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"Amavo Fiorello ma mi ha tradita. La tv? Non mi sono persa niente"

Ha presentato il “Gioco dei 9” con Sandra e Raimondo e “Calcio Mania” con Mosca e Cadeo, poi ha lavorato in Rai. «Perché sono sparita? Ho scelto di fare la mamma»

24 Ottobre 2011

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"Amavo Fiorello ma mi ha tradita. La tv? Non mi sono persa niente"
Luana Colussi l’abbiamo conosciuta a “Il gioco dei 9” (1988) con Raimondo Vianello e Sandra Mondaini. E - bellissima, semplice e ironica - ci ha subito conquistati. Poi “Quel motivetto”, “Calcio Mania”, il passaggio alla Rai (“Occhio di falco” con Gene Gnocchi e “Va ora in onda” con Carlo Conti) e, improvvisamente, il buio a inizio anni Duemila. Quando Luana, che ora ha 46 anni, è diventata mamma di Chiara e Marianna. E ha scelto di dedicarsi solo alla famiglia.



Luana, ma che belle queste fotografie. Loro chi sono?
«Chiara e Marianna, 9 e 7 anni. Carine le nostre figlie, vero? Sono sposata da 7 anni con Pierfrancesco e la loro nascita mi ha portato a dedicarmi esclusivamente alla famiglia, non mi sembrava giusto farle crescere con una tata».
È per questo motivo che non la si vede più in tv?
«Il lavoro mi piaceva, ma ho dovuto decidere. Meglio la carriera o una creatura? Non ho avuto dubbi e sono felice».
Mai avuto ripensamenti?
«No. Posso dire la verità anche a costo di sembrare arrogante?».
Deve dirla.
«Non mi sono persa granché in questi anni. Da quando non ci sono più i grandi maestri capaci di insegnare la professione, il rispetto e l’educazione - gente come Vianello, Bongiorno, Corrado - la tv è peggiorata. I reality la stanno devastando».
Le manca qualcosa del suo lavoro?
«La luce rossa della diretta. Mi rilassava più delle registrazioni».
Da spettatrice che programmi guarda?
«Adoro la Clerici e “I migliori anni” di Carlo Conti».
Qualcuno che non sopporta?
«Santoro. Le sue trasmissioni sono la pretesa di voler parlare senza ascoltare».
Luana, c’è qualcosa che potrebbe convincerla a tornare in tv?
«L’altro giorno mia figlia mi ha detto: “Mamma, ma tu sei famosa? Me l’ha detto un’amica. Noi vogliamo vederti in tele!”. Ecco, forse ci penserei per loro, Chiara e Marianna».
A proposito di bambine, torniamo alla piccola Luana Colussi.
«Nasco a Udine il 21 aprile 1965».
Complimenti, è in gran forma. Il segreto?
«La serenità. Non ho nessun problema a dire l’età, mi piaccio come sono».
Contraria alla chirurgia estetica?
«Sì, le donne diventano tutte uguali. Non si vogliono bene, non danno peso al valore che c’è dentro e si fermano all’apparenza. Ma è colpa della società, non loro».
Torniamo all’infanzia. Il nome Luana da dove arriva?
«Un’idea di nonna, affascinata dalla protagonista del vecchissimo  film “Luana la vergine sacra”. Che peso sulla coscienza, he? In verità però mi chiamo Caterina Luana».
Che bambina è?
«Timida, introversa, molto legata a mamma Mileda e papà Eligio. Per 4 anni viviamo a Milano, dove mio padre fa lo chef all’Alemagna. Poi si torna a Grado».
Ricordo di quel periodo?
«Il mare, la laguna. E il tramonto. Ogni giorno, a 12 anni, prendo la bicicletta e pedalo, pedalo per arrivare in tempo a godermi il sole che sparisce nel mare».
Gli studi?
«Un dramma. Io vorrei fare la scuola d’arte, ma papà mi spinge a iscrivermi a ragioneria. Il giorno del diploma lo guardo: “Questo è tuo. O lo tieni o lo butto».
Urca, che caratterino. E con i ragazzi come va?
«Grande imbarazzo. Ai primi cambiamenti fisici mi vedo bella, ma mi vergogno. Vesto solo maglioni larghissimi, se mi osservano divento rossa. E al primo fidanzatino di 15 anni, poveretto, vieto di baciarmi».
Quando il contatto con il mondo dello spettacolo?
«Dopo le superiori collaboro con Radio Fantasy, emittente locale. Finché un’amica che organizza piccole sfilate nel suo negozio mi propone di indossare abiti per lei. Ci provo, funziona, mi piace e decido di andare a Milano per fare la modella».
E i suoi?
«Papà è contrario. “Luana, quella è la porta!”. E si rifiuta di accompagnarmi al treno».
Impatto con la grande città?
«Emozionante. Trovo un lavoretto come cameriera in una birreria sui Navigli per arrotondare e di giorno giro per agenzie. La svolta arriva quando mi presento a un provino e un tizio, nel silenzio, dice: “Guarda che questa non è un’agenzia per Puffi”».
Scusi, lei quanto è alta?
«Un metro e 73».
La sua reazione?
«Lo indico e rispondo: “Perché non ti alzi e me lo dici da in piedi?”. I colleghi lo insultano, io saluto e me ne vado. E all’uscita nemmeno una lacrima, solo tanta rabbia e la grinta che poi farà la differenza».
Come ci arriva in tv?
«Interpreto  lo spot dello shampoo New Dimension e dopo qualche tempo vengo notata dagli autori de “Il gioco dei 9”. Che mi chiamano».
Chissà che gioia.
«Nooo. Al provino  non ci voglio nemmeno andare, quasi mi obbligano quelli dell’agenzia. Mi presento per prima, ma lascio passare le altre perché ho paura».
C’è anche Vianello?
«Lui e gli autori. Quando  incontro Raimondo è una grande e mozione, per me è ancora quello  di Tarzan del sabato sera. Non so che dire, non ho nulla da raccontare a livello professionale. Vianello allora mi fa parlare di Grado e Trieste».
E la scelgono.
«Dopo una settimana mi telefonano. Presa. Panico».
Prima puntata?
«Diretta de “Il gioco dei 9” dallo studio 10, il più grande. Guardo le telecamere, mi manca il fiato. Si avvicina Sandra. “Luana, lo so che ti batte forte il cuore. Non preoccuparti, fa così anche a me”».
Che carina! Avevate un buon rapporto?
«Ottimo  con entrambi. Loro erano come li vedevi anche nella vita, una coppia meravigliosa».
Ripensa a Raimondo e...?
«A metà puntata, ogni giorno, entra una signora anziana che durante la pubblicità deve lucidare l’auto messa in palio dallo sponsor. E ogni volta Vianello lascia la postazione, la raggiunge e la saluta, chiacchiera con lei».
Grande sensibilità.
«Sa che ci siamo sempre dati del “lei”? Solo una sera, dopo i saluti, mi richiama: “Ciao Luana”. “Ciao Raimondo”. Il giorno dopo siamo tornati al “lei”. Era una forma di rispetto. Ecco, vede...».
Cosa?
«Quando è morto tutti hanno parlato di lui come fossero grandi amici e dandogli del tu. Quasi per mettersi in mostra. Mi è spiaciuto sentire commenti di chi non lo conosceva bene. Infatti loro erano lì e io a casa... La morte non può essere spettacolarizzata. Al funerale ci sono andata di nascosto, mescolata tra la gente».
Torniamo alla sua carriera. Dopo due anni “Il gioco dei 9” chiude.
«Raimondo mi chiama, mi vorrebbe a “Pressing”. Io sto lavorando per la pay tv, prendo tempo.  “Pressing” parte con una ragazza raccomandata che dura solo una settimana e va sostituita. Mi richiama Raimondo, ma io, sciocca, dico di no perché ci sono rimasta male. Errore di orgoglio».
Poi affianca Mosca e Cadeo a “Calcio Mania”.
«Esperienza bellissima. Maurizio era folle, divertente. Cesare un principe, elegante, galante».
Luana,  ad un certo punto lavoro e vita privata, per lei,  si mescolano. Le va di raccontare?
«Nel ’91, nei corridoi Mediaset, incrocio un bel ragazzo, alto, con la coda. Mi mette soggezione. La parrucchiera dice che si chiama Fiorello, lavora a Radio dj e vorrebbe conoscermi. Rifiuto, ho paura».
Poi?
«Lo incontro una sera in discoteca, all’Hollywood. Mi offre da bere e io prendo un succo di frutta perché sono lì solo per ballare e non mi interessa altro. Parliamo, ci conosciamo e mi dice: “Luana, non fidarti di quello che dicono gli altri di me”».
E vi innamorate.
«Calma, calma. A fine serata mi chiede il numero di telefono. E sa che faccio?».
Glielo scrive su un biglietto?
«Sì. Ma un numero falso! Quello dell’amica parrucchiera, inventandomi che vivo con lei».
E perché?
«Paura. Lui telefona il giorno successivo e lei regge il gioco: “Luana è fuori”. “Luana non è ancora rientrata!”. Finché, dopo una settimana, confessa».
La reazione di Fiorello?
«Quando ci rivediamo capisco che ci è rimasto male. Gli dico delle mie paure, usciamo a cena. E ci fidanziamo. Tre anni bellissimi, intensi».
Ma un giorno, durante la trasmissione  “Harem”, lei confessa: “Io e Fiorello non ci sposiamo più, ci siamo lasciati”. Poi, in un’intervista, spiega: “Ero troppo stressata negli ultimi tempi, stare con un terremoto come lui è un’impresa faticosissima. Non ce l’ho fatta”.
«Beh, sì. Anzi no».
Cioè?
«Non ho mai detto tutta la verità, non ne ho mai parlato per rispetto. Suo e mio. E perché in quel momento avrei raccontato solo cose negative».
Beh, ora sono passati 20 anni. Potrebbe essere il momento buono per chiarire. Scelga lei....
«In realtà c’è stato un tradimento. Un giorno ho ricevuto una telefonata da una sconosciuta: “Luana, apri gli occhi”. L’ho scoperto, ne sono uscita lacerata. È finito tutto. A distanza di tempo però l’ho capito, ho capito che in quel periodo Saro - lo chiamavo così - era devastato dal successo del “karaoke”, riceveva colpi da tutte le parti. Sono sicura che in qualsiasi altro momento non sarebbe successo».
Non ci avete più riprovato?
«Sì, poco tempo dopo. Ma ormai non mi fidavo più».
Vi siete rivisti?
«Lo scorso inverno a Roma. Sono a cena con mio marito, che lo indica e mi spinge ad andarlo a salutare. Momento forte, ma bellissimo. Ci ha invitati a teatro, abbiamo portato anche le bambine».
Si sono divertite?
«Molto. Chiara e Marianna sanno tutto di me e Fiorello. Sanno che è stato il mio primo grande amore, che poi mi ha portato a scegliere mio marito, perché ho capito veramente di cosa avevo bisogno».
Luana, cambiamo argomento e riparliamo  di lavoro. Nel 1997, dopo nove anni, lei lascia Mediaset.
«Non mi bastano più le telepromozioni, firmo un contratto con la Rai e mi trasferisco a Roma».
Dove diventa protagonista di “Occhio di falco” con Gene Gnocchi, fa teatro e presenta “Va ora in onda” con Carlo Conti. Soprattutto, dove conosce suo marito Pierfrancesco.
«Me lo presenta Gegè Telesforo. Per due anni ci sentiamo solo al telefono. Poi viene a vedere un mio spettacolo, ci rivediamo nel momento giusto e ci innamoriamo. Eccoci qui».
Luana, ultime domande flash. 1) Il presentatore più bravo di sempre?
«Vianello».
2) Un programma tv in cui le sarebbe piaciuto lavorare?
«“Pressing”».
3) Paura della morte?
«Quando ero piccola sì. Ora no».
4) Rapporto con il sesso?
«Adesso tranquillo. In passato un po’ difficile».
5) Qualcuno che vorrebbe riabbracciare?
«Mia nonna».
Ultimissima. Ha un sogno da realizzare?
«Sposarmi in chiesa».



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Alessandro Dell'Orto

Alessandro Dell'Orto

Alessandro Dell’Orto nasce a Crema (Cremona) il 5 dicembre 1968, ma è bergamasco di Verdello. Inizia a scrivere a Cremona (Mondo Padano), poi a Bergamo Oggi si specializza in sport e soprattutto calcio, seguendo per cinque stagioni, tutti i giorni, le vicende dell’Atalanta. Professionista dal 1996, lavora alla Gazzetta di Parma e poi è tra i fondatori de il Nuovo Giornale di Bergamo, dove fa il capo servizio dello sport. Nel 1999 sta per pochi mesi al bisettimanale Gazzetta di Lecco, poi va ad Avvenire per gli Europei del 2000 finché ad agosto 2000 viene assunto a tempo indeterminato a Libero, dove sei mesi dopo diventa capo servizio dello sport. Dal 2006 è inviato. Per Libero ha realizzato 100 interviste ritratto di calciatori spariti e negli ultimi 4 anni cura la rubrica Soggetti Smarriti.

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