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«Potevo essere la nuova Milva ma ho preferito fare la mamma»

Ha cantato in sei edizioni del Festival di Sanremo ed era un’artista completa. Poi mio figlio è nato con un glaucoma, è diventato quasi cieco e ho scelto di vivere per lui»

17 Gennaio 2011

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«Potevo essere la nuova Milva  ma ho preferito fare la mamma»
Flavia Fortunato cantante. Ma anche attrice. Conduttrice tv e in radio. L’abbiamo conosciuta a Sanremo ’83, quando interpretò “Casco blu”. Poi l’abbiamo apprezzata e applaudita per altre cinque edizioni del Festival (arrivò terza tra le nuove proposte con “Aspettami ogni sera” l’anno in cui vinse Ramazzotti) e alla prima edizione di “Buona Domenica” su Canale 5 e ancora in due edizioni di “Giochi senza frontiere” (con Mauro Serio). Poi è sparita per fare la mamma. Ora si racconta e per la prima volta spiega i veri motivi per cui ha lasciato.



Flavia Fortunato, caspita che energia già di mattina presto!
«Beh, presto... Sono le 10 e comunque sono in piedi da più di 4 ore».
Addirittura?
«Ogni giorno mi sveglio alle 5.30 e faccio un’ora di attività fisica, mi fa stare bene e mi rilassa. Sa, da ragazzina ero una ginnasta e sono arrivata fino in Nazionale».
Poi ne parliamo. Nel frattempo complimenti, ecco perché è così in forma. Il resto della giornata-tipo come è?
«La mattina la dedico a me, faccio qualche commissione, vado a vedere le mostre che  mi interessano. Il pomeriggio invece è per i miei due figli, Giorgio che ha 15 anni e fa la prima Liceo Classico, e Carlo che ne ha 13 ed è in terza media».
Cantano?
«Hanno una buonissima vena artistica. Il primo disegna bene, è fantastico. Il secondo ha un ottimo orecchio, ha temperamento musicale».
Flavia, già che ci siamo, completiamo l’aspetto familiare. Sposata?
«Con Marco, commercialista».
Torniamo ai suoi ritmi di vita. La sera, naturalmente, va a letto presto...
«Non necessariamente. Sono appassionata di teatro, se capita ci vado volentieri. Non dormo molto e cerco sempre di ottimizzare il tempo».
Scusi, perché ride?
«Quando la mattina accompagno a scuola Carlo, in macchina, esco di casa acqua e sapone. Quando arrivo, però, sono truccata perfettamente».
Urca, una guida magica. E il tempo per cantare lo trova?
«Quando sono sola, in auto. Se c’è un brano che mi ispira mi cimento per verificare se riesco ancora a prendere certe note».
E ce la fa di sicuro. Ma gli altri automobilisti che dicono?
«Ai semafori mi guardano con curiosità. Poi ci sono quelli che mi riconoscono. Mi fissano, domandano: “Dove l’ho già vista?”. Quando spiego chi sono, chiedono: “Perché non canta più? Perché non va più in televisione?».
Che risponde?
«Per una decisione personale. Ora faccio la mamma».
Già, parliamo della scelta di mollare tutto. Prima curiosità: le manca l’ambiente dello spettacolo?
«No. Nel senso che il mio sogno era quello di cantare. E l’ho realizzato. La popolarità è stata una conseguenza, non cercavo quella. E quando ho capito che la mia vita stava cambiando, che come donna avevo istinti differenti,  mi sono fatta da parte in maniera molto naturale».
Quando l’ha scoperto?
«La nascita di Giorgio è stato il momento più felice della mia vita, perché era la prima esperienza del genere. L’ho portato in tournée che era piccolo, l’ho allattato  in giro e mi sentivo un po’ in colpa. Allora ho rallentato con il lavoro, ho iniziato a capire che da mamma non sarei più riuscita a dare tutto alla professione».
Poi?
«La nascita di Carlo mi ha convinto a lasciare tutto. Gianna  Nannini recentemente ha detto: “Non c’è niente di più creativo che fare la madre”. Verissimo, plasmare i propri figli è qualcosa di meraviglioso. Carlo, poi, ha avuto bisogno di essere seguito in modo particolare...».
In che senso?
«Beh... Non l’ho mai raccontato, non so se è il caso».
Decida lei. Se le va, ne parliamo.
«È nato con un glaucoma all’occhio, ha subìto quattro operazioni nei primi due anni, ospedali, visite, preoccupazioni. Per me è stato naturale vivere totalmente per lui e con lui».
Ora come sta?
«Ci vede solo da un occhio, ha tre decimi. Ma fa tutto, ha una vita normalissima e io lo spingo a provare ogni esperienza: pensi che siamo appena stati a sciare! Poi ha affinato grandissime qualità nel recitare, sa imitare alla perfezione, canta, è brillante».
Mai pensato ad andare in scena in coppia?
«No. Mi vedo più tra il pubblico ad applaudirlo in platea, a teatro o al cinema».
In questi ultimi anni in cui si è fatta da parte, l’ha cercata qualcuno? Magari per un reality?
«Nooo e non avrei mai accettato. Mi sono autoeliminata dal giro e sto bene così. Sono una mamma felice».
Flavia, facciamo un salto all’indietro. Da mamma a figlia. Come era lei da bambina?
«Nasco a Cosenza il 16 marzo 1964. Ho quasi 47 anni».
E non li nasconde...
«Perché dovrei?».
Favorevole o contraria alla chirurgia estetica?
«Favorevolissima, se fatta con intelligenza. Il mio modello di donna è Virna Lisi».
Torniamo a Flavia bambina. Figlia unica?
«Seconda dopo Rosa Maria e prima di Vincenzo. Ma il maschiaccio della famiglia sono io!».
Quando il fascino del mondo dello spettacolo?
«Subito, fin da piccina capisco che il canto è la mia vita. Mi siedo per terra, davanti alla tv, con le gambe incrociate e ammiro, incantata, la Carrà. Poi, appena più grande, mi iscrivo a tutti i concorsi esistenti».
Nel frattempo, diceva, è sportiva.
«Faccio ginnastica artistica, due allenamenti la settimana a Catanzaro e gare in tutta Italia, perché entro nel giro della nazionale. Però mi appassiono anche al teatro e recito al Filodrammatico. E intanto studio, al Liceo mi piace la letteratura e partecipo a concorsi letterari: a Bologna ne vinco uno all’Antoniano».
Quanti impegni!
«Già, Cosenza mi sta stretta. Non mi ci trovo. Così a 16 anni annuncio a mamma e papà che mi voglio trasferire a Roma a casa di zia Flavia».
Primo successo musicale?
«Partecipo al concorso “Sei giorni di Vibo”, conduce Daniele Piombi che vorrebbe far vincere un’altra cantante. Ma la giuria sceglie me per personalità, anche se la voce in quel momento è così così. Migliorerà con gli anni».
Poi?
«Mi chiamano a un provino per “Discoteca Festival” alla Rai. E sa chi c’è a esaminare i candidati?».
No. Perché quel sorriso?
«Daniele Piombi! Il quale si accorge che sono un po’ diversa. E mi provoca. Prima domanda: “Perché si è rifatta il naso?”. Tutto vero, ma non mi frega. Rispondo a tono e mi prendono».
Nel 1983, a soli 19 anni, si ritrova a Sanremo.
«Mi sembra di essere Alice nel paese delle meraviglie. Non mi rendo conto di nulla e faccio i compiti tra una prova e l’altra».
È l’anno di Vasco con “Vita spericolata”.
«Non ci sono i camerini e prima di esibirsi Vasco vuole andare in bagno a tutti i costi, è agitato. Ma il manager glielo vieta e io non capisco perché...».
Lei canta “Casco blu” e arriva tredicesima. L’anno dopo, il boom.
«Terza tra le nuove proposte. A vincere è  Ramazzotti con “Adesso Tu”: appena lo ascolto capisco  che il suo è un brano da pelle d’oca. La mia canzone invece è “Aspettami ogni sera”, ma non mi convince perché nasce un po’ come imitazione di Flashdance. A qualcuno, invece, piace molto...».
Cioè? Raccontiamo.
«Ricevo una telefonata, dicono che Silvio Berlusconi è rimasto molto colpito da me. Mi propongono un ruolo a “Drive In” - quello che poi prenderà Cristina Moffa  -, ma i discografici mi fanno rifiutare. Comunque vengo messa sotto contratto per un anno».
Silvio l’ha conosciuto?
«Mai. A Natale e Pasqua, però, in quei tempi ricevo i suoi auguri».
Nel 1985 partecipa, su Canale 5,  alla prima edizione di “Buona Domenica” con Costanzo. Poi torna al Festival nel 1986 con “Verso il 2000”.
«Brano bellissimo, ma chissà perché si classifica solo al 19° posto».
Altro Sanremo nel 1987, questa volta con “Canto per te”.
«La canzone più brutta che abbia mai cantato. Orribile. Ora capisco le critiche dei giornalisti. Un po’ avevano ragione».
Mai avuto un buon rapporto con loro?
«No, dicevano che cantavo male ed ero raccomandata».
Anche per l’ultima accusa avevano un po’ ragione?
«Sì. Avevo amicizie influenti...».
Urca, approfondiamo subito.
«No, no! basta così».
Allora torniamo alla sua carriera. Per fare il grande boom le è mancato un autore giusto?
«È mancata una canzone  adatta a me. Gli autori importanti non mi ritenevano un personaggio credibile, avevo un’etichetta troppo piccola senza potere di ricatto».
Che tipo di artista sarebbe potuta diventare?
«Mi è sempre piaciuta Milva...».
Flavia, guardi un po’ questa fotografia. È l’edizione del Festival 1986 condotta da Baudo. Lei ha una capigliatura super cotonata.
«Aiuto! Ridicola, ma era la moda di allora. Come look, l’anno migliore è stato il 1988».
Quando lei canta “Una bella canzone”.
«Aspetto completamente diverso, una Flavia più rock con capello corto e abito sexy».
Appunto, perché?
«Un cambiamento interiore, la presa di coscienza di essere donna e non più ragazzina».
Nel 1989 conduce “Buona fortuna estate” su Rai Uno e debutta in teatro nella parte di Jenny dei Prati de “L’opera da tre soldi” di Brecht per l’inaugurazione del Teatro Bellini di Napoli. Il suo ultimo Festival invece è quello del 1993.
«Con “Per niente al mondo”, ottimo brano. L’anno successivo il matrimonio e poi la nascita dei  due figli».
E l’addio. Flavia, ha guadagnato molto con la musica?
«Ho saputo amministrare bene i miei ingaggi».
Ultime domande veloci. 1) Voce preferita di sempre?
«Barbra Streisand tra le donne. Mick Hucknall dei “Simple Red” tra gli uomini».
2) Voce italiana?
«Attualmente Giorgia e Tiziano Ferro».
3) Paura della morte?
«Sì, come privazione dell’essere».
4) Rapporto con la politica?
«Di interesse, curiosità. Papà era segretario di un assessore della Dc. Io sto dalla parte di Silvio!».
5) Rapporto con il sesso?
«Bellissimo, giocoso».
Ultimissima. Se le chiedessero di partecipare a Sanremo un’ultima volta, adesso?
«Chissà. Sarebbe una bella rivincita nei confronti di certi giornalisti denigratori...».




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Commenti all'articolo

  • Reporter

    18 Gennaio 2011 - 18:06

    Complimenti ad Alessandro per questa intervista e naturalmente a Flavia per la naturalezza delle risposte. A me è sempre piaciuta, è un peccato che abbia lasciato, ma al tempo stesso è un piacere che non sia finita in quel bailame che è il mondo dello spettacolo di questi tempi.

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  • RANMA

    18 Gennaio 2011 - 10:10

    Caspita,che donna! Schietta fino al midollo,secondo me starebbe bene a fare un talk show,anzi no, la rovinerebbero... Cmq,brava! I miei rispetti.

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Alessandro Dell'Orto

Alessandro Dell'Orto

Alessandro Dell’Orto nasce a Crema (Cremona) il 5 dicembre 1968, ma è bergamasco di Verdello. Inizia a scrivere a Cremona (Mondo Padano), poi a Bergamo Oggi si specializza in sport e soprattutto calcio, seguendo per cinque stagioni, tutti i giorni, le vicende dell’Atalanta. Professionista dal 1996, lavora alla Gazzetta di Parma e poi è tra i fondatori de il Nuovo Giornale di Bergamo, dove fa il capo servizio dello sport. Nel 1999 sta per pochi mesi al bisettimanale Gazzetta di Lecco, poi va ad Avvenire per gli Europei del 2000 finché ad agosto 2000 viene assunto a tempo indeterminato a Libero, dove sei mesi dopo diventa capo servizio dello sport. Dal 2006 è inviato. Per Libero ha realizzato 100 interviste ritratto di calciatori spariti e negli ultimi 4 anni cura la rubrica Soggetti Smarriti.

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