Cerca

Nessuna leghista in soccorso di Rosi

Il Carroccio è da sempre un partito maschilista, non a caso l'unica donna di potere, la Mauro, adesso ha tutti contro

Brunella Bolloli

Brunella Bolloli

Alessandrina, vivo a Roma dal 2002. Ho cominciato a scrivere a 15 anni su giornali della mia città e, insieme a un gruppo di compagni di liceo, mi dilettavo di mondo giovanile alla radio. Dopo l'università tra Milano e la Francia e un master in Scienze Internazionali, sono capitata a Libero che aveva un anno di vita e cercava giovani un po' pazzi che volessero diventare giornalisti veri. Era il periodo del G8 di Genova, delle Torri Gemelle, della morte di Montanelli: tantissimo lavoro, ma senza fatica perché quando c'è la passione c'è tutto. Volevo fare l'inviata di Esteri, ma a Roma ho scoperto la cronaca cittadina, poi, soprattutto, la politica. Sul blog di Liberoquotidiano.it parlo delle donne di oggi, senza filtri.
Nessuna leghista in soccorso di Rosi

Lei dice che sconta il suo non avere mai coltivato troppo il rapporto con i media. Gli analisti puntano il dito sul fatto che invece non è mai andata giù a nessuno. Dentro e fuori la Lega. Fatto sta che adesso, nel Carroccio, sono pronti a cacciarla via a pedate. Via la strega cattiva, responsabile di tutto il casino. Tutti contro Rosi Mauro da San Pietro Vernotico (Brindisi), classe 1962: che brutto epilogo per una dirigente come lei, temuta e rispettata, piazzata a capo del sindacato padano e poi promossa alla vicepresidenza del Senato, fino a diventare la fedelissima del capo Bossi, la sua ombra, il suo braccio destro, la migliore amica della moglie, l'unica donna non della famiglia accolta nel Cerchio Magico. Che impressione vederla con gli occhiali e la coda di cavallo, aria da preside severa più che da Mamma Ebe pronta al malocchio. Eppure, lei sa che nonostante non sia iscritta nel registro degli indagati, la sua poltrona a palazzo Madama traballa. Questione di ore: <Se non si dimette, la cacceremo noi>, è stato l'urlo di battaglia dei maroniani dal palco di Bergamo. Hai voglia a chiedere aiuto a Umberto. Solo la pacata triumvira Manuela Dal Lago cerca di spegnere il falò: <Niente vendette, decideremo nel consiglio federale di giovedì>. Ma la verità è che la presidente del Sin.pa tanto simpa non lo è mai stata e da quando si è attaccata come una cozza al paguro Bossi, si è attirata le ire e le invidie di militanti e segretarie. Non a caso, lei si difende dicendo di essere stata tradita, ma se poi si aggiunge la storiella con il belloccio Pier Mosca, cantante di Kooly Noody e suo caposcorta in Senato, la Rosi è la pecora Nera che non deve più stare in Lega. Facilissimo spararle contro. Specie ora che il suo sponsor Umberto deve vedersela con i guai dei figli e con una condizione di salute non al top. Spiace constatare, ancora una volta, che contro una donna in politica l'accanimento è alle stelle. E nessuna voce femminile dentro il Carroccio si è alzata in difesa della Mauro. Anche perché il partito è da sempre molto maschilista. E Bossi ha sbagliato a mettere l'amica Rosi così in alto. Alle altre, adesso, non sembra vero di potere gridare con le scope in mano: <Chi non salta Rosi Mauro è>. Lei avrà pure peccato di superbia e di delirio di onnipotenza, sarà pure <la terrona> della Lega con il ganzo più giovane e aiatante, e farebbe bene a dimettersi subito dalla vicepresidenza del Senato, ma per ora, ricordiamo, non risulta indagata da nessuna procura.   

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • D.P.F.

    22 Aprile 2012 - 10:10

    La signora Mauro certamente non attraeva simpatia o ammirazione. Da qui a scaricarle addosso ogni e qualsiasi colpa, ci corre. Dall'altra parte, Maroni è stato fin dall'inizio il delfino di Bossi, via via oscurato da nuovi e rampanti aspiranti alla poltrona maggiore. Questa non è tuttavia una difesa del Roberto con i baffetti anche perchè non bisogna dimenticare le origini politiche che lo videro fra i militanti di un gruppo ultra dell'estrema sinistra, mi sembra Prima Linea. Non vorrei che la cultura politica dello sfascismo, cara ai sinistri, fosse portata avanti più o meno consapevolmente dal risorgente astro leghista. Quindi pazienza ed attenzione, per ora il suo risorgere sembra più che altro dovuto ad una ben organizzata strategia di distruzione degli opponenti piuttosto che di creazione di un nuovo e migliore clima. In quanto alla "pulizia" è mai possibile che lui ed altri vertici "non potessero non sapere" ?

    Report

    Rispondi

blog