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"Ho inventato il giornalista-tifoso ma un rompiballe nero non è da Rai"

Era il cantore della Juve negli Anni ’90 a "Quelli che il calcio", poi il benservito «Sono diventato scomodo. E dire che quando mi hanno preso ero più bravo di Fazio»

10 Ottobre 2011

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"Ho inventato il giornalista-tifoso ma un rompiballe nero non è da Rai"
Idris uguale Juventus. E calcio, anzi “Quelli che il calcio”. Occhi spalancati, voce alta, lingua tagliente e mai banale, a metà Anni ’90 ha creato un nuovo modo di fare tv inventando il giornalista-tifoso e diventando - per nove stagioni - uno dei punti di forza della trasmissione condotta, allora, da Fabio Fazio. Ora Idris Sanneh ha 60 anni, è nonno, fa l’opinionista a Napoli e produce prodotti halal per i musulmani.



Aeroporto di Verona, arrivi, volo da Napoli. Buonasera, Idris.
«Fratelllloooo! Sei tu? Piacere. Andiamo a casa mia, prendi quella strada a sinistra».
Subito una curiosità: che ci faceva lo juventino Idris a Napoli? Mica avrà cambiato squadra?
«Maiiiiii! Però adoro la città e i napoletani. E loro mi apprezzano, mi chiamano “King Idris”. Da quattro anni faccio l’opinionista nella trasmissione “Tifosi napoletani” su TeleA. Conduce il mio amico Gennaro Montuori, uno sfegatato. L’Idris bianco».
Domandina calcistica. La squadra di Mazzarri può pensare allo scudetto?
«Per me non ha l’ossatura per arrivare in fondo. Non può tenere questo ritmo».
Diceva della gente napoletana. Cosa le chiedono gli ammiratori?
«“Idris, perché non vai più alla Rai?”».
Appunto, perché?
«Non ho santi in paradiso. Non ho tessere di partito. Sono neutrale e libero. In una parola, sono un rompicoglioni!”».
Beh, e prima non lo era?
«Sì, ma sono ingestibile. Un nero, non italiano di nascita, ingestibile. Dal 2006 non mi hanno più chiamato».
A proposito di colori. Nello stesso anno lei rilasciò un’intervista dicendo che non la facevano più lavorare in Rai perché nero e rosso. Comunista.
«Quelle dichiarazioni fecero un macello. Ma per chi è della mia generazione era normale essere comunista nel ’68. Oggi sono trasversale e me ne frego di tutti i partiti».
Sicuro non esserci altro che la tiene lontano dalla Rai?
«Ti racconto la verità: dentro un autobus, alcuni dirigenti Rai, mi fecero capire che dava fastidio che la nobile Juventus si facesse rappresentare da un nero. I giornalisti, poi...».
Cosa?
«Alcuni non sopportavano che avessi inventato qualcosa».
In che senso?
«Fratellooooooo, il giornalista tifoso l’ho inventa io! Do you understand? Tu as compris? Hai capito? Prima non esisteva nessuno, tra gli iscritti all’albo, che si schierava tanto apertamente. Poi sono venuti tutti a ruota, è tutto scritto nella storia. Negli annali. Ora gira a destra che siamo arrivati a casa».
Poi approfondiamo meglio e...
«...entra fratello, ti presento la mia famiglia. Lei è mia moglie Mimma, siamo sposati da 35 anni. Queste sono le due figlie più piccole che vivono con noi: Hadin di 12 anni e Hadidja di 15. Poi ci sono Binta di 32 anni e Laura, che ha 36 anni e fa l’avvocato. E mi ha fatto diventare nonno per due volte».
Idris, ma oltre alla trasmissione di Napoli che fa?
«Ho messo su una società che produce prodotti halal, cioè preparati in modo accettabile per la legge islamica. In Italia siamo 4 milioni e 500 mila musulmani, più i clandestini. Possibile che si faccia fatica a mangiare come vogliamo?».
E la carriera da giornalista?
«Tutti vorrebbero che aprissi un blog, ma non mi piace».
Perché, lei non è un tipo tecnologico?
«Mi spiace per la morte di Jobs. Ma a me della tecnologia nun me ne fotte . Dopo un po’ che sto al computer mi bruciano gli occhi. E poi su un blog ti fanno domande tutti i giorni. E io sono pigro».
Lo scorso anno era opinionista a Teleromagna e seguiva il Cesena. Perché non lo fa più?
«Fratellooo, io sono vecchio e devo essere pagato bene. Anche perché c’è da mantenere tutta la famiglia. Vero moglie?».
Sua moglie dice no...
«Ahahaha. Perché in verità io nun faccio nu’ cazzo. Fa tutto lei».
Diceva di Teleromagna.
«Non mi hanno più chiamato. Ma a breve dovrei iniziare a fare l’opinionista su Tele San Marino. Carmen Lasorella, il direttore, l’ho sempre stimata».
Restiamo in tema tv. Ha visto la nuova serie di “Quelli che il calcio” condotta da Victoria Cabello?
«Moglie, che dico?».
Non vale farsi suggerire.
«Fratelloooo, non l’ho visto e non lo guardo. Vuole sapere perché? È una cosa sottile. Avendo inventato il giornalista tifoso sfegatato, mi dà fastidio che altri si siano appropriati del mio ruolo!!!!!!».
Idris, risposta secca. Il football la diverte ancora?
«Mi piace vedere il Napoli, l’Udinese, la Juve, il Milan. E i bambini».
Antonio Conte, nuovo allenatore bianconero, la convince?
«Mi dà fiducia a pelle. Tutto il gruppo Juve quest’anno promette bene. E poi c’è lo stadio nuovo. Sai chi ha avuto l’idea?».
Chi?
«Idris. Eravamo al museo di Madrid io, Moggi, Romi Gay, Giraudo e qualche guardia del corpo quando abbiamo inventato lo stadio e... Ma facciamo una cosa, telefono a Moggi e lo metto in viva voce, così te lo racconta lui».
Non c’è bisogno.
«All’inaugurazione ho pianto. E il giorno dopo mi ha chiamato Moggi e abbiamo pianto insieme. Come due bambini».
A proposito, facciamo un salto indietro al piccolo Idris.
«Fratellooo, nasco il 2 gennaio 1951 a Dakar, anche se sul passaporto c’è scritto Brufut,  Gambia».
Famiglia numerosa? Perché ride?
«Ventuno fratelli, io sono il primo. In quegli anni papà è poligamo e ha quattro mogli, due vivono con noi e mi trovo bene con entrambe».
Lei è mai stato tentato dalla poligamia?
«Nooooo, amico mio. Ho sempre voluto solo una donna. E quando l’ho trovata, l’ho sposata. Vero moglie?».
Dice di sì. Torniamo alla sua infanzia. Famiglia povera in quegli anni?
«No, stiamo bene. Papà fa l’elettricista-idraulico dal governatore inglese e guadagna abbastanza».
Chiuda gli occhi e pensi a un cibo che le ricorda il Senegal.
« Ceebu Jen, riso con pesce».
Scuole del giovane Idris?
«Liceo Classico e poi vinco due borse di studio: posso scegliere se andare in Italia o negli Usa».
Cosa la convince?
«Le discussioni fatte per anni, con il professore di letteratura francese, sull’origine degli etruschi».
Nel 1972 parte dal Senegal. Aereo?
«Deserto».
Cioè?
«Mio padre mi dà 300 mila franchi, a pensarci ora mi vengono i brividi: i risparmi di una vita. È il 3 gennaio, saluto gli amici e vado in Gambia in autostop. Incontro mio cugino che si aggrega, passiamo per Mali, Burkina, Nigel e si arriva in Algeria, deserto del Sahara. Viaggio di 40 giorni».
Ricordo più forte?
«Mi fermo ad Annaba, saluto mio cugino che va in Belgio e mi incammino da solo verso la frontiera per la Tunisia. E a sorpresa...».
Che succede?
«Per la prima volta vedo la neve. La neve! Capito fratello? Ne-ve. In Algeria».
Poi? Come mai lo sguardo  si fa triste?
«Amico, te lo giuro sulle mie figlie e sulla tomba di mio padre. Alla dogana mi fermano, non ho il visto. E mi rispediscono indietro ad Annaba. Un dramma. Ma non ho più voglia di parlarne... Basta così».
Almeno ci dica come è ci venuto, in Italia.
«In aereo, un mese più tardi».
Arriva e si iscrive all’Università per stranieri di Perugia, poi Brescia.
«Per andare da Roma a Perugia mi faccio dare un passaggio in autostop da un ricercatore polacco su una Wolkswagen. Mi spiega che troverò un grande affollamento e al nord esiste una facoltà per stranieri migliore. È a Gargnano, sul lago di Garda. Dopo otto giorni ci vado».
Quando il contatto con il mondo dello spettacolo?
«Fratello, quello che ti racconto è tutto vero. Lo dico a te perché sei un amico. Sul treno che prendo ogni giorno per andare a Padova a studiare Scienze Politiche conosco un tizio, mi racconta che un conoscente ha una balera a Montichiari, il Jackson Club. E lì inizio a fare il dj».
Poi la radio, la tv locale (Telegarda) e nel 1989 la partecipazione a “Star ’90”, programma di Rete 4 per nuovi talenti.
«Dove conosco Gianni Brera. Amico, capisci? Gianni Brera! Che ha come pupillo Gianni Mura. Amico, capisci? Gianni Mura. Che ha come pupillo Idris. Chiama Mura quando vuoi che ti conferma tutto, fratello».
Lei vince “Star ’90” e poi fa un concorso a Rai3 per una nuova trasmissione.
«Cercano cronisti, vengo preso perché sono bravo. Più bravo di Fazio. Mooolto più bravo di Fazio. È la verità, tutta verità».
E  Idris  presto  è uno dei volti più amati di “Quelli che il calcio”.
«Perché io che vengo dalla giungla invento il giornalista tifoso sfegatato. È grazie al mio tifo per la Juve che divento famoso».
Già. Curiosità: quando e perché nasce l’amore per la Signora?
«In Africa. La Juve compra Nestor Combin, il mio idolo, dal St Etienne. È il ’66 e tutti in quel periodo tifano Inter, Milan o Benfica. Io, bastian contrario, scelgo i bianconeri e inizio a seguirli attraverso le pagine dell’Equipe. Amore eterno».
Idris, scelga due ricordi bianconeri.
«Il primo giorno da juventino di Alex Del Piero, 18 anni fa. Al Lido di Venezia, a prenderlo, ci sono anche io, Idris. E poi, fratellooo, la festa a casa di Umberto Agnelli nel 1995, con il dottore  che mi abbraccia e mi coccola anche più del grande Baggio».
Quanto tempo è stato a  “Quelli che il calcio”?
«Nove anni».
Fazio lo sente ancora?
«No».
Idris, ultime domande veloci. 1) Il calciatore più forte di sempre?
«Maradona».
2) Di adesso?
«Messi».
3) Cosa darebbe per veder la Juve vincere lo scudetto 2011-2012?
«Niente. È nel dna bianconero vincere e succederà presto».
4) Rapporto con la politica?
«Mi dà fastidio che tutti ce l’abbiano con Berlusconi».
Ha mai conosciuto il Cavaliere?
«Stadio di Brescia, anno 1994, intervisto Berlusconi. “Caro Cavaliere, lei è così lungimirante nelle sue cose: chi glielo fa fare a scendere in campo?”. Risposta: “Caro Idris, sapessi...”».
Ultima. La richiamassero a “Quelli che il calcio” accetterebbe?
«Volentieri, fratellooo. Fare il cantore della Juve è il mio lavoro!».



C’è qualche personaggio sparito che vi piacerebbe riscoprire?

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Commenti all'articolo

  • dell'orto

    12 Ottobre 2011 - 13:01

    grazie amico lino. grazie Mentalist e grazie Rock&Rolla! vedrete il prossimo personaggio che spettacolo. l'intervista la farò venerdì, ma sono sicuro che apprezzerete. era un mio pallino da tempo... anzi, poi posto il toto-prossimo-soggetto smarrito

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  • LINO FROM MONTE SAN SAVINO

    11 Ottobre 2011 - 22:10

    Grazie Ale per averci riproposto Idris, forse l'uomo al modo più Juventino di me........ Quando durnte "Quelli che il calcio" lanciò l' idea di fondare un movimento dal nome "Rifondazione juventina" mi volevo iscrivere pure io.............. Come ti suggirei tempo fa su FB i personaggi di quelle magnfiche stagioni di Quelli che il calcio,sarebbero molto interessanti (Massimo Buscemi, Pietro Galeotti, Renato Panconi, Suor Paola, ecc) da presntare nella tua grande rubrica. Un abbraccio da un tuo fedele lettore, ma sopratutto da chi ti considera un 'amico (non nego che quando parlo di te sono solito dire : il mio amico AleDell' Orto giornalista di Libero....). Un grande abraccio rammentandoti che quando psasi dalla mia Toscana nei w.e sai dove trovarmi, mentre durante la settimana come sempre mi "ospita" Firenze. Una cortesia, ......salutami tanto "Big Luciano" che a noi juventini veri manca tanto e lo difenderemo empre perchè ci ha dato tanto.

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  • ilvetto_1

    11 Ottobre 2011 - 15:03

    ....meno male che non c'è più!!!! Era antipatico come la.... Complimenti a dell'Orto ottima rubrica!!!

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Alessandro Dell'Orto

Alessandro Dell'Orto

Alessandro Dell’Orto nasce a Crema (Cremona) il 5 dicembre 1968, ma è bergamasco di Verdello. Inizia a scrivere a Cremona (Mondo Padano), poi a Bergamo Oggi si specializza in sport e soprattutto calcio, seguendo per cinque stagioni, tutti i giorni, le vicende dell’Atalanta. Professionista dal 1996, lavora alla Gazzetta di Parma e poi è tra i fondatori de il Nuovo Giornale di Bergamo, dove fa il capo servizio dello sport. Nel 1999 sta per pochi mesi al bisettimanale Gazzetta di Lecco, poi va ad Avvenire per gli Europei del 2000 finché ad agosto 2000 viene assunto a tempo indeterminato a Libero, dove sei mesi dopo diventa capo servizio dello sport. Dal 2006 è inviato. Per Libero ha realizzato 100 interviste ritratto di calciatori spariti e negli ultimi 4 anni cura la rubrica Soggetti Smarriti.

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