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La giustizia è donna

Le avvocatesse sono il 43% del totale e chiedono un'adeguata rappresentanza. Una lista tutta al femminile per l'Ordine di Roma

Brunella Bolloli

Brunella Bolloli

Alessandrina, vivo a Roma dal 2002. Ho cominciato a scrivere a 15 anni su giornali della mia città e, insieme a un gruppo di compagni di liceo, mi dilettavo di mondo giovanile alla radio. Dopo l'università tra Milano e la Francia e un master in Scienze Internazionali, sono capitata a Libero che aveva un anno di vita e cercava giovani un po' pazzi che volessero diventare giornalisti veri. Era il periodo del G8 di Genova, delle Torri Gemelle, della morte di Montanelli: tantissimo lavoro, ma senza fatica perché quando c'è la passione c'è tutto. Volevo fare l'inviata di Esteri, ma a Roma ho scoperto la cronaca cittadina, poi, soprattutto, la politica. Sul blog di Liberoquotidiano.it parlo delle donne di oggi, senza filtri.
La giustizia è donna

Avvocatesse? Tante. E' vero. Ma poi sono sempre i maschi i "principi del foro". E nei posti di comando non schiodano mai. Bravi a fare asse tra loro, tanto quanto le donne, spesso, sono specialiste nel mettersi in difficoltà, peggiori nemiche di se stesse e delle colleghe. Fa eccezione, però, il gruppo di giovani e brave professioniste delle aule di tribunale che hanno da poco dato vita a una lista tutta al femminile per tentare la scalata all'Ordine degli avvocati di Roma (primo turno di votazioni dal 28 al 31 gennaio). Impresa ardua, ma non impossibile. Almeno loro sono una novità, un po' come il primo Guardasigilli donna nella storia di Palazzo Chigi.
La lista si chiama Avvocatura Profilo "D", perché D evoca non solo donne, ma anche dignità, deontologia, disciplina, e poi soprattutto Difesa e Diritto di difesa, oltre che decoro e diritti in generale. Laura, Antonietta, Maria Teresa, Carla, Carmelina, Francesca, Valentina, un'altra Laura spiegano che questa iniziativa al femminile è originata da motivi esclusivamente statistici, al di fuori dalle dinamiche della politica di genere. La loro non è una battaglia femminista fuori dal tempo, non è un appello: "votateci perché siamo donne". Ma è un modo per essere al pari con la realtà dei numeri. I dati affermano che infatti che gli avvocati iscritti all'albo dell'ordine forense romano sono 22.700 circa, di cui oltre 9.800 donne. <La presenza femminile forense a Roma, in linea con quella in scala nazionale, corrisponde dunque al 43% del totale e ha diritto a un'adeguata e proporzionale rappresentanza numerica al proprio Consiglio dell'Ordine>. E poi le signore della lista Avvocatura Profilo "D" (che raggruppa professiniste legali di ogni età) hanno le idee molto chiare e non chiedono scorciatoie. <Il fatto che l'avvocatura sia radicalmente cambiata, per effetto della tendenza globale alla liberalizzazione, non deve legittimare le classi dirigenti a demolire il valore della nostra professionalità, che spetta a noi far evolvere costruttivamente, mediante la ridefinizione della figura dell'avvocato che deve tornare ad essere nuovamente apprezzato dal cittadino>. Anche a costo di potenziare al massimo l'attività disciplinare e di applicare con più rigore le regole deontologiche per non deludere i clienti. Nel loro programma si parla anche di <formazione continua>, meno <scioperi e scene in piazza, che si sono rivelati controproducenti>, <salvaguardia dell'autonomia dell'avvocatura> e <distacco emotivo dalle determinazioni legislative, agendo legalmente con gli strumenti offerti dalle legge, che solo noi avvocati sappiamo utilizzare correttamente>. Le "ragazze" di Avvocatura Profilo D hanno illustrato il loro programma anche in una serata-artistica nel centro di Roma con esposizione delle opere di "Woman as Philosopher - from thought to communication" di Lidia Bachis.

(In foto Laura Vasselli, Carmelina Paganelli, Laura Solimei, Carla Nocchia, Antonietta Lazzaruolo, Valentina Ruggiero, Francesca Rosetti, Maria Teresa Massimo Pignone del Carretto)

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