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«Linea verde batteva Sanremo e faceva spostare le messe»

L'ex conduttore: «Andavo così bene che i parroci hanno cambiato gli orari. Facevo nove milioni di telespettatori la domenica mattina»

16 Maggio 2011

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«Linea verde batteva Sanremo e faceva spostare le messe»
Federico Fazzuoli ogni domenica mattina - tututututututu - atterrava in elicottero e ci raccontava l’Italia e gli italiani, posti, cibi, tradizioni. L’appuntamento fisso, per tutti, era alle 12 su Rai1 con la trasmissione “Linea Verde” (dal 1981 al 1993), programma che è arrivato a toccare 9 milioni e mezzo di spettatori. Più del Festival di Sanremo. Fazzuoli, baffoni e modi gentili, poi ha deciso di cambiare ed è andato a Tmc, ma non è riuscito a ripetere il successo. Ora gestisce un agriturismo in Toscana.



Una stradina che fugge dall’asfalto e si arrampica tra la natura. Poi, come per magia, rose, ginestre, prati, alberi, impronte di cinghiali. Fazzuoli, qui è un paradiso.
«È il Valdarno. In linea d’aria siamo a pochi chilometri dal paese, Terranuova Bracciolini. Eppure sembra di essere isolati. Guardi, guardi laggiù».
Cosa sono?
«Le colline che tanto piacevano a Leonardo, quelle dipinte alle spalle della Gioconda. Ora venga con me. C’è da arrampicarsi un po’, stia attento a non scivolare».
Dove si va?
«Una volta c’era un lago. Quando si è prosciugato, si è formato un altopiano. Osservi là a sinistra, c’è uno strapiombo di 100 metri. A destra, un altro strapiombo. Il terreno finisce con due balze, come fosse la prua di una nave. Sotto, il vuoto».
Uno spettacolo. Questi campi sono vostri?
«La Fattoria Fazzuoli è qui dal 1868, quando i bisnonni si sono trasferiti da Cortona. Abbiamo tre casali, due dei quali adibiti ad agriturismo. Produciamo vino e olio, per cercare di recuperare  le spese».
Chi gestisce tutto?
«Io, mia moglie Anita e i tre figli, Flavio di 36 anni, Luca di 33 e Giovanna di 21. Viviamo a Roma, ma appena possibile veniamo a controllare. E lavorare».
Fazzuoli, quando è a Roma quanto le mancano queste terre?
«Tantissimo, il mio punto di riferimento è questo. Se sono in giro per il mondo e mi chiedono da dove vengo, rispondo dalla Toscana del Valdarno».
Che fa a Roma?
«Qualche trasmissione da esterno per la Rai, quando capita. Poi modero convegni e vado nelle scuole a  parlare di alimentazione. Da un anno, inoltre, sto lavorando alla realizzazione di uno spettacolo  stabile, come quello che si tiene alle piramidi in Egitto. Grandi proiezioni in un sito Unesco nel sud del Sultanato dell’Oman».
Interessante. Torniamo a lei. La gente quando la incontra che le dice?
«“Complimenti! La guardiamo ogni domenica  in tv”. Capito? Anche se sono 15 anni che non faccio più “Linea verde”».
Che risponde?
«Rido. Altri, invece, mi rinfacciano ancora oggi il fatto che me ne sia andato a Tmc. L’hanno vissuto come un tradimento».
Poi approfondiamo. Nel frattempo un salto all’indietro. Diceva che è nato qui.
«Il 24 marzo 1946, in  casa con la levatrice».
Ricordi dell’infanzia?
«Senso di libertà. Da ragazzino sono sempre in giro per la campagna con gli amici».
Quando il trasferimento a Roma?
«A 9 anni, perché papà va a lavorare al ministero della Marina. Ma ogni estate, finita la scuola, si torna in campagna».
Scuole?
«Liceo classico, poi università: Lettere».
Il giovane Fazzuoli cosa sogna di fare da grande?
«Ingegnere. Medico. E, dopo aver letto Epoca, l’inviato speciale».
Appunto. Come si avvicina al mondo del giornalismo?
«Per caso. Sono in vacanza a Porto San Giorgio e danno la notizia dell’invasione della Cecoslovacchia. Un amico,  Antonio Bruni che lavora alla Rai  alla trasmissione  “Europa Giovani”, scopre che proprio dove sono io alloggia la squadra di basket di Brno per un torneo. Ne parla con il direttore Cresci e decidono di provare a intervistare i giocatori. Servirebbe qualcuno sul posto e pensano a me».
E lei che fa?
«Trovo la squadra, ma nessuno vuole commentare. Ci riprovo. Alla fine si fidano e quando arriva il regista Carlo Pinelli accettano di parlare ».
Uno scoop!
«Tre giorni dopo mi chiama  Cresci: “Bravo Federico,  vieni    a lavorare con noi!”.   Più avanti scoprirò che al Tg di Ancona non erano riusciti ad avere l’intervista».
Lei accetta subito di entrare in Rai.
«Impossibile rifiutare. Il contratto è     a termine,   ma ho il grande vantaggio di lavorare con Arrigo Levi nel programma “Quel giorno”.  Il mio maestro».
Poi?
«Vengo assunto al servizio Storia della direzione dei programmi culturali, realizzo  sceneggiati e molte inchieste, tra cui “Alto tradimento”, un’indagine su Cesare Battisti    e “L’invasione della Cecoslovacchia”».
Nel 1981 nasce “Linea verde”.
«Minoli lascia la conduzione di “Agricoltura domani”, programma di settore. Mi chiedono di sostituirlo e sono perplesso: dovrei abbandonare  la prima serata per la domenica mattina».
Però si convince. Il titolo lo pensa lei?
«Ne propongo tre e l’obiettivo è togliere la parola agricoltura: così ipotizzo “Linea verde”, “Onda verde” e “Potere verde”. Viene scelto il primo, più raffinato».
La trasmissione come la prepara?
«Riguardo  molte puntate di “A come agricoltura” e    “Agricoltura domani”  e trovo tre costanti: sono molto maschili, tutti si lamentano e si parla di cose  molto  tecniche. Allora chiedo a Catherine Spaak  e  Gigliola Cinquetti di preparare  dei servizi  da inserire a fine programma, per rendere la trasmissione più leggera  e prendere spettatori a “Tg l’una”. Poi introduco le previsioni  settimanali del tempo».
“Linea verde” parte con 800 mila spettatori. Arriverà presto a 9 milioni e mezzo.
«Più del Festival di Sanremo, meno solo di Italia-Germania. E le poche volte che lo share va sotto il 42 per cento organizziamo riunioni in cui, tutti allarmati,  ci si chiede: “Che succede?”, “Come mai?”».
Quando capisce che il programma sta entrando nella storia?
«A un certo punto si scopre che finita “Linea verde” il pubblico televisivo in generale perde, all’improvviso, un milione e mezzo di spettatori. Perché? Boh. Poi ce lo spiegano: la gente, per andare a pranzo, si dà appuntamento dicendo “Partiamo da casa dopo Linea verde”. E la questione della messa poi...».
Racconti.
«Per non perdere fedeli sa che fanno  molte parrocchie? Anticipano l’orario della messa domenicale dalle 12 alle 11!».
 Clamoroso. Fazzuoli diventa  l’idolo dei telespettatori.
«La gente mi  ferma  . Mi  tocca  .  Mi chiama  Federi’. Poi la solita battuta: “Per noi sei come uno di famiglia: ogni domenica mangiamo insieme”».
La situazione più buffa?
«Entro nella casbah di Tunisi piena di gente all’inverosimile e  mi sento chiamare: “Hei, Federico!!!”. E vengo abbracciato da un numero imprecisato di persone».
Una curiosità: il cibo più strano assaggiato in 12 anni di “Linea verde”?
«Il serpente in Cina. Quello più buono le  verdure ripiene di verdure a Ostuni».
Beh, facile immaginare che lei sarà un cuoco eccezionale, visti i segreti rubati in giro per l’Italia. Scusi, perché sorride?
«Non so farmi nemmeno una pasta...».
Ops. Federico, un momento che non dimenticherà mai della sua trasmissione?
«Il disastro di Cernobyl del 1986. In quei giorni le mamme mi fermano per strada, con lo sguardo preoccupato: “Fazzuoli, posso dare il latte a mio figlio?”».
E lei?
«Mi rendo conto che “Linea verde” si trova a ricoprire un ruolo importante e ha la fiducia di tutti gli italiani, dunque ci mobilitiamo per dare i consigli migliori. Contribuiremo anche a salvare qualche vita».
Cioè?
«Dopo il passaggio della nube tossica sulle sponde del Reno, per esempio,  ci si comporta in maniera opposta: i francesi ritengono che non ci siano rischi, tengono gli asili aperti, continuano a sfalciare il fieno e a mangiare tutto. I tedeschi, dall’altra parte, pensano l’esatto contrario: asili chiusi e agricoltori fermi».
E in Italia?
«Mi accorgo che non ci sono dati confutabili, non siamo preparati. Dopo una serie di riunioni, capisco che va seguito ciò che scrivono i giornali tedeschi e svedesi, cioè che c’è da stare attenti. E vengo sostenuto dagli scienziati italiani. Anche se...».
...se?
«Ricevo pressioni dal governo. Vorrebbe che si dicesse che è tutto ok, tutto a posto».
Chi è il presidente del Consiglio?
«Bettino Craxi. Amato è sottosegretario,  Pandolfi ministro di Agricoltura e Foreste, Goria del Tesoro».
Come si comporta?
«Mi rivolgo al direttore di Rai 1, Emanuele Milano. Mi chiede: “Siete proprio convinti che ci sia pericolo?”. “Sì”. “Allora andiamo avanti così. Ora pensiamo alla gente, al palazzo ci penseremo dopo”».
Notevole. Ora perché quello sguardo?
«Sa che poi ci sono andato a Cernobyl?».
Quando?
«Qualche anno fa. Partiamo io e Zichichi e ci facciamo accompagnare da alcuni scienziati russi fino alla Centrale Nucleare. Strade deserte, case abbandonate, poi a sorpresa si presenta una vecchietta, unico abitante rimasto. E ci regala delle mele».
Urca.
«Io e Zichichi non sappiamo che fare. Loro, gli scienziati russi, addentano il proprio frutto. Noi no. Mettiamo in valigia la mela e la portiamo in Italia per farla analizzare».
Risultato?
«Nessuna radioattività! Incredibile. La mela si è salvata, funghi e pesci no!».
Federico Fazzuoli nel ’94 lascia “Linea verde”. Perché?
«Due motivi. Chiedo alla Rai di poter portare il programma in fascia serale, legando le nostre tematiche  a trasmissioni di spettacolo classico. Mi dicono sempre di sì, ma non si concretizza nulla. Nel frattempo ricevo un’offerta da Canale 5».
Che non accetta.
«La trattativa non va in porto. Poco dopo, però, il direttore Emanuele Milano va a Tmc e mi propone di seguirlo per fare, insieme con i  miei programmi, anche il direttore di rete. Non posso rifiutare. L’idea è quella di  creare il terzo polo televisivo».
Ma va male.
«Il progetto parte e rallenta quasi subito.  Berlusconi vince le elezioni e i dirigenti della Montedison, preoccupati, non sostengono bene Tmc e poi la vendono a Cecchi Gori. Così finisce l’esperienza e torno alla Rai da esterno».
Dove lavora a “Made in Italy”.
«Trasmissione che si occupa del patrimonio artistico-culturale. Poi realizzo speciali per il Tg1, tra cui due sul restauro della Sacra Sindone. Con “Le Rotte dell’ Arte”, poi, curo programmi  sui rapporti culturali e artistici tra i Paesi del Mediterraneo».
Fazzuoli, ultime domande veloci. 1) Dopo “Linea verde” sono nate molte trasmissioni simili. Qualcuna che le è piaciuta?
«Bah. Per “Linea verde”, buone quelle di Vannucci e Del Noce. L’errore, dopo la mia partenza, è che hanno privilegiato le parti del programma che facevano più ascolti. Perdendo, però, equilibrio e grinta».
2) Ha guadagnato molti soldi?
«Per “Linea verde” no. Avevo uno stipendio da dirigente che è rimasto uguale indipendentemente dagli ascolti. A Tmc sì».
3) Che fa ora la domenica a mezzogiorno?
«Mi godo il  week-end. In 15 anni di tv non ne ho mai fatto uno».
4) Rapporto con la religione?
«Vengo da una famiglia molto cattolica. Però non sono tanto praticante».
5) Qualcuno che vorrebbe riabbracciare e qualcuno da ringraziare?
«Giancarlo Pinchera e Giuseppe Picciurro,  consulenti di “Linea verde” e poi amici che mi hanno dato forza nei momenti difficili. E Marcello Loffredi, Tenente Colonnello dell’Aeronautica Militare che ha avuto il coraggio di rischiare le prime previsioni settimanali. Poi vorrei ringraziare in particolare mia moglie, per la pazienza e per il confronto di idee».



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Alessandro Dell'Orto

Alessandro Dell'Orto

Alessandro Dell’Orto nasce a Crema (Cremona) il 5 dicembre 1968, ma è bergamasco di Verdello. Inizia a scrivere a Cremona (Mondo Padano), poi a Bergamo Oggi si specializza in sport e soprattutto calcio, seguendo per cinque stagioni, tutti i giorni, le vicende dell’Atalanta. Professionista dal 1996, lavora alla Gazzetta di Parma e poi è tra i fondatori de il Nuovo Giornale di Bergamo, dove fa il capo servizio dello sport. Nel 1999 sta per pochi mesi al bisettimanale Gazzetta di Lecco, poi va ad Avvenire per gli Europei del 2000 finché ad agosto 2000 viene assunto a tempo indeterminato a Libero, dove sei mesi dopo diventa capo servizio dello sport. Dal 2006 è inviato. Per Libero ha realizzato 100 interviste ritratto di calciatori spariti e negli ultimi 4 anni cura la rubrica Soggetti Smarriti.

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