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«Ero fidanzata con Tarzan e ho rifiutato Capitano Kirk»

Il sogno erotico italiano degli anni ’70 svela i suoi amori: «Con McQueen una storia spericolata. Ma ora dopo una carriera da bella voglio diventare brutta»

25 Aprile 2011

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«Ero fidanzata con Tarzan  e ho rifiutato Capitano Kirk»
Barbara Bouchet, un sogno. Occhi azzurri, fisico da sballo, sguardo intrigante e carica erotica, impossibile resistere a una donna così. Sex symbol degli anni ’70 e ’80, ha accompagnato le fantasie di tutti noi, spogliandosi e facendosi ammirare nelle commedie all’italiana. Poi si è data al fitness e poi ancora si è ritirata da cinema e tv per dedicarsi alla famiglia. Ora ha 66 anni ed è sempre bellissima. Ma è pronta a farsi brutta per tornare a lavorare al cinema.



Cappellino rosso,  abbigliamento sportivo,  scarpe comode e gran fisico. Barbara Bouchet, complimenti: il tempo per lei sembra andare al rallentatore.
«Grazie. Cerco di tenermi bene, perché mi hanno insegnato che se hai una Ferrari e non la mantieni, rischi di ritrovarti fermo in mezzo a una strada».
Buona questa. Ha un segreto particolare?
«Beh, innanzitutto è una questione di natura: ho preso da mamma Ingrid che è una donna molto sprint anche ora che ha 86 anni.  Poi faccio palestra  e cerco di seguire un’alimentazione biologica, oggi ancora più di prima».
Domanda secca. È contraria alla chirurgia estetica?
«Se una ragazza ha un problema  serio è giusto che provi a risolverlo. In generale non mi piacciono le donne che si trasformano, alla fine sembrano tutte uguali».
Dovesse cambiare qualcosa di lei, che sceglierebbe?
«Una tiratina qui sotto il mento. Quando sarà il momento lo farò. Ora no, comprometterebbe le ambizioni di attrice».
In che senso, scusi?
«Sono stata per anni un sex symbol e ora vorrei interpretare ruoli adatti alla mia età. Con un intervento sarei troppo giovane per fare la nonna, ma non abbastanza per fare la giovane! Sa che mi sono presentata a un provino truccata da bruttissima?».
Cioè?
«Malata terminale di cancro dopo la chemio. Guardi, guardi qui la foto. Dopo una carriera da bellona ora sento il bisogno di ruoli diversi. Me lo posso permettere».
Ma è irriconoscibile in questa immagine. L’hanno presa?
«Sì. Il film era “Rewind“ di Massimo Spano, ma dopo tre giorni non c’erano più soldi ed è saltato».
Barbara, la gente che le dice?
«Gli uomini, tutti, ripetono: “Signora Bouchet, quanti bei sogni mi ha fatto fare nella vita...”».
La infastidisce?
«Perché dovrebbe? Le donne, invece, si complimentano: “Signora Bouchet, lei è sempre bellissima e di gran classe”. E  mi domandano che faccio ora».
Già, che fa ora Barbara Bouchet?
«Preparo dvd di ginnastica per le “Golden girls”».
Chi sono?
«Le ragazze dai 50 anni in su che seguivano le mie trasmissioni di fitness negli anni ‘80: ora sono cresciute e hanno bisogno di nuovi tipi di ginnastica, meno veloce e più soft».
E al cinema fa qualcosa?
«Sono ferma. Per i registi in auge io sono un’antichità, ti fanno fare provini anche se hai alle spalle 120 film».
Stesso discorso per la tv?
«Peggio. La meritocrazia è morta. Ora diventi famoso se fai un reality, ti usano ed è solo un’illusione. Se un mio figlio mi chiedesse di poter partecipare a un programma del genere gli consiglierei di non farlo, soprattutto senza una bella carriera alle spalle».
A proposito, quanti figli ha?
«Due maschi. Alessandro Borghese fa lo chef ed è famoso: ogni giorno conduce la trasmissione “Cucina con Ale!” su Real Time. Massimiliano, che ha 22 anni, studia e vive a Londra».
Lei attualmente ha un compagno? È sola?
«Singleeeee».
Lo dice con soddisfazione.
«Yesss. Sono stata sposata 35 anni con Luigi Borghese, ma ora sto bene così. Non devo rendere conto di niente a nessuno, anche se sono presente nella vita dei figli».
Avrà molti pretendenti...
«Gli ammiratori incontrati finora sono stati  un disastro».
Il più strano?
«Un tizio di 55 anni conosciuto a Montecarlo. Diceva di essere ricco, intelligente e generoso. Un giorno si presenta con una serie di regali: una Bibbia, un’icona di legno con tre santi, un rosario, un cavallo di ferro. Lo guardo sorpresa, ancora sto con la bocca aperta: “Vuoi redimermi per il mio passato?”».
Sì, il passato. Torniamo indietro nel tempo, agli inizi e alla piccola Barbara.
«Nasco a Reichenberg, Cecoslovacchia, il 15 agosto 1944. Il cognome vero è Gutscher. Sarà un manager della moda con gusti francesi a inventare il nome d’arte Bouchet».
Bambina timida?
«No. Prima di sei figli e con il mondo dello spettacolo nel sangue: nonno ha un cinema e papà fa il fotografo e l’operatore».
Quando lei ha 12 anni, nel 1956, la famiglia si trasferisce in America.
«Mamma si fa convincere da un’amica che in California c’è ricchezza e, dopo il consulto con una maga, obbliga papà - che evidentemente l’amava molto - a partire. Due genitori e 5 figli all’avventura».
L’impatto con gli Usa come è?
«Duro. Per pagare i debiti raccogliamo cotone in una piantagione. Dopo un anno ci trasferiamo a San Francisco in un quartiere di messicani ed è peggio: essendo tedeschi siamo visti con sospetto,  l’integrazione è da incubo».
Cioè?
«Le ragazze, gelose della mia capigliatura bionda e lunga, mi appiccicano le chewing gum tra i capelli obbligandomi a tagliarli. Una tipa, poi, mi sfida a duello e mi rifila un pugno con un anello: guardi, se sorrido si vede ancora la cicatrice».
Beh, è razzismo.
«Sì e  lo detesto. Va giudicato l’uomo, non la razza, il colore, l’appartenenza politica o i gusti sessuali».
Quando si avvicina allo spettacolo?
«Papà mi scatta  fotografie in posa e vengo scelta a un provino per fare la modella. Sono bella, formosa, con la vita strettissima e le gambe perfette. Vinco molti concorsi. A 15 anni me ne vado di casa e mi trasferisco a Los Angeles per studiare recitazione. Ed entro nel mondo di Hollywood».
Nel 1965 viene scelta per girare “Prima vittoria” con John Wayne,  Kirk Douglas e Henry Fonda.
«Douglas ha 50 anni ed è un play boy, ma io sono una ragazzina e lo vedo vecchio. Wayne? Un giorno c’è da andare all’aeroporto  e mi chiede di accompagnarlo. Viaggio interminabile: si ferma ad ogni bar che incontriamo per bere whisky».
In quegli anni lei recita anche in un episodio di “Tarzan” e in uno di “Star Trek”.
«Nessuno si rende conto che saranno serie di culto. Un giorno bussa alla porta William Shatner, il capitano Kirk. Sì, insomma, mi invita a cena. Ci prova».
E lei?
«Dico di no e sa perché? Senza i capelli della scena non lo riconosco! È completamente pelato».
Altri incontri importanti a Hollywood? Perché ride?
«Un pomeriggio sento un profumo fortissimo, nauseabondo. Dico ad alta voce, seccata: “Ma chi si è messo tutto questa essenza che mi fa venire il mal di testa???”. Un tizio risponde: “Io!”. Mi volto, lo guardo con distacco senza riconoscerlo. Poi mi spiegano: è Marlon Brando. E capisco che ho appena snobbato il simbolo maschile di tutte le donne!».
Nel 1969 Barbara Bouchet viene in Italia.
«Mi scelgono per girare “Colpo rovente” con Carmelo Bene. Mi innamoro di Roma e decido di restarci. Anche perché mi fidanzo con  Omar Sharif».
Urca. State insieme per molto tempo?
«Pochi mesi. Ha il vizio del gioco e passa tutto il tempo con le carte. Quando capisce che mi sto stufando mi chiede di trasferirmi a Parigi con lui e mettere su casa. E mi spiega: “Basta che i  muri restino bianchi, odio quadri e oggetti vari”. Esattamente il contrario di quello che piace a me. E lo mollo».
Barbara, ci faccia sognare. Altre storie d’amore famose?
«Qualcuna prima di venire in Europa».
Beh, senza nomi non è bello.
«Nel periodo di Los Angeles mi fidanzo con Tarzan».
Detta così fa quasi ridere. Cioè?
«Ron Ely, l’interprete della serie tv, è un ragazzo alto due metri, fisico incredibile naturale e un sorriso dolce da bambino».
Altri?
«Sempre negli Usa, in quel periodo, ho un flirt con Steve McQeen. Una volta affitta una Dune Buggy e mi porta nel deserto di Palm Spring  per sentire le cicale e guardare le stelle».
Romantico. Come mai quella smorfia?
«Restiamo impantanati, dobbiamo lasciare l’auto in mezzo al deserto e tornare a piedi, di notte. Finché arriviamo all’autostrada e chiediamo un passaggio a un camion di frutta e verdura».
Avventura da vita spericolata, come direbbe Vasco Rossi. Barbara, in Europa invece nessun fidanzamento?
«Mi innamoro di David Niven, quello di “James Bond 007 - Casino Royale”, ma è impegnato e non succede niente. Nel 1974, poi, metto su famiglia anche io e mi sposo con Luigi Borghese».
In Italia, negli Anni ‘70 e ‘80, lei gira un’infinità di film. Qualche titolo per qualche aneddoto. “Anatra all’arancia” (1975).
«Mi dicono che Monica Vitti non vuole un’altra bionda.  Risposta: “Che problema c’è? Mi faccio nera!”. E mi tingo».
“Per le antiche scale” (1975) con Mastroianni.
«Marcello ogni giorno, in sala trucco, si siede davanti allo specchio e canta “Bella senz’anima” di Cocciante».
Perché?
«È giù di morale e triste. Catherine Deneuve l’ha appena lasciato».
In quel periodo Barbara  Bouchet diventa il sogno erotico degli italiani con le commedie sexy. Ne gira moltissime tra cui “Amore vuol dir gelosia” (1975), “Tutti possono arricchire tranne i poveri” (1976) e “Spaghetti a mezzanotte” (1981).
«Ma non le rifarei tutte, in alcuni casi sono stata costretta ad accettare per poter lavorare in altre pellicole che mi piacevano. E della rivalità con Edwige Fenech non mi chiede nulla?».
Bah. Non è obbligatorio.
«Nooo, non ci credo: così mi fa un regalo! Della Fenech e dell’incontro del 2004 con Tarantino a Venezia sono stufa di raccontare le stesse cose. Non ne posso più».
Guardi, si può passare tranquillamente oltre. E parlare, invece, di Internet. Ha mai provato a digitare Barbara Bouchet su Google?
«Una volta ed è uscito di tutto. Foto, film, videoclip in cui si vede ogni dettaglio».
La imbarazza?
«Per niente. Non sono cresciuta in una famiglia pudica, anzi. La vergogna per il mio corpo è una cosa che non conosco. Non ho mai conosciuto. Un giorno mio figlio, ai tempi delle scuole, arriva a casa e dice: “Mamma, i compagni mi prendono in giro perché hai fatto vedere il seno in tv”.  Risposta: “Dì ai tuoi amici che le loro mamme probabilmente non se lo possono permettere”».
Le hanno mai proposto film più spinti?
«Dovevo interpretare “La chiave” e “Histoire d’O”, ma dopo aver letto il copione ho rifiutato».
Ora, a 66 anni, si spoglierebbe?
«No, sarei ridicola».
Torniamo alla carriera. Nel 1983, a 39 anni, lei dice basta cinema. E molla tutto per darsi alle trasmissioni tv sul fitness.
«Per non rischiare di fare la fine di Sylva Koscina, abbandonata da un momento all’altro. Meglio smettere prima».
Barbara, ultime domande veloci. 1) Attore preferito?
«Amo Toni Servillo e Elio Germano».
2) Tra le donne?
«Meryl Streep. Fanny Ardant e tra le giovani Carolina Crescentini».
3) Un rimpianto ce l’ha?
«Un provino andato male con Vittorio De Sica. Per la tensione e l’impaccio non sono riuscita a dire una sola parola».
4) Paura della morte?
«No. Ho paura della malattia. Dopo la separazione sono entrata in depressione. Ne sono uscita grazie alle mie amiche, a mio fratello e mia sorella. E ho dimostrato ai miei figli che bisogna sempre lottare».
5) Rapporto con il sesso?
«Normale. Ma è importante la chimica».
Ultimissima. Ha un sogno?
«Essere scelta per un film dove posso dimostrare la mia bravura e dove non devo essere necessariamente giovane e bella».



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Alessandro Dell'Orto

Alessandro Dell'Orto

Alessandro Dell’Orto nasce a Crema (Cremona) il 5 dicembre 1968, ma è bergamasco di Verdello. Inizia a scrivere a Cremona (Mondo Padano), poi a Bergamo Oggi si specializza in sport e soprattutto calcio, seguendo per cinque stagioni, tutti i giorni, le vicende dell’Atalanta. Professionista dal 1996, lavora alla Gazzetta di Parma e poi è tra i fondatori de il Nuovo Giornale di Bergamo, dove fa il capo servizio dello sport. Nel 1999 sta per pochi mesi al bisettimanale Gazzetta di Lecco, poi va ad Avvenire per gli Europei del 2000 finché ad agosto 2000 viene assunto a tempo indeterminato a Libero, dove sei mesi dopo diventa capo servizio dello sport. Dal 2006 è inviato. Per Libero ha realizzato 100 interviste ritratto di calciatori spariti e negli ultimi 4 anni cura la rubrica Soggetti Smarriti.

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