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«L'unica vera bestemmia è ricordarmi per una fattoria»

È stato il Pierrot più famoso del teatro e oggi vive con 800 euro. «Un’imprecazione in tv mi ha rovinato e ormai sono solo il contadino di un reality. Gay? Mai detto»

2 Maggio 2011

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«L'unica  vera bestemmia  è ricordarmi per una fattoria»
Leopoldo Mastelloni lo ricordiamo per una bestemmia (la prima in diretta tv, 1984) e forse questa è la vera bestemmia. Attore, regista, cantante, negli anni ’70 e ’80 ha conquistato i teatri di tutta Italia con “Mastellomania”, “Carnalità” e “Cammuriata” e ha fatto il boom in tv e al cinema (“Culo e camicia”, 1981). Poi, nel 1984, lo scandalo dell’imprecazione durante il programma “Blitz”, l’allontanamento dal mondo dello spettacolo e la difficile rinascita. Ora ha 65 anni.



Divani ricoperti di pellicce, cuscini colorati, cd, foto, oggetti chic e kitsch. Leopoldo Mastelloni, che casa intensa. Ricca. Viva.
«È come un grande camerino. Sa, io a teatro  me li arredo i camerini».
L’oggetto più strano che c’è?
«La sfido a trovare un oggetto normale».
Vero. Mettiamola così allora. Quello cui tiene di più?
«Guardi quella cornice là dietro. Foto di Mina con dedica, fatta cinque anni fa».
Come l’ha convinta?
«Lei e la Loren sono i miei miti. Quando ho compiuto 60 anni le ho scritto una lettera da ammiratore. Dopo qualche giorno squilla il telefono. “Pronto Leopoldo? Sono Mina”. Per poco svengo. E mi ha mandato la fotografia».
Torniamo alla casa. Abita qui da molto?
«Quattro anni. Il mio primo appartamento a Roma era in Piazza di Spagna. Ci sono passati tutti i big dello spettacolo».
Cioè?
«Ogni sera organizzavo cene di tre turni. Alle 20.30 venivano i grandi come Paolo Panelli, Flora Mastroianni, Franca Valeri. Alle 22.30 era il momento dei giovani: Rosalinda Celentano, Gianmarco Tognazzi, Emanuele Salce. Alle 23.30 infine le annunciatrici tv, i giornalisti e chi finiva tardi a teatro come Giuffrè e Orsini».
Scusi, faceva da mangiare sempre lei?
«Che ci vuole a buttare una pasta?».
Una scena indimenticabile di quei tempi?
«Per Capodanno, a casa di Patroni Griffi,  arriva la Lollobrigida con un abito meraviglioso ricoperto di pietre preziose. Scivola sulla sedia e si ritrova, al rallentatore, a gambe all’aria. Memorabile».
Leopoldo, torniamo a oggi. Che fa?
«Poco o nulla, lavoro non ce n’è».
La gente la riconosce?
«I giovani mi riconoscono per aver avuto successo nel reality “La Fattoria”: sanno che sono famoso, ma non il perché. Tempo fa mi ferma un ragazzino: “Leopoldo, parlando con mamma ho scoperto che sei più importante di Renato Zero!”. Capito? Sono attore ma mi paragonano a un cantante, mica a Gassman...».
La infastidisce?
«Ora è il massimo cui posso ambire. Nessuno mi ricorda per quanto  fatto a teatro».
Le manca il palcoscenico?
«Molto, è la mia vita».
E la televisione?
«Quella no. Adesso non è più in mano ai dirigenti, ma a tre o quattro manager, una mafia. Hanno le loro mezze tacche da vendere e noi artisti veri siamo scomodi».
Cosa le piacerebbe fare in video?
«Se mi affidassero una qualsiasi trasmissione l’audience andrebbe su. Ma non hanno il coraggio».
Domandina fastidiosa. Con che soldi vive Leopoldo Mastelloni?
«Pensione Enpals, 1200 euro che diventano 800 nette. Non male dopo 45 anni di carriera, eh?».
Già, riviviamola insieme la sua carriera. E torniamo agli inizi.
«Nasco a Napoli il 12 luglio 1945. Siamo quattro figli e decidono che dovrò fare il magistrato come nonno Leopoldo. Io invece preferisco seguire la vena artistica di zia Elisabetta Barbato, soprano antesignano della Callas, e mi butto nell’arte. La carriera in magistratura la farà mio fratello».
Carlo Mastelloni, il famoso giudice che ha fatto emergere la struttura segreta Gladio e che ha incriminato i vertici dell’Olp?
«Le racconto questa. La vicina di casa, quando sono piccolo, è una donna spagnola esperta nell’arte divinatoria. Un giorno fa le carte a mamma. “Vedo i tuoi due figli maschi in prima pagina sui giornali”. Mia madre, per anni, ha temuto che diventassimo delinquenti...».
Vi hanno creato problemi due carriere tanto differenti?
«A me ha procurato nemici, a livello politico, nello spettacolo. A Carlo, in un ambiente così formale, ha procurato imbarazzo avere un fratello pazzo come me».
Sì, il piccolo pazzo Leopoldo. Racconti.
«Mi innamoro della tv e del mondo dello spettacolo e dopo il Liceo Classico mi iscrivo alla Scuola d’arte, poi all’Accademia di Belle Arti per diventare scenografo. Frequento il Teatro sperimentale Esse e quando un giorno manca un attore mi chiedono di sostituirlo. Il critico scrive: “Quel ragazzo ha talento da vendere”».
Nel frattempo lavora?
«Pulisco moquette nei negozi e mi arrangio. Finché mi offrono di fare la comparsa per la tv, si guadagna bene e si sta a contatto con i grandi attori. Registriamo Maigret con Gino Cervi e chiedo di poter vedere tutte le prove. Un giorno il regista Landi mi offre una parte nell’episodio “Il pazzo di Bergerac”, ma quando scoprono che sono solo una comparsa e che sono addirittura stato bocciato al provino...».
...alt. Bocciato da chi?
«Romolo Siena. Che sentenzia: non è adatto a nessun ruolo in tv».
Complimenti. Andiamo avanti...
«Scoprono chi sono e c’è una mezza rivolta. Ma Cervi si impone: lo fa Leopoldo e basta. Ed è l’inizio della carriera».
Lei poi fa il boom a teatro in Italia e all’estero, presentando  un particolare Pierrot.
«Al Festival di Nancy è un trionfo. Per entrare la gente sfonda le porte. Nel frattempo invento altre due cose fondamentali per il palcoscenico. Il nastro magnetico che sostituisce l’orchestra e diventa una colonna sonora. E la proiezione al posto della scenografia».
Vero che  ha anche lanciato “La Smorfia”?
«Nel ’76 devo fare uno spettacolo al San Carluccio di Napoli, ma all’ultimo mi chiamano per una cosa più importante. Avviso l’impresario: “Pigliati questi tre ragazzi, garantisco io, sono bravi: li ho visti a San Giorgio a Cremano. Se vanno male rimborso di tasca mia 25  mila lire al giorno”. È un successo, li chiamano in tv  e fanno fortuna. Troisi però non mi è mai stato riconoscente. Si è subito montato la testa».
Tanto per non farsi mancare nulla, a inizio anni ’70, lei fa anche cabaret a Milano.
«Ma non lo ricorda nessuno per gelosia. Mi esibisco in uno spettacolo cantando Weill e prendo paga doppia. Gli altri si incazzano e organizzano una claque al contrario: gente che fischia. Ma il pubblico vero applaude e vengo confermato».
Mastelloni, il mondo dello spettacolo e della comicità viene spesso contaminato dalla droga. Scusi, che c’è da ridere?
«In quel periodo un tizio mi regala un portacipria. Uso il borotalco per truccarmi da Pierrot e sento freddo, poi bruciore e allora lo butto nel water. Poco dopo, la stessa persona vede il portacipria vuoto e si stupisce: “Ma sei un sifone!”. Non capisco. Gli spiego che fine ha fatto la polverina e si arrabbia: “L’è matt, l’è matt!! Era cocaina!!”».
E ora dove va?
«Mi segua in bagno».
In che senso?
«Venga a vedere e non si preoccupi».
Ci sono le locandine dei suoi spettacoli!
«Vede che non dico balle? Guardi qui: al Derby io con il “Pierrot del cabaret” sono in programma tutte le sere e gli altri ogni tanto. Questo è uno spettacolo al Teatro di Genova, qui a Bologna, qui a Roma nel ’76 con “Mastellomania” e qui nel ’78 a Cesena con “Carnalità” di Patroni Griffi».
Curiosità inevitabile. Perché le tiene appese in bagno?
«Anche Mastroianni in bagno aveva i quadri con le nomination agli Oscar!».
Buona questa. Leopoldo, lei è stato il primo caso di outing dello spettacolo. Omosessuale dichiarato.
«Leggenda metropolitana. Mai rivelato di essere gay e manco ora lo rivelo».
Nel senso che annuncia di essere etero?
«Non annuncio niente. La sessualità è personale e non ha senso dichiararla pubblicamente. Anche perché ho visto tanta gente cambiare gusti più volte...».
Ora ha una relazione stabile?
«Mai avuto un solo giorno di relazione con nessuno o nessuna. Il mio unico coito è sempre stato con il teatro. Al massimo ho avuto grandi amicizie».
Torniamo alla carriera. Teatro, cabaret, ma anche cinema.
«Sono a casa di Gabriella Lionello, cena tra amici e c’è pure il regista Capitani. Sono già famoso, ma nessuno mi conosce di viso perché in scena sono sempre truccato da Pierrot. Gabriella  mi chiede di fare il cameriere, maleducato e incapace, per fare uno scherzo. Rovescio piatti, insulto, combino guai. Quando  sveliamo che è una gag, Capitani divertito mi propone di girare un film con la Loren e Mastroianni».
È   “La Pupa del gangster” (1975). Nel 1987 invece partecipa ad “Avere vent’anni”.
«Il regista Di Leo me lo propone, ma non lo voglio fare. Quando mi dice che serve per lanciare Gloria Guida e Lilly Carati nel cinema drammatico,  accetto per aiutarle».
Qualche ricordo particolare?
«Scena con loro completamente nude e le comparse non professioniste visibilmente eccitate.  Divertentissimo».
Nel 1981 fa “Culo e camicia” con Pozzetto.
«Sono in scena per l’inaugurazione della Sala Umberto a Roma e a fine spettacolo vengono nel camerino Festa Campanile e Aurelio De Laurentiis. Mi chiedono di girare un film per loro, dico no».
Scusi, che fa?
«Le faccio vedere la scena, da non crederci. Si inginocchiano davanti a me! Claudia Cardinale può confermare. Accetto e il film va alla grande: record di incassi dietro al “Marchese del Grillo” di Sordi per solo 40 milioni. E alla premiazione Albertone si avvicina: “A’ Mastello’, t’ho fregato”».
Lei intanto fa ancora tv. Conduce la prima diretta per Rai  3 da Venezia e poi lavora per Rai 2 a “Blitz”.
«Tengo a battesimo Vasco Rossi, che mi dice: “Mastelloni, sei una Ferrari con una marcia in più”. Lo testimonia Youtube».
Nel 1984, però, il pasticcio. Intervistato e provocato dai ragazzi del pubblico, si lascia scappare una bestemmia. Ed è il caos.
«Domande preparate e provate. Una ragazza,  parlando di gusti sessuali, dice: “Leopoldo, ci sei o ci fai?”. Rispondo: “Sotto le lenzuola ognuno fa quel porco... che gli pare e piace”. Se ne accorge solo Minà. La sera però una telespettatrice chiama il Messaggero e si lamenta. Ed è la fine».
Polemiche, denunce, accuse.
«Per due anni non lavoro più, né a teatro né in tv, la Rai mi cancella. Resto senza una lira. Mi chiamano solo la Goggi e la Carrà. A salvarmi  saranno Berlusconi e Costanzo».
Silvio? E come?
«Sono appena stato scritturato al Teatro stabile di Trieste per fare Pirandello, Canale 5 mi offre una trasmissione con Villaggio e  dico di no. Qualche giorno dopo squilla il telefono, è Berlusconi che avevo conosciuto ai tempi del Derby. “Leopoldo, cribbio, mi hanno detto che ha rifiutato. Mi ha fatto un favore già una volta, me ne faccia un secondo”. Non capisco. “Scusi, che intende?”. “Ricorda qualche anno fa ad Abbiategrasso, a Telemilano, quel signore che non aveva soldi per pagarle sei puntate già registrate? Lei diede il nulla osta per mandarle in onda gratis e le portò fortuna. Ecco, quel signore ero io!”».
E poi?
«Accetto di registrare  tutto in una settimana, ci riesco e così Berlusconi mi rilancia attraverso Canale 5. E Costanzo mi chiama come ospite fisso nel suo show».
Leopoldo, qualche domanda veloce. 1) Il suo attore preferito?
«Gassman».
2) Tra le donne?
«Sophia Loren».
3) Rapporto con la religione?
«Bellissimo».
4) Paura della morte?
«No. Quando la sera, per andare a ballare, passo davanti al cimitero del Verano dove ci sono tutti i miei amici, dico: “Ciao ragazzi, ci vediamo! Divertitevi”».
5) Ultimissima. Leopoldo Mastelloni ha fatto teatro, tv, cinema e musica ad altissimi livelli, ma è ricordato soprattutto per la bestemmia. Quanto le dà fastidio?
«Molto e le dirò di peggio. Mi ricordano per la bestemmia e per altre due cose: la partecipazione al reality “La Fattoria” e “Scherzi a parte”. Questo è il livello culturale dell’Italia di oggi».




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Alessandro Dell'Orto

Alessandro Dell'Orto

Alessandro Dell’Orto nasce a Crema (Cremona) il 5 dicembre 1968, ma è bergamasco di Verdello. Inizia a scrivere a Cremona (Mondo Padano), poi a Bergamo Oggi si specializza in sport e soprattutto calcio, seguendo per cinque stagioni, tutti i giorni, le vicende dell’Atalanta. Professionista dal 1996, lavora alla Gazzetta di Parma e poi è tra i fondatori de il Nuovo Giornale di Bergamo, dove fa il capo servizio dello sport. Nel 1999 sta per pochi mesi al bisettimanale Gazzetta di Lecco, poi va ad Avvenire per gli Europei del 2000 finché ad agosto 2000 viene assunto a tempo indeterminato a Libero, dove sei mesi dopo diventa capo servizio dello sport. Dal 2006 è inviato. Per Libero ha realizzato 100 interviste ritratto di calciatori spariti e negli ultimi 4 anni cura la rubrica Soggetti Smarriti.

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