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Leda, una vita per le donne

E' morta a Roma la Colombini, simbolo delle lotte per l'emancipazione femmminile

Brunella Bolloli

Brunella Bolloli

Alessandrina, vivo a Roma dal 2002. Ho cominciato a scrivere a 15 anni su giornali della mia città e, insieme a un gruppo di compagni di liceo, mi dilettavo di mondo giovanile alla radio. Dopo l'università tra Milano e la Francia e un master in Scienze Internazionali, sono capitata a Libero che aveva un anno di vita e cercava giovani un po' pazzi che volessero diventare giornalisti veri. Era il periodo del G8 di Genova, delle Torri Gemelle, della morte di Montanelli: tantissimo lavoro, ma senza fatica perché quando c'è la passione c'è tutto. Volevo fare l'inviata di Esteri, ma a Roma ho scoperto la cronaca cittadina, poi, soprattutto, la politica. Sul blog di Liberoquotidiano.it parlo delle donne di oggi, senza filtri.
Leda, una vita per le donne

Donne, ieri è morta Leda Colombini e un blog come questo non può non ricordarla. Chi era Leda Colombini e perché si è scomodato perfino Napolitano con parole commosse? Perché Leda è stata una delle grandi protagoniste del riscatto delle donne nella società e nel mondo delle istituzioni democratiche. Un simbolo dell'emancipazione femminile. Una su cui nessuno potrebbe gettare fango. Non l'ha data a nessuno per emergere, ma si è data molto da fare per superare gli steccati in anni sicuramente difficili. Ha fatto battaglie di piazza, scioperi, occupazioni sindacali nella sua lunga vita da militante, ma a noi piace ricordarla non tanto come donna di partito, ma soprattutto per la battaglia di civiltà al fianco delle mamme detenute e dei loro figli. Leda se n'è andata così, per un malore improvviso che l'ha colpita mentre era come ogni giorno nel carcere di Regina Coeli dove svolgeva la sua quotidiana opera di volontariato. Aveva 82 anni e avrebbe, in fondo, anche potuto fare la nonna, stare in casa, riposarsi, guardare qualche programma televisivo con le amiche, fare altro. Ma non si poteva chiedere a una che a 14 anni è entrata nei Gruppi di Difesa della donna per l'assistenza ai Partigiani e che ha partecipato alla lotta di Liberazione di mettersi "in pensione" e mollare i propri ideali. Giusti o sbagliati, faziosi o genuini, comunisti e rigorosi, gli sforzi che questa signora ha sempre messo nella sua attività e nella ricerca della propria realizzazione, l'hanno fatta apprezzare da tutti, perfino dagli avversari politici. Perché lei era una dura, che è riuscita a imporsi sebbene partisse da una condizione di inferiorità.
Nata nel 1929 a Fabbrico di Reggio Emilia, ha cominciato da ragazzina a fare la bracciante agricola, scoprendo ben presto le ingiustizie e le difficoltà della vita senza mezzi. E' diventata amica di Nilde Iotti e nel '48 chiese di potere studiare, perché aveva fatto solo fino alla quinta elementare e sentiva che non bastava. Voleva conoscere. Agli inizi degli anni Cinquanta arrivò ai vertici della Federbraccianti e quasi contemporaneamente cominciò a infittirsi il suo impegno nel Pci, con campagne e manifestazioni sindacali in tutta Italia, che la portarono in Parlamento per due legislature. Passione politica fusa con la grande storia d'amore della sua vita con Angiolo Marroni, 56 anni di matrimonio festeggiati quest'anno, lui "storico" garante dei detenuti del Lazio. E così dopo le battaglie in prima linea, la gioia di fare volontariato in carcere con l'associazione da lei fondata "A Roma insieme", che si occupa dei piccoli da 0 a 3 anni ancora in cella con le mamme recluse. L'ultima intervista all'Ansa pochi giorni fa, per lamentare la condizione di quei minori costretti a vivere dietro le sbarre, senza felicità>. Sulla sua vita avventurosa e piena, è stato scritto anche un libro "Storia di Leda. Da bracciante a dirigente di partito" (di Francesco Piva, Franco Angeli Editori).  Onore a Leda Colombini.  

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Commenti all'articolo

  • LiberiamoLibero

    08 Dicembre 2011 - 19:07

    Per non fare un dispetto al mio super amicissimo Borgonovo, ho deciso di dedicare un po della mia "attenzione" alla perspicace Bolloli, citata come termine infimo di paragone in un mio posto dedicato al suddetto. A leggere questo blog, devo dire che il paragone ci sta tutto, vale a dire: se uno non sa scrivere con un po più di acume della Bolloli, che lasci questa professione e si impegni in un altro mestiere. A nessuno è mai negata una seconda possibilità. Tanto più se i due sono esponenti dei giovani che avanzano, e quindi varrebbe proprio la pena di lasciare ad altri il compito di dimostrare che questa generazione è migliore di quanto sembra. Ma purtroppo questo ci tocca. E allora non si può fare a meno di chiedersi quale corto circuito cerebrale abbia spinto una "giornalista" che scrive tutti i giorni di amenità varie a dedicare un pezzo a Leda Colombini, soprattutto se si fa il parallelo con il pezzo "Arriva dal Cile la nuova icona dei compagni",vergato dalla stessa Bolloli.Mah!

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