Ho cominciato a scrivere a 15 anni su giornali della mia città e, insieme a un gruppo di compagni di liceo, mi dilettavo di mondo giovanile alla radio. Dopo l'università tra Milano e la Francia e un master in Scienze Internazionali, sono capitata a Libero che aveva un anno di vita e cercava giovani un po' pazzi che volessero diventare giornalisti veri. Era il periodo del G8 di Genova, delle Torri Gemelle, della morte di Montanelli: tantissimo lavoro, ma senza fatica perché quando c'è la passione c'è tutto. Volevo fare l'inviata di Esteri, ma a Roma ho scoperto la cronaca cittadina, poi, soprattutto, la politica. Sul blog di Liberoquotidiano.it parlo delle donne di oggi, senza filtri.
Il colore rosso di una mamma

Una storia dalla provincia del nord, nel giorno della festa della mamma. Una storia vera e triste, eppure piena di amore.   
Lei si chiama Santina. Quando nasce, tanti anni fa, la levatrice guarda la mamma con compassione: <Sua figlia ha una gamba sbilenca, l'anca storta>. Santina cresce ed è allegra, con quei sei centimetri in meno dalla gamba destra conosce la diversità. Ma sorride. Impara a cucire in mezzo alle belle, è la prima dell'istituto 50 su 50. Il diploma sgualcito e incorniciato nel tinello e me lo mostra. Per uno di quei momenti fortunati che il caso raramente dà, Santina conosce un carabiniere bello, alto e si sposano. Nasce Gabriele. Santina lascia il suo lavoro di sarta e conduce un negozio di alimentari, di quelli di cinquanta anni fa, dove c'è di tutto dal latte al pane, al salame, alla frutta; diventa bottegaia, come si dice al nord, bottegaia importante con il marito carabiniere.
Il negozio prospera perché  Santina, trotterellando serve tutti, ha un sorriso per tutti, carezza i bambini ed il cassetto si riempie.
Un giorno di tanti anni fa un infarto si porta via il carabiniere, Santina chiude le lacrime nella tasca del grembiule e lavora per il figlio che diventa geometra per lei.
Una delusione d'amore, qualche colpo di vita e poi un lavoro sicuro al catasto per il geometra Gabriele.
Un giorno dell'anno scorso un infarto si porta via il figlio. Santina si piega sotto il macigno del dolore poi mi chiama e mi chiede di aiutarla a spendere i suoi risparmi per una cappella al cimitero del suo paese per i suoi due uomini e per lei. Santina, con la sua anca sbilenca mi sorride con il viso e con gli occhi pieni di luce: la guardo incantata e lei, fraintendendo il mio sguardo, mi dice: <Ho la maglia rossa perché mio figlio voleva che mi vestissi sempre di colori brillanti>.
Santina la luce arriva da te, non dal colore della maglia, ma domani te ne compro un'altra rossa. 

 

 

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