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Letizia Leviti racconta i nostri soldati all'estero

Le mail dal fronte - Come cambia la comunicazione militare nel libro di una giornalista coraggiosa

Brunella Bolloli

Brunella Bolloli

Alessandrina, vivo a Roma dal 2002. Ho cominciato a scrivere a 15 anni su giornali della mia città e, insieme a un gruppo di compagni di liceo, mi dilettavo di mondo giovanile alla radio. Dopo l'università tra Milano e la Francia e un master in Scienze Internazionali, sono capitata a Libero che aveva un anno di vita e cercava giovani un po' pazzi che volessero diventare giornalisti veri. Era il periodo del G8 di Genova, delle Torri Gemelle, della morte di Montanelli: tantissimo lavoro, ma senza fatica perché quando c'è la passione c'è tutto. Volevo fare l'inviata di Esteri, ma a Roma ho scoperto la cronaca cittadina, poi, soprattutto, la politica. Sul blog di Liberoquotidiano.it parlo delle donne di oggi, senza filtri.
Letizia Leviti racconta i nostri soldati all'estero
<Un'altra giornata di polvere secca e caldo incessante, a Kabul... Ogni tanto penso che mi piacerebbe potere iniziare in maniera diversa queste mie lettere, magari raccontandoti del primo soffio di vento freddo che ha investito il compound di "Camp Invicta", oppure delle pozzanghere che hanno invaso le vie che uniscono le palazzine... Invece, mentre ti scrivo, questa polvere finissima e onnipresente continua a invadere tutto ciò che sfiora, lasciando una leggera patina color sabbia che ricorda il colore delle nostre tute da combattimento desertiche>. Inizia così una delle lunghe mail dei nostri soldati in Afghanistan. Testimonianza diretta di un capitano dell'Esercito, lontano da casa, dalla famiglia, dagli affetti. E un messaggio può servire. Un piccolo svago nelle lunghe giornate passate a presidiare le basi italiane, sempre con la minaccia di un nuovo attacco, mai perdendo di vista il pericolo talebano. Ci sono email piene di dolcezza nel libro scritto da Letizia Leviti, una giornalista coraggiosa, inviata spesso nelle zone di guerra, in prima linea quando si tratta di raccontare la realtà, anche difficile, dei nostri soldati negli scenari bellici. Il suo libro, intitolato Caraitali@ (proprio così con la chiocciola al posto della "a" finale), è un vero documento sulla vita dei nostri soldati in missione. Una raccolta di testimonianze e di lettere, anche private, scritte con il linguaggio del presente: la posta elettronica, che ha soppiantato carta e penna e arriva subito dove deve arrivare. Caraitali@ non è un manuale specialistico sull'uso delle armi o sulle attività belliche del nostro contingente impegnato in Afghanistan o in Libano. E', invece, il frutto di oltre due anni di testimonianze via mail dai vari teatri dove il rischio è continuo, composto con la struttura semplice e immediata di oggi. <Non ci sono soluzioni>, spiega l'autrice nell'introduzione, <solo descrizioni che contengono domande. Non ci sono presunzioni, solo osservazioni. Non c'è politica di schieramento, ma c'è la politica della polis, quella che fa le regole per il bene di una comunità>.
 Il manuale, edito da Rivista Militare con il contributo di Finmeccanica, si apre con una mail del ministro della Difesa, Ignazio La Russa. Anche lui ha abbandonato i mezzi tradizionali ed è passato al computer per comunicare con i ragazzi e i volontari dispiegati negli angoli più remoti del mondo, dai caposaldi di Bala Murghab, alle acque del golfo di Aden, per finire sui posti di osservazione dei baschi blu lungo le colline tra Israele e il Libano. <Al lavoro>, spiega il ministro, <per tenere il terrorismo lontano dalle nostre case>. E spesso, invece, qualche attacco arriva, come l'ultimo, terribile, di lunedì a Herat. Una tragedia che non ferma, per ora, l'azione di peacekeeping della missione Isaf in Afghanistan, nonostante il dibattito incomba sulla nostra politica interna. Ieri, tuttavia, sostegno bipartisan per la grande parata ai Fori Imperiali, arricchita per l'occasione, oltre che dalle nostre autorità, dalla presenza del vicepresidente americano Joe Biden, dal leader afghano Hamid Karzai, e da moltissime altre personalità straniere. Quest'anno, infatti l'Esercito italiano festeggia i 150 anni della sua costituzione. <Era il 4 maggio 1861>, ricorda il Capo di Stato maggiore dell'Esercito, generale Giuseppe Valotto, <quando Manfredo Fanti, ministro della Guerra, con Regio Viglietto, decretò lo scioglimento dell'Armata sarda e la creazione del nostro corpo militare. Con quell'atto si apriva un nuovo capitolo di storia patria, alla cui scrittura hanno contribuito tutti quei milioni di italiani che, per un secolo e mezzo, hanno scelto di servire il Paese indossando la mimetica. Una divisa>, fa notare ancora il generale Valotto nel libro Caraitali@, che <è stata essa stessa imprescindibile strumento di unità nazionale, facendo incontrare nel corso di così tanti anni migliaia e migliaia di giovani provenienti da ogni parte d'Italia e costringendoli a conoscere, condividere e comprendere usi, costumi e dialetti e tradizioni che rappresentano lo straordinario bagaglio  culturale degli oltre 8mila Comuni della nostra Penisola>. Lo si capisce bene nelle pagine di Letizia Leviti, giornalista di Skytg24, inviata nelle zone di guerra, e mamma.   

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