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La Renata furiosa contro il suo governo

Il Cdm boccia il Piano Casa del Lazio e la Polverini "dimissiona" gli assessori del Pdl

Brunella Bolloli

Brunella Bolloli

Alessandrina, vivo a Roma dal 2002. Ho cominciato a scrivere a 15 anni su giornali della mia città e, insieme a un gruppo di compagni di liceo, mi dilettavo di mondo giovanile alla radio. Dopo l'università tra Milano e la Francia e un master in Scienze Internazionali, sono capitata a Libero che aveva un anno di vita e cercava giovani un po' pazzi che volessero diventare giornalisti veri. Era il periodo del G8 di Genova, delle Torri Gemelle, della morte di Montanelli: tantissimo lavoro, ma senza fatica perché quando c'è la passione c'è tutto. Volevo fare l'inviata di Esteri, ma a Roma ho scoperto la cronaca cittadina, poi, soprattutto, la politica. Sul blog di Liberoquotidiano.it parlo delle donne di oggi, senza filtri.
La Renata furiosa contro il suo governo
Furia Renata. In Germania hanno la cancelliera di ferro, in Argentina la nuova Evita, nel Lazio abbiamo la governatrice stronca-assessori. Si chiama Polverini, ma da qualche mese sono tempeste e bufere, tuoni e fulmini, altro che "ini". L'ultimo round è la tensione con il governo Berlusconi per il piano Casa della Regione Lazio. Il Cdm ha bocciato in parte il Piano, sposando la linea del ministro dei Beni Culturali, Giancarlo Galan e della titolare dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, e la presidente non ci ha pensato su due volte: <Questo esecutivo ci è ostile>, ha sentenziato, <non solo non ci ha mai aiutato come speravamo, ma entra pure a gamba tesa in questioni di competenza regionale>. E meno male che il partito di riferimento è lo stesso, sebbene Renata sia sempre stata allergica alla tessera del Pdl (alle comunali di quest'anno ha perfino lanciato candidati della sua fondazione contro quelli ufficiali del partito). Morale: i dieci assessori pidiellini della giunta del Lazio hanno rimesso le deleghe, cioè hanno consegnato le loro dimissioni nelle mani della presidente. La quale oggi dovrebbe incontrare il segretario politico, Angelino Alfano, per tentare di trovare la quadra. Che donna, questa Polverini. Guai a toccarle il suo territorio. Non è certo una che sta lì a farsi dire e fare ciò che non le garba. Non è telecomandata da nessuno, se non da se stessa. E se deve mandare aff... qualcuno lo fa senza problemi. Da quest'estate, poi, è partito il braccio di ferro con il ministro Galan, che ad agosto aveva già sollevato dei dubbi sull'accresciuta cubatura di alcune zone soggette a vincolo paesaggistico nel Lazio. Anche allora Renata aveva sbraitato in Consiglio regionale prendendosela con il centrosinistra: <Siete berlusconiani>, per dire che l'opposizione dava più ragione al governo, che alla giunta regionale. Uno sfogo ripreso "live" dai Radicali, che lo hanno mandato su You-tube e peccato che poi qualcuno ha spento il microfono alla governatrice furiosa. Da ex leader dell'Ugl, Polverini non è nuova a manifestazioni pubbliche in cui viene fuori tutta la sua capacità di comando. Alla Pisana hanno quasi paura di lei. Il sesso debole? Da cercare altrove. Perché quando una vince le elezioni regionali senza la lista del principale partito della coalizione (il Pdl) e nonostante la raffica di bocciature dei vari ricorsi presentati, vuol dire che la forza di piacere alla gente, agli elettori di Roma e del LAzio ce l'ha. Rinvigorita da questo super potere di primadonna alla guida di un'amministrazione così complessa come quella laziale, l'ex sindacalista ha però subito fatto capire agli alleati e allo stesso governo che lei di intralci nel suo cammino non ne vuole. Gli assessori del Pdl? In fin dei conti sono tutti stati nominati da lei, tra coloro che facevano parte della famigerata lista Pdl non ammessa. Dunque, viene quasi automatico pensare che se gli unici a rimettere le deleghe sono quelli del Pdl (la maggioranza della giunta), il segnale al governo è molto eloquente. Una grana in più per Silvio Berlusconi e la Lega. Oggi la presidente vedrà Alfano e c'è da sperare che l'ennesima sfuriata della Polverini sia solo un polverone e non una scossa ad un esecutivo, per giunta amico, e già in difficoltà.     

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