Cerca

«Tutti volevano picchiarmi, ma le hanno sempre prese»

Il mediano più cattivo della storia si confessa: «Ai campioni è impossibile far male. Per gli inglesi sono il 4° macellaio al mondo? Puntavo al 1° posto...»

13 Aprile 2011

2
«Tutti volevano picchiarmi, ma le hanno sempre prese»
Romeo, basta il nome. Romeo nella storia del calcio italiano (ma non solo) significa grinta, carattere, personalità e tackle. Meglio se cattivi. Il Romeo del nostro football è e rimarrà sempre Romeo Benetti, baffoni, due cosce così e tacchetti affilati. Mitico. Samp, Milan, Juve, Roma e 55 partite in nazionale (Mondiali del ’74 e ’78), Romeo ha vinto tantissimo: un campionato di B (Palermo ’67-’68), 5 Coppa Italia (2 Milan, Juve e 2 Roma), 2 scudetti (Juve), 1 Coppa Coppe (Milan) e 1 Coppa Uefa (Juve). Ora, a 66 anni, tiene corsi per allenatori e vive tra la natura.



Chiavari, anzi collina di Leivi. Casa vista mare tra alberi, natura, sole e tranquillità. Romeo Benetti, che paradiso.
«Abito qui da 30 anni. Quando ho smesso di giocare ho dovuto scegliere una città in cui stabilirmi. Milano è caotica. Torino classista. Palermo bella, ma lontana. A Roma sai a che ora esci, ma non quando torni. Questa zona, invece, è perfetta».
Cosa le piace in particolare?
«Gli epitaffi: qui muoiono tutti a 95 anni!».
Buona questa. Lei ama il mare?
«Preferisco la terra, soprattutto se vicina al mare. Questa casa è ideale: sto tra la natura e tra gli animali. Ci sono cinghiali, volpi, falchi, merli, upupe».
Anche canarini? O quella di Benetti che alleva canarini è solo una leggenda?
«Tutto vero, ma è una storia di 40 anni fa! Mi regalarono un centinaio di canarini e un amico mi convinse a portarli a un concorso. Vinsi. E i giornali mi fecero diventare il mediano cattivo dal cuore tenero».
Che fa ora Romeo Benetti? A parte stare tra fiori e piante.
«Sono docente del settore tecnico della Figc. Tengo corsi per allenatori dilettanti e professionisti di seconda categoria».
Subito una curiosità, allora. Alla guida delle squadre di serie A non c’è un solo tecnico che abbia già vinto lo scudetto. Perché?
«Un caso. Siamo di fronte a un cambio generazionale. I giovani però sono bravi e preparati, niente a che vedere con quelli della mia generazione».
Domanda secca: chi vincerà lo scudetto?
«Milan o Inter. Udinese e Napoli non hanno la struttura per arrivare fino in fondo».
Romeo, noi invece torniamo all’inizio. Al piccolo Benetti.
«Nasco il 20 ottobre 1945 ad Albaredo d’Adige, provincia di Verona. Ultimo di otto fratelli, ho una gemella e indovini come si chiama?».
Boh.
«Giulietta! Romeo e Giulietta, no? Da bravi veronesi...».
Vero. Bambino timido o vivace?
«Scatenato. Resto orfano di padre a un anno e mezzo. Sono un ribelle e dagli 8 ai 16 anni mi mandano in collegio a Venezia».
Ricordi negativi?
«Bellissimi. Gioco a pallone tutti i giorni ed entro nella squadra dell’Asa, Associazione Sportiva Artigianelli».
Ruolo?
«Attaccante».
Idolo calcistico?
«E chi li conosceva i giocatori? Non c’era la tv a quel tempo».
Andiamo avanti. Dopo il collegio che fa?
«Raggiungo mamma a Bolzano e inizio a lavorare come maestro tipografo. Finché un giorno mi chiedono di partecipare a un torneo aziendale di calcio».
Ed  è  il più bravo.
«Mi nota un dirigente del Bolzano, club semiprofessionista. Mi ingaggiano per 10 mila lire al mese e da quel momento non sono più padrone della mia vita».
La stagione successiva va in serie C al Siena. Poi a Taranto, ancora più distante.
«Dopo due anni capisco che il calcio dei professionisti mi interessa poco, preferisco un futuro da tipografo. Spiego al presidente che voglio avvicinarmi a casa e...».
...e?
«Mi cedono al Palermo!».
Urca. Accetta?
«Per forza, il cartellino è della società! Ma scopro che aveva ragione il presidente: in quel periodo, viste le distanze, le partite al Nord si fanno due alla volta, di fila. E c’è tempo per andare a trovare la famiglia».
Con il Palermo vince il campionato di serie B. Ruolo?
«Attaccante, seconda punta».
La Juve la acquista subito, stagione 1968-69. Da Palermo a Torino: impatto con la nuova città e il nuovo club?
«Mi presento in sede per firmare il contratto e mi bloccano: “Scusi, dove è la giacca?”. “Non ce l’ho”. “Guardi che il presidente non la riceve senza giacca!”. Mi giro e torno a casa».
L’allenatore è Heriberto Herrera.
«Splendido esecutore di ordini. Dal lunedì al sabato ha una sola preoccupazione: farci perdere peso. E ogni giorno, prima e dopo allenamento, ci costringe a salire sulla bilancia».
Arrivate quinti e lei totalizza 24 presenze e 1 rete. Viene comprato dalla Samp.
«Bernardini è un allenatore stupendo, moderno: sarebbe attuale anche oggi. Il presidente è Colantuoni, un genio nella gestione economica del niente».
Il giovane Romeo Benetti segna 2 gol in 27 partite e viene notato dal Milan.
«In realtà mi notano per un altro motivo».
Quale?
«Samp-Milan, mischia furibonda con contrastone in area, resto in piedi e conquisto il pallone. Mi giro per vedere chi ho lasciato alle spalle e vedo tre rossoneri: Trapattoni, Schnellinger e Cudicini. Tutti a terra come birilli. Rocco in panchina si illumina e chiede ai dirigenti di comprarmi».
Già, Nereo. È lui a trasformarla da attaccante a mediano.
«Inevitabile esigenza tattica. Troppe punte in quel Milan, serve qualcuno che si sacrifichi ed io sono il più esuberante. Così  Rocco, indicando il centrocampo,  mi dice: “Fèrmate lì”».
E in Coppa...
«Vinciamo, ma se prendiamo gol siamo eliminati. Ogni volta che avanzo il mister urla: “Romeo, sta indrio!”».
E - racconta Bigon - a cinque minuti dalla fine l’urlo diventa: “Romeo sta indrio che perdemo un milion!!!!!”. Cioè il premio partita.
«Ahahaha. Vede? Questo era Rocco,  maestro nel gestire i giocatori».
Un gruppo di campioni. Guardi qui le figurine e scelga un compagno.
«Rivera. Fenomeno».
La giocata più incredibile che gli ha visto fare?
«Tutte. Le racconto questo. A volte, in allenamento o da avversario, ho cercato di picchiarlo. Beh,  non sono mai riuscito a prenderlo».
Troppo veloce?
«Geniale, capace di anticipare sempre l’azione. E di giocare di prima, cosa che a un mediano fa girare le balle. Perché è impossibile far male a quelli così».
Cioè? Spieghiamo meglio.
«I campioni, se proprio sei fortunato, li prendi sul piede in sospensione, quello alzato da terra. E, al massimo, gli fai un livido. Impossibile colpirli in tackle sulla gamba portante e spaccarli».
A proposito di entrate e infortuni, parliamo di Liguori. Le va? In quella sua prima stagione al Milan (1970-71), a San Siro contro il Bologna, lei entra in ritardo sul centrocampista e gli  rompe un ginocchio.
«Il calcio è fatto di contrasti. In ogni partita erano in undici a voler picchiare Benetti, sempre: sapevano che facendo fuori me si sarebbero tolti un bel problema. Sa in quanti ci sono riusciti?».
Pochi?
«Nessuno. Non mi sono mai infortunato».
Benetti il duro è sempre l’idolo dei propri tifosi.
«I supporter delle mie squadre si identificavano in me».
Gli avversari, invece, le giravano alla larga.
«Grazie alla fama da cattivo sono diventato più bravo di quello che ero: molti mi lasciavano il pallone per paura».
Benetti, sa che tre anni fa il “Sun”, tabloid inglese, ha stilato la classifica dei 10 macellai della storia del calcio? E lei, al quarto posto, era l’unico italiano presente...
«Ecco, questa cosa mi ha fatto incazzare».
Le dà fastidio il termine macellaio?
«Ma no, è un modo di dire un po’ scherzoso. Va bene».
E allora perché si è arrabbiato?
«Speravo di essere al primo posto!».
Grande Romeo. Nel 1971 lei viene convocato per la prima volta in nazionale. E in azzurro, in carriera, giocherà 55 volte, partecipando ai Mondiali del ’74 e del ’78.
«Esperienze incredibili. Quando torni da un Campionato del Mondo sei una persona diversa. Sempre».
Tra nazionale e club, lei ha marcato i migliori. Il più forte in assoluto?
«Pelè. Non lo prendevi mai nemmeno sul piede in sospensione. E ti ignorava, non ti guardava mai».
E perché?
«Per lui eri un’ombra, non esistevi. Con lo sguardo controllava il secondo o il terzo avversario da dribblare, per decidere come e dove muoversi».
Nella stagione 1976-77 Romeo Benetti torna alla Juve. Scusi, perché ride?
«Mi presento in sede per firmare e, ricordando la prima volta, prima di entrare mi metto una giacca. Mi guardano stupiti: “Ma Romeo, è luglio e fa caldo! Toglila!”».
È la Juve di Agnelli.
«Arriva a trovare la squadra in elicottero e sa tutto di tutti. Come se fosse sempre negli spogliatoi».
Romeo, guardi le figurine di quella squadra. Benetti, Gentile, Furino, Tardelli, Boninsegna: quanti calcioni giravano in partitella?
«Ahahaha. Stavamo tutti sempre in squadra insieme. E si vinceva».
Ora scelga lei un compagno da ricordare.
«Scirea. Tre giorni prima di partire per la Polonia, dove è morto, era nostro ospite a cena, qui a casa. Ragazzo stupendo. Sensibile. Calciatore immenso».
Benetti, altre fotografie e subito una curiosità: i baffi li ha sempre avuti?
«Una mattina, ai tempi del Milan, mi accorgo di essere in ritardo per l’allenamento. E per fare più in fretta li lascio: da quel giorno non li ho mai più tagliati».
Restiamo alla Juve. Vince due scudetti in due anni. E anche un premio per il gol più bello della stagione 1976-77.
«Vede la coppa laggiù? La conservo ancora. Grande soddisfazione anche se...».
...se?
«Beh, a distanza di anni lo posso confessare. Fu un gol casuale, non voluto!».
Meraviglioso. Raccontiamolo.
«Fiorentina-Juve e per tutta settimana Zeffirelli provoca, fa polemica, stuzzica. Si gioca a Firenze e ogni volta che tocco il pallone sono fischi, buuuuu, offese. Allora gioco sempre di prima per evitare insulti. Ad un certo punto Tardelli tira da lontano, il portiere Mattolini respinge, la palla si impenna e arriva verso me, fuori area. Non so che fare, penso che se la stoppo lo stadio mi fischia e allora decido di rinviare al volo, il più lontano possibile. Pum. Ne esce un tiro perfetto che si infila all’incrocio del pali. Gol più bello del campionato».
Dopo due stagioni bianconere, lei si trasferisce alla Roma.
«Dimostrazione dello stile Juve. Boniperti mi convoca in sede e mi spiega che il club ha deciso di ringiovanire, dunque non sono confermato. E mi chiede dove voglio andare, che mi accontenteranno».
Perché sceglie proprio Roma?
«Consiglio di Bearzot. E mi trovo bene».
L’allenatore è Liedholm.
«Un napoletano nato in Svezia».
Benetti, ultime domande veloci. 1) Il giocatore più forte di sempre?
«Pelè. Rivera tra gli italiani».
2) Quanti  rossi ha preso in carriera?
«Mai stato espulso. E gli arbitri mi tutelavano perché ero leale».
3) Esiste il doping nel calcio?
«Non credo. Con Rocco il mio doping era un bicchiere di vino in più».
4) E l’omosessualità?
«Mai capitato di avere compagni gay».
Ultimissima, faccia la nazionale coi suoi compagni più decisi e di personalità.
«In porta Albertosi. Da destra Anquilletti, Scirea, Schnellinger e Gentile. In mezzo Tardelli, io e Furino. Rivera mezzapunta. E davanti la coppia Boninsegna-Bettega. Allenatore Trapattoni. Una squadra così, oggi, potrebbe puntare tranquillamente allo scudetto».



C’è qualche personaggio sparito che vi piacerebbe riscoprire?

 Scrivete a [email protected]

Già pubblicati: Maurizio Seymandi; Mino Damato; Lino Toffolo; Liù Bosisio; Andrea Balestri (Pinocchio); Angelo Licheri (Vermicino); Mago Silvan; Jimmy Fenomeno; Alessandro Nannini; Guido Nicheli (Cumenda); Alberto Camerini; Sabrina Salerno; Paolo Canè; Stefano Salvi (viceGabibbo); Manuela Blanchard (Bim Bum Bam); Giorgio Bubba (90° minuto); Dora Moroni; Fabrizia Carminati; Selen; Guido Angeli; Renée Longarini; Gigi Sabani; Marco Ferradini; Sammy Barbot; Ettore Andenna; Annamaria Rizzoli; mago Alexander; Giorgio Mendella; Cristina Moffa; Pasquale Finicelli (Mirko dei Bee Hive); Ivan Cattaneo; On. Antonio Guidi; Pasquale Africano; Elisabetta Viviani; Novello Novelli; Luca Levis (Mago G); Lodovico Peregrini (Signor No); Lorena Forteza; Totò Antibo; Paolo Montero; Mario Tessuto; Gabriella Golia; Sara Bartoli (Papa Wojtyla); Davide Mengacci; Maurizio Agliana; Zed; Fiorella Pierobon; Cannelle; Roberta Termali; Marco Bellavia; Ramona Dell’Abate; Sergio Baracco; Davide Marotta (Ciripiripì Kodak); Peppiniello Di Capua; Stefania Senno (Seveso); Luciano De Maria (banda via Osoppo); Ernesto Pellegrini; Franco Rosi; Massimo Catalano; Virgilio Savona e Lucia Mannucci (Quartetto Cetra); Mago Gabriel; Fiorenzo Magni; Alessandro Canino; Schulz (Maurizio Costanzo Show); Simone Jurgens (Carletto, Corrado); Nevio Scala; Lara Motta (Pic Indolor); Edoardo Romano (Trettré); Minnie Minoprio; Gigi Sammarchi; Isabella Biagini; Enzo Braschi; Enrica Bonaccorti; Gery Bruno (Brutos); Federica Moro; Sergio Saladino (Buonaseeera); Daniela Ferolla (Miss Italia 2001); Tito Stagno; Farouk Kassam; Lilli Carati; Alfredo Pigna; Linda Lorenzi; Gianni Drudi (Fiky Fiky); Tony Binarelli; Astutillo Malgioglio; Pippo e Mario Santonastaso; Enrico Beruschi; Edo Soldo (Velino); Alessandra Di Sanzo (Mery per sempre); Marco Milano (Mandi Mandi); Jocelyn; Bruno Pizzul; Sergio Vastano; Paolo Limiti; Giovanna Amati (F.1); Luciano Rispoli; Scialpi; Fioravante Palestini (Uomo Plasmon); Maurizio Ferrini; Giussy Farina; Sharon Gusberti (I Ragazzi della 3ª C); Mario Marenco (Riccardino); Liliano Frattini; Carlo Massarini; Claudio Caniggia; Febo Conti; Renzo Villa; Susanna Messaggio; Mauro Di Francesco; Fra’ Cionfoli; Topo Gigio; Gian Fabio Bosco (Gian); Aleandro Baldi; Marco Predolin; Rosa Fumetto; Dario Baldan Bembo; Nino Castelnuovo; Nadia Cassini; Christian; Azeglio Vicini; Pamela Petrarolo (Non è la Rai); Armando De Razza; Alessandro Patelli (Lega); Guido Prussia; Sydne Rome; Marina Morgan; Giorgio Bracardi; Francesco Calabrese; Raffaella Del Rosario; Simona Tagli; Giorgio Ariani; Simona Mariani; Gloria Piedimonte (La Guapa); Maurizio Cocciolone; Valeria Rossi; Carlo Sassi; Le bambine de “Il caffe della Peppina” (Zecchino d’oro); Carlo Nervo; Carmen Lasorella; Flavia Fortunato; Paolo Barabani (Hop hop somarello); Andrea Baroni; Adriano Aragozzini; Stefano Nosei; Enzo Cannavale; Elda Lanza; Jack La Cayenne; Roberta Capua; Lino Patruno

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • sandr'occhio

    16 Aprile 2011 - 16:04

    Siamo quasi coetanei e come'era bello vederlo giocare! NON CI SONO PIù I BENETTI DI UNA VOLTA!

    Report

    Rispondi

  • wandaelisa

    14 Aprile 2011 - 01:01

    Ho 50 anni sono milanista dalla nascita e Benetti e' sempre stato il mio idolo e lo e' come gioco ancora adesso. Grazie di questa intervista.

    Report

    Rispondi

Alessandro Dell'Orto

Alessandro Dell'Orto

Alessandro Dell’Orto nasce a Crema (Cremona) il 5 dicembre 1968, ma è bergamasco di Verdello. Inizia a scrivere a Cremona (Mondo Padano), poi a Bergamo Oggi si specializza in sport e soprattutto calcio, seguendo per cinque stagioni, tutti i giorni, le vicende dell’Atalanta. Professionista dal 1996, lavora alla Gazzetta di Parma e poi è tra i fondatori de il Nuovo Giornale di Bergamo, dove fa il capo servizio dello sport. Nel 1999 sta per pochi mesi al bisettimanale Gazzetta di Lecco, poi va ad Avvenire per gli Europei del 2000 finché ad agosto 2000 viene assunto a tempo indeterminato a Libero, dove sei mesi dopo diventa capo servizio dello sport. Dal 2006 è inviato. Per Libero ha realizzato 100 interviste ritratto di calciatori spariti e negli ultimi 4 anni cura la rubrica Soggetti Smarriti.

media