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Le donne dimenticate che hanno fatto l'Italia

La mostra celebra le protagoniste femminili con qualche assenza. E domani tornano in piazza le femministe

Brunella Bolloli

Brunella Bolloli

Alessandrina, vivo a Roma dal 2002. Ho cominciato a scrivere a 15 anni su giornali della mia città e, insieme a un gruppo di compagni di liceo, mi dilettavo di mondo giovanile alla radio. Dopo l'università tra Milano e la Francia e un master in Scienze Internazionali, sono capitata a Libero che aveva un anno di vita e cercava giovani un po' pazzi che volessero diventare giornalisti veri. Era il periodo del G8 di Genova, delle Torri Gemelle, della morte di Montanelli: tantissimo lavoro, ma senza fatica perché quando c'è la passione c'è tutto. Volevo fare l'inviata di Esteri, ma a Roma ho scoperto la cronaca cittadina, poi, soprattutto, la politica. Sul blog di Liberoquotidiano.it parlo delle donne di oggi, senza filtri.
Le donne dimenticate che hanno fatto l'Italia
Perché lei non c'è? Si tratta di una esposizione dal titolo magniloquente "Le donne che hanno fatto l'Italia". Cinque sezioni: dalle protagoniste del Risorgimento, alle "Prime", alle artiste, a quelle che si sono distinte come "Donne insieme" e che, in generale, hanno lasciato un segno nel nostro Paese. Un po' modesta la sezione risorgimentale e sì che questo era l'anno buono: 150 anni dell'Unità d'Italia festeggiato in pompa magna dovunque. Perfino le luminarie natalizie di via del Corso, a Roma, sono tutte un trionfo di bianco, rosso e verde. Eppure, nell'allestimento manca l'indicazione di figure quali Giuditta Bellerio Sidoli, compagna di Mazzini e patriota simbolo dell'emancipazione "in rosa" di quel periodo. C'è Maria Mazzini, madre di Giuseppe, ma di Giuditta neanche l'ombra. La presenza femminile risorgimentale alla mostra del Vittoriano, inaugurata da Giuliano Amato, è quasi assente. Migliore la sezione sul Novecento, anche per la grandezza inequiocabile di alcune donne, tra cui Marisa Belisario, Maria Montessori ed altre. Sintetica e descrittiva la galleria di immagini delle signore celebrate. Qualche pannello raffigurante i luoghi comuni del genere femminile: maestra, crocerossina, mondina, balia e, per concludere, una rassegna non ampia di pittura al femminile. L'altra metà del cielo meritava un po' di più. Fortuna che domani tornano in piazza le femministe di "Se non ora, quando". Che, nel frattempo, vista l'uscita di scena del satrapo Berlusconi, si sono ribattezzate"Se non le donne, chi?".  Come dire: maschio, non servi a niente, fatti in là. Contente loro...  

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Commenti all'articolo

  • LiberiamoLibero

    20 Dicembre 2011 - 11:11

    Non aggiungo altro. Bolloli, provi a darmi qualche soddisfazione, la prego! Di là Borgonovo è oramai un pezzo di legno.

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