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«Ho fatto il lager con Guareschi, ma ho pianto solo per il meteo»

Ci ha raccontato le previsioni del tempo con Bernacca per 30 anni sulla Rai, poi è sparito. «A 94 anni mi tengo in forma con palestra, internet e clima»

31 Gennaio 2011

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«Ho fatto il lager con Guareschi, ma ho pianto solo per il meteo»
Andrea Baroni ci ha raccontato le previsioni del tempo per 30 anni, con competenza e simpatia, semplicità e professionalità. Si alternava con Bernacca nella rubrica “Che tempo fa”, appuntamento cult di Rai 1. Baroni, anzi il Generale Baroni, ha lasciato la tv nel ’93 e ora continua a fare le previsioni per hobby. Ha 94 anni e si tiene in forma con palestra e Internet.



Generale Baroni, che sorpresa: che fa?
«Controllo le previsioni, è una deformazione professionale. Guardi qui».
Non ci siamo capiti, la sorpresa è che lo fa al computer! Internet. Rete. Alla sua età...
«Compio 94 anni tra pochi giorni, ma mi tengo aggiornato. Seguo il sito  www.centrometeo.com e mi affido al   Meteo Reading per le previsioni europee. Vede questi colori al centro dell’Europa?».
Sì, ma senza capire. Tradotto?
«Nei prossimi 10 giorni ci sarà sole, in Italia, solo l’1 e il 2 febbraio».
E ora cosa fa? Manda una mail?
«Scrivo tutti i giorni a mio  fratello che sta in Arizona, è un ex generale Nato. Ma lui è più giovane di me».
Cioè?
«Ha 91 anni».
Meraviglioso. Tanto per restare in famiglia: lei è sposato?
«Dal ’47 con Gianna, che ha 83 anni. Eccola, gliela presento. Abbiamo tre figli e sette nipoti».
Siete  in grande forma. Il segreto?
«La palestra. Ci vado due volte la settimana, ho un personal trainer».
Alimentazione?
«Mangio tutto. E ad ogni pasto bevo due dita di vino rosso».
Generale, ma i ragazzi in palestra la riconoscono? Che chiedono?
«Tutti sanno chi sono, ma si avvicinano con discrezione. Si informano sulle previsioni sul tempo».
Le fa piacere?
«Sì.  È il mio unico hobby, da quando nel ’93 ho chiuso con la tv».
Come mai l’addio? Aveva solo 76 anni...
«La Rai si è trasferita da via Teulada a Saxa Rubra, lontano. E sono andato via».
Hanno fatto nulla per provare a trattenerla? Perché quella smorfia?
«Dopo 30 anni e 3 mesi di servizio non ho ricevuto nemmeno una stretta di mano. Pensi che non esistono più i miei filmati di “Che tempo fa”. Cancellati. Andrea Baroni non esiste per la Rai».
Generale, le previsioni in tv ormai sono diventate gag, spettacolini comici. Le guarda? Le piacciono?
«No, non c’è più la serietà di una volta. Io e Bernacca andavamo in onda alle 20, quando tutta Italia era incollata allo schermo. Era un appuntamento ufficiale e  ci capivano tutti, gente di ogni età ».
A proposito di età, facciamo un lungo salto all’indietro. Al piccolo Andrea Baroni.
«Nasco a Fabriano il 14 febbraio 1917».
Scuole?
«Mi diplomo perito industriale con indirizzo radiotecnico. Fin da bambino, però, la passione è per gli aeroplani. E vado a piedi, da San Giovanni all’aeroporto di Centocelle, ad ammirare decolli e atterraggi».
Quando il primo volo?
«A 11 anni con papà, che emozione!».
Nel ’39 entra in Aeronautica e viene messo all’ufficio di sorveglianza tecnica nella Compagnia Nazionale, aeroporto di Urbe. Poi viene spostato  alla Centrale di Assistenza al Volo e si avvicina alla meteorologia. Vince un concorso e si ritrova al reparto di volo per sondaggi con aereo.
«Mi affiancano ai collaudatori dei caccia che si preparano per la guerra e sperimento le acrobazie. Se non fai quelle, non puoi gustare davvero la sensazione del volo».
Già, la guerra.
«Il 17 maggio ’41 mi assegnano alla V Squadra aerea in Africa settentrionale. Guardi questa foto, sono io in divisa».
Curiosità: sempre avuti i baffi?
«Li ho fatti crescere proprio in Africa: laggiù li avevano tutti».
Restiamo al conflitto.
«Dopo un’avanzata e un ripiegamento mi rimpatriano e mi assegnano alla Commissione di Armistizio con la Francia, di stanza a Lione. E nel settembre ’42 vengo catturato dai tedeschi e mandato nei campi di concentramento».
Ne parliamo?
«Dopo la prigionia, per anni, non ho mai raccontato nulla. Ora lo faccio volentieri e sto anche scrivendo un libro con Annalisa Venditti. Si intitola “Il cavaliere delle rose e delle nuvole” ».
Partiamo dalla cattura.
«Sono in camera da letto, ho appena terminato la notte. Entrano due gendarmi e mi prelevano. Dopo un mese di prigione, il viaggio verso l’Ucraina in treno».
Durata?
«Quattordici giorni e tredici notti, dalla Francia fino a Tarnopol. Interminabile».
In due anni di prigionia in quanti campi di concentramento verrà internato?
«Tarnopol in Ucraina. Deblin in Polonia. Poi Berlino, Brema, Sandbostel e Altengrabow in Germania».
A Sandbostel c’era anche Guareschi.
«Giovanni Guareschi baracca 29, Andrea Baroni baracca 28. Era bravissimo, faceva teatro con i prigionieri. Un giorno lo fermo: “Potrei recitare anche io?”. Mi guarda: “Con questa voce dove vuoi andare? Non ci sono gli altoparlanti a teatro!”».
Lavoravate?
«No, eravamo ufficiali che si erano rifiutati di collaborare. Hitler ci definiva traditori e internati militari, non prigionieri. E così la Croce Rossa non poteva intervenire».
Giornata tipo?
«Tanto ozio. Attesa. Nulla da fare».
Cibo?
«Acqua calda al mattino. Poi una sbobba di rape -  ma la domenica fiocchi d’avena -  5 patate lesse e un pezzo di pane. Pochissimo. Ma sono sincero, in due anni non è mai saltata una razione».
Lei riuscirà a fuggire.
«Riconosco di essere sempre stato molto fortunato. Ma anche audace. Un giorno vado da un amico, Vittorio Casali: “Il dovere di un prigioniero è scappare, questo è il mio obiettivo. Dobbiamo cercare il momento adatto”».
Quando lo trovate?
«Succede tutto per caso. Entra nella baracca un colonnello italiano mai visto e punta diritto verso me: “Lei è il tenente Baroni?”. “Sì”. “Sto cercando qualcuno che vada nel vicino campo russo a cambiarmi questa bottiglia di acqua di colonia con patate”. Mi chiedo  perché sia venuto proprio da me, ma accetto».
E che fa?
«25 febbraio 1945, ore 19.40: Andrea Baroni indossa il cappotto russo che aveva acquistato in Ucraina. Scavalca il filo spinato ormai tutto rabberciato che divide dal campo russo e incontra 4 prigionieri, che in cambio della bottiglia di colonia gli danno 5 kg di patate. Ne mette la metà nella gamba dei pantaloni destra e l’altra in quella sinistra. Saluta...».
...e?
«Al rientro trovo ad aspettarmi un ufficiale tedesco. Aiuto, capisco che sono nei guai, non so che fare. Mi chiede qualcosa, rispondo in francese, dico che sono italiano. Sorride. Mi parla in francese, dice di essere franco-tedesco. Domanda: “Se sei italiano perché parli francese?”. “Sarà la paura”. Intanto penso: grazie a Dio non è un tedesco bastardo. Mi prende in simpatia e mi invita al comando. Che fortuna».
E poi?
«Dialoghiamo, racconta di essere dottore. E mi lancia alcuni segnali. Dice che entro 20 giorni non avranno più cibo da darci. Dice che stanno arrivando i russi. Dice che laggiù, oltre il filo spinato, c’è la libertà. E indica il campo russo. Torno dall’amico Vittorio e racconto tutto. “È il momento per scappare, me l’ha fatto capire l’ufficiale tedesco”. Risponde che sono il solito romantico, ci spareranno alle spalle. Ma lo convinco».
Quando fuggite?
«14 marzo 1945, ore 5. Andrea Baroni, dopo aver controllato i movimenti dei russi per qualche giorno, sa che a quell’ora si mettono in fila fuori dalla camerata, vicino al fusto per i bisogni, per andare a lavorare. Indossa il cappotto e oplà, con un passo svelto nella penombra si aggrega a loro. Ed esce dal campo con l’amico Vittorio».
Nessuno fa la spia? Non vi scoprono?
«No, ci vedono come eroi. Aiutati dal buio, riusciamo a sparire e viaggiamo fino a Magdeburg, poi proseguiamo per Pechau e dopo 12 ore di cammino arriviamo a destinazione. Ma dopo qualche giorno...».
Altri guai?
«Scoppia un bombardamento che durerà 14 giorni, dall’alba al tramonto: americani dall’altra parte del fiume Elba e 3 carri armati tedeschi di qua. Che verranno distrutti. Alla fine dobbiamo decidere: aspettare i russi o andare dagli americani?  È il 2 maggio 1945, non sappiamo nulla di cosa è successo. Troviamo una barca e attraversiamo il fiume agitando un lenzuolo bianco in segno di resa, arrivando  così dagli americani. La salvezza».
Generale, che avventura. Ora cambiamo argomento. Rientrato dalla guerra, riprende a lavorare al Servizio Meteorologico del Ministero della Difesa Aeronautica. Poi diventa segretario della Rivista di Meteorologia, realizza due documentari e viene notato da Agnes, che le propone di affiancare Bernacca in Rai. Dal 7 agosto ’73 conduce “Che tempo fa”.
«Una rivoluzione: un ufficiale dell’Aeronautica in divisa a fare le previsioni meteo in tv».
Baroni, sia sincero. C’era competizione tra lei e Bernacca?
«Lui la viveva male, come se fossi arrivato per  insidiarlo. E la sua famiglia, purtroppo, la pensa ancora così. In realtà io non ho cercato niente e nessuno, sono stato chiamato».
Bernacca era bravo?
«Bravo meteorologo, bella voce, eccellente presentatore tv, ottima capacità di spiegare».
Torniamo a lei. Di Baroni si ricorda una storica previsione: neve a Roma nel gennaio ’85.
«Racconto che c’è una strana perturbazione, che le temperature si abbassano e annuncio che la Capitale verrà imbiancata. Nessuno ci crede, mi prendono per mezzo matto. Alla fine, invece...».
Di lei, però, si ricorda anche un errore.
«Anni ’80, Pasqua. In quel periodo collaboro con Repubblica e mi chiedono le previsioni per il week-end. Dopo la lettura delle carte stabilisco che sabato e domenica il tempo sarebbe stato discreto, con peggioramento solo lunedì. Il collega Caroselli, invece, attendendosi alle sole previsioni dell’Aeronautica, in tv a “Che tempo fa” annuncia pioggia già da sabato».
E ci azzecca lui.
«Mi sveglio la mattina di Pasqua e sento che piove. Mi viene da piangere: ho sbagliato previsione su un giorno importante e per di più scrivendola su un giornale, con titolo: “La Pasqua con il sole”. Quando arrivo in tv il direttore mi fa notare l’errore. Sono mortificato. Allora vado ospite al Tg della sera e, intervistato da Frajese, chiedo scusa agli italiani».
Generale, ultime domande. 1)  Il meteorologo più bravo di adesso?
«Mi piace tanto Stefano Tibaldi, direttore dell’Arpa (Agenzia Regionale Prevenzione e Ambiente) Reggio Emilia».
2) Non esistono più le mezze stagioni?
«C’è un estremismo del clima. La terra si sta riscaldando, avanti così  entro 100 anni il clima ci devasterà».
3) Rapporto con la religione?
«Sono molto credente».
4) Ha paura della morte?
«No, ma ci penso spesso. Mia moglie dice che camperò fino a 100 anni!».
Ultimissima. Pioggia, neve, sole, vento. Quale è il tempo preferito dal Generale Andrea Baroni?
«Amo la primavera, perché c’è un po’ di tutto».



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Alessandro Dell'Orto

Alessandro Dell'Orto

Alessandro Dell’Orto nasce a Crema (Cremona) il 5 dicembre 1968, ma è bergamasco di Verdello. Inizia a scrivere a Cremona (Mondo Padano), poi a Bergamo Oggi si specializza in sport e soprattutto calcio, seguendo per cinque stagioni, tutti i giorni, le vicende dell’Atalanta. Professionista dal 1996, lavora alla Gazzetta di Parma e poi è tra i fondatori de il Nuovo Giornale di Bergamo, dove fa il capo servizio dello sport. Nel 1999 sta per pochi mesi al bisettimanale Gazzetta di Lecco, poi va ad Avvenire per gli Europei del 2000 finché ad agosto 2000 viene assunto a tempo indeterminato a Libero, dove sei mesi dopo diventa capo servizio dello sport. Dal 2006 è inviato. Per Libero ha realizzato 100 interviste ritratto di calciatori spariti e negli ultimi 4 anni cura la rubrica Soggetti Smarriti.

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