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Otto marzo e retorica

Festa della donna con i soliti discorsi, le solite mimose e nessuna reale parità raggiunta. Nel 2012 ci si attendeva qualcosa di più

Brunella Bolloli

Brunella Bolloli

Alessandrina, vivo a Roma dal 2002. Ho cominciato a scrivere a 15 anni su giornali della mia città e, insieme a un gruppo di compagni di liceo, mi dilettavo di mondo giovanile alla radio. Dopo l'università tra Milano e la Francia e un master in Scienze Internazionali, sono capitata a Libero che aveva un anno di vita e cercava giovani un po' pazzi che volessero diventare giornalisti veri. Era il periodo del G8 di Genova, delle Torri Gemelle, della morte di Montanelli: tantissimo lavoro, ma senza fatica perché quando c'è la passione c'è tutto. Volevo fare l'inviata di Esteri, ma a Roma ho scoperto la cronaca cittadina, poi, soprattutto, la politica. Sul blog di Liberoquotidiano.it parlo delle donne di oggi, senza filtri.
Otto marzo e retorica

Vigilia dell'8 marzo, festa della donna. Altissimo rischio di fare un bagno di retorica pseudo-femminista. Diciamolo. Ogni volta sarebbe bello affermare che la donna si celebra ogni giorno e non solo all'inizio di marzo. Che la mimosa è un bellissimo fiore, ma a dirla tutta, sempre meno della rosa. Che ci riempiamo di bocca di parità e invece, tu guarda, nemmeno il democraticissimo Pd riesce a imporre le sue donne alle primarie del partito. Che se le parlamentari sono belle allora sono anche un po' sceme, invece con il sobrio governo dei tecnici abbiamo tre nonne con i contro-marò(ni) che ce la cantano e ce la suonano. Che il gentil sesso (per niente debole) lavora tanto, ma guadagna comunque sempre meno dei colleghi maschi. Che nei posti di comando si parla tanto di quote rosa, ma poi spesso sono le signore stesse le peggiori nemiche di loro stesse. Che siamo il motore dell'economia, ma se poi una cerca lavoro e non è un minimo raccomandata riceve in cambio solo risposte di maschi a caccia di avventure (vedi La Stampa di ieri). Che abbiamo approvato la legge sullo stalking e invece nel civilissimo Nord, Brescia e Verona, in due giorni abbiamo assistito all'ennesima strage in famiglia: spari all'ex moglie, al presunto amante, alla figlia di lei, al fidanzatino ventenne, mentre tre bimbe di pochi anni dormivano nella stanza accanto. Che siamo nel 2012 e siamo tutte più libere, invece se una ballerina della Scala parla di anoressia squarciando il velo dell'ipocrisia nel tempio sacro della danza, viene licenziata in tronco senza alcuna solidarietà dalle colleghe (però oggi il Campidoglio le assegna il premio Venere per il coraggio). Che siamo nel 2012 e quindi tutte più libere, invece se una giovane barista fa la sexy nel suo locale al venerdì sera, scoppia la rivolta in paese, stile bocca di rosa. 
Di Rossella Urru, incautamente data per libera la settimana scorsa, non si hanno più notizie. Ma la speranza è donna.

Senza retorica.

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Commenti all'articolo

  • Lea Ricciardi

    08 Marzo 2012 - 18:06

    E sì, sarebbe decisamente bello se tutti questi "che" fossero veri... Ma siamo ancora lontani, uomini (e donne).

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