Cerca

"Sono il mimo più loquace d’Italia, ma ho sedotto il Cav col jogging"

Ha conquistato il cinema con "Ratataplan", "Ladri di saponette" e "Volere volare", poi è sparito. «Mi ha fregato la tecnologia. Ora faccio teatro, ma se non vai in tv non esisti»

29 Ottobre 2011

0
"Sono il mimo più loquace d’Italia, ma ho sedotto il Cav col jogging"
Baffoni e capelli lunghi («Ho sempre avuto un pessimo rapporto con il parucchiere»), idee geniali e intuizioni avanti nel tempo, Maurizio Nichetti ci ha conquistati con “Ratataplan”, “Ho fatto splash”, “Ladri di saponette” e “Volere volare”. Poi, dopo l’esperienza in tv con “Quo Vadiz” e “Pista”, è sparito dalle grandi scene. Ora ha 63 anni e fa il regista di teatro.



Maurizio Nichetti, ma quelli sono tutti suoi premi?
«Questo è il Telegatto. Lì il David di Donatello del ’91 per la miglior sceneggiatura con “Volere Volare”. A questo tengo molto, è il Nastro d’argento del 1980 come miglior regista esordiente per “Ratataplan”. Quello invece è il Grand premio al Festival di Mosca per “Ladri di saponette”».
Complimenti. Ora subito un salto dal passato al presente. Che fa adesso? Come mai sorride?
«Ieri un tassista mi dice: “Nichetti, perché non lavora più?”. In realtà lavoro tanto, ma se non ti vedono in tv non esisti».
L’ultimo impegno?
«La regia de “La verità”, commedia teatrale con Massimo Dapporto e Antonella Elia. Siamo stati in scena al Nuovo e ora siamo in tournèe fino a febbraio».
Perché solo regia?
«È un impegno creativo. E quando lo spettacolo è pronto non c’è bisogno di essere sempre presente. Non mi è mai piaciuto girare e invece, se fai l’attore, devi farlo a tempo pieno. Io ho bisogno di libertà, di poter fare tante cose insieme».
Già, lei è regista, attore, sceneggiatore, si occupa di teatro, cinema, operetta.
«E sono pure architetto».
Dovesse scegliere un mestiere?
«Boh, non so...».
Sulla carta d’identità che c’è scritto? Professione...
«Regista. L’occupazione più trasversale».
Diceva della televisione.
«Non ci vado da 10 anni. Da quando sono nati i reality show».
Perché?
«Ora ti chiamano solo per fare il concorrente o il giurato. Io ballo bene, ma è un handicap. Loro preferiscono se non sei capace, così sei goffo e fa ridere».
Mai stato chiamato per un reality?
«Sanno che rifiuterei. Sono geloso della mia vita privata».
A proposito, è sposato?
«Con Maria Pia dal ’74. Due figli. Filippo di 26 anni e Saverio di 22».
Futuri attori?
«Non credo. Non sono per le professioni ereditarie e  loro sono come me, da me hanno preso pregi e difetti».
Un suo difetto?
«Non ho la capacità di arrampicarmi nella scala del potere. Ho avuto ruoli importanti, sono stato giurato a Cannes e Berlino e consigliere d’amministrazione di Cinecittà. Ma non ho mai fatto nè ricevuto favori. È per questo che non mi hanno tenuto».
Restiamo alla tv. C’è qualcosa che le piace?
«Poco. Una volta amavo gli spettacoli di approfondimento politico, ma ora sono tutti uguali. Ho seguito la prima edizione di Grande Fratello e Isola, erano interessanti. Adesso non li si può più vedere. Ecco, mi godo il calcio. Sono tifoso milanista, fin da piccolo».
Sì, parliamo del piccolo Nichetti.
«Nasco a Milano l’8 maggio 1948. Bambino tranquillo con la passione della corsa».
In che senso?
«Cento metri. Sono il più veloce e vinco senza dovermi allenare. Ma quando arrivo ai campionati provinciali e capisco che c’è da faticare per vincere, mollo».
Tempi?
«Undici e due, la mia è la generazione dei Mennea e Preatoni. Per stare a quei livelli però dovrei dedicarmi solo all’atletica».
Scuole?
«Maturità scientifica in giacca e cravatta nel 1967. L’anno dopo Architettura in eskimo. Faccio parte del movimento studentesco, ma non occupo l’università. Ho altro da fare».
Cosa, il teatro?
«Sono portato per far ridere, l’ho sempre fatto negli spettacoli scolastici. Vado per  iscrivermi alla scuola del Piccolo, mi dicono che è impegnativa e dovrei lasciare Architettura. “Se vuole, però, c’è un corso di mimo due volte la settimana”».
Accetta.
«Chiedo come mi dovrò vestire, spiegano che basta un abbigliamento da ginnastica».
E che c’è da ridere?
«Per me ginnastica significa corsa,  100 metri. Mi presento alla prima lezione con pantaloncini corti attillati , maglietta e calze arancioni. Guardo gli altri, sono tutti in calzamaglia nera... Anni dopo mi confesseranno che erano per terra dal ridere».
Abbigliamento sbagliato, ma talento.
«Ho sempre amato la mimica e l’improvvisazione, ho sempre preferito Panelli a Manfredi. E dopo un mese di lezioni mi chiedono di  sostituire un attore partito per il militare. Fine della scuola e debutto professionale in palcoscenico».
Poi va a lavorare da Bozzetto.
«Per arrotondare faccio spot pubblicitari. Porto mie foto per un provino e vedo che ci sono solo modelli fisicati. Uscendo, dico: “Se non servo come attore, posso scrivere delle gag”. Quel giorno si è appena licenziato lo sceneggiatore e mi prendono in prova. Poi mi confermano e per otto anni lavoro chiuso nello studio».
C’è da scommettere che si stufa.
«Mi sento soffocare, non posso fare nulla di mio. Quando mi dicono che Arbore cerca qualcuno per fare collegamenti da Milano a “L’altra Domenica”, capisco che è il pretesto giusto per licenziarmi».
Urca Nichetti, quante cose! Difficile starle dietro. Poi?
«Per “L’altra Domenica” preparo 24 servizi comici, ma ne vanno in onda solo 23».
Come mai?
«Vogliono qualcosa di ridicolo sulle tv private milanesi. Scopro che Antenna 3 ha i teatri più grandi di quelli della Rai. Provo a intervistare Rizzoli, Mondadori e Rusconi, ma non vogliono. Non mi resta che il meno titolato».
Silvio?
«Berlusconi. Appuntamento al Jolly Hotel dove c’è Tele Milano, ci sediamo sui gradini e mi parla con entusiasmo del suo progetto di televisione. Quando mando il servizio la Rai lo boccia: “No, non fa ridere”. E io: “Dovreste piangere, questi tra poco vi faranno un culo così”».
Previsione azzeccata. Andiamo avanti. Il ’79 è l’anno di “Ratataplan”, film muto con personaggi surreali. Scelta coraggiosa.
«Ma l’anno prima Moretti, con “Io sono autarchico”, aveva rotto il ghiaccio per una nuova generazione ed è tutto più semplice. Anche se il produttore lo trovo per caso».
Cioè?
«“Allegro non troppo”, film che avevo fatto per Bozzetto, va al Festival di Ischia. Decido di presenziare sperando di conoscere qualcuno e investo due mesi di stipendio per pagare la trasferta. Quando sono là capisco che è un viaggio inutile. Per non deprimermi, allora, passo tutta la serata  a ballare da solo. Quando torno mi chiamano dallo studio Cristaldi, dicono che vogliono parlarmi. Penso che finalmente abbiano letto una sceneggiatura che gli avevo mandato due anni prima. Gli porto un corto che avevo girato nel frattempo,  ma Cristaldi è interessato a un lungo, spiego che posso raddoppiare “Magic Show” e mi dà un budget di 100 milioni. Nasce “Ratataplan”, ma...».
...ma?
«Più avanti scoprirò che Cristaldi mi aveva contattato  perché il suo  socio mi aveva visto ballare a Ischia. E non per aver letto la mia sceneggiatura!».
Buona questa. Come nasce il titolo “Ratataplan”?
«Essendo un film muto cerco qualcosa di onomatopeico. Rataplan è già il titolo di una canzone, così raddoppio».
L’incasso è record: sei miliardi. E viene presentato alla Mostra di Venezia.
«Per l’occasione Cristaldi vuole cambiare il titolo, mi oppongo. Non cede. «Va bene, domani le porto 80 alternative”. Il giorno dopo mi presento con un titolo più brutto dell’altro. E resta “Ratataplan”».
Che fa il boom.
«Sì, ma resta il mio unico film senza dialoghi. Cristaldi  non si oppone ad una mia seconda pellicola parlata, ma non crede troppo che una commedia italiana possa vendere all’estero...».
“Ho fatto spash” invece funziona. Nel 1982, poi,  esce “Domani si balla”, dove viene descritto il pericolo di una società sottomessa a canali televisivi troppo potenti. Pellicola avanti nei tempi...
«Ma non va bene come gli altri perché Cristaldi sta lavorando anche a “La nave va” di Fellini. E  il momento è delicato. Ne risentirà la distribuzione dei due film».
Così Nichetti approda in tv.
«Chiama Berlusconi, appuntamento ad Arcore. Mi invita in pista e, mentre fa jogging, mi propone una trasmissione».
Che sarà “Quo Vadiz”, anno 1984.
«Programma meraviglioso, curato nei dettagli, con Don Lurio e  Sidney Rome. Dopo 12 puntate me ne chiedono altre 24. Dico di no, sarebbero ripetitive».
E passa alla Rai con “Pista”, trasmissione per ragazzi.
«Scopro la diretta tv e mi piace, divento il mimo più loquace d’Italia. Ogni venerdì tre ore indimenticabili, ma dopo due anni vorrebbero farla diventare una striscia quotidiana da Napoli. Significherebbe mollare tutto il resto. E rifiuto».
Nichetti, allora, torna al cinema.
«Mi autoproduco grazie al preacquisto di Mediaset e giro “Ladri di saponette”, lungometraggio in bianco e nero interrotto dalla pubblicità a colori».
Perché proprio su Mediaset?
«Fatto sulla Rai sarebbe sembrato un film contro la tv privata. Invece era una critica a tutta la tv».
“Volere volare” del ’91 è il suo ultimo lavoro di un certo successo. La storia di un uomo che diventa fumetto.
«Ideato dieci anni prima, ancor prima di “Roger Rabbit”. Ma realizzato solo nel ’91 per mancanza di fondi».
Poi?
«Lavoro con soddisfazione fino al 2001, poi l’avvento delle nuove tecnologie e la crisi  rendono tutto più complesso».
In che modo?
«Io ero al passo con i film di produzione americana, ma quando subentrano gli effetti speciali, in Italia, non c’è la possibilità di continuare a certi livelli. Dovrei andare negli Usa...».
Impossibile qui  da noi?
«Per come voglio lavorare io sì. Preferisco fare un film in meno che uno di cui vergognarmi».
Nichetti, ultime domande veloci. 1) L’attore di teatro più  bravo con cui ha lavorato?
«Maurizio Micheli e Angela Finocchiaro».
2) Film più bello?
«“Helza Poppin”».
3) Miglior comico?
«Buster Keaton».
4) Ha guadagnato molto con il cinema?
«Non tanto da arricchirmi. Ho sempre reinvestito i soldi nei lavori successivi».
5) Paura della morte?
«Non mi piace pensarci e parlarne».
Ultimissima. Lei ha sempre avuto idee geniali. Dovesse fare un lavoro ora?
«Qualcosa a costo zero come agli inizi. Una telecamerina e via. Il problema, però, sarebbe distribuirlo. Meglio aspettare».



C’è qualche personaggio sparito che vi piacerebbe riscoprire?

 Scrivete a [email protected]

Già pubblicati: Maurizio Seymandi; Mino Damato; Lino Toffolo; Liù Bosisio; Andrea Balestri (Pinocchio); Angelo Licheri (Vermicino); Mago Silvan; Jimmy Fenomeno; Alessandro Nannini; Guido Nicheli (Cumenda); Alberto Camerini; Sabrina Salerno; Paolo Canè; Stefano Salvi (viceGabibbo); Manuela Blanchard (Bim Bum Bam); Giorgio Bubba (90° minuto); Dora Moroni; Fabrizia Carminati; Selen; Guido Angeli; Renée Longarini; Gigi Sabani; Marco Ferradini; Sammy Barbot; Ettore Andenna; Annamaria Rizzoli; mago Alexander; Giorgio Mendella; Cristina Moffa; Pasquale Finicelli (Mirko dei Bee Hive); Ivan Cattaneo; On. Antonio Guidi; Pasquale Africano; Elisabetta Viviani; Novello Novelli; Luca Levis (Mago G); Lodovico Peregrini (Signor No); Lorena Forteza; Totò Antibo; Paolo Montero; Mario Tessuto; Gabriella Golia; Sara Bartoli (Papa Wojtyla); Davide Mengacci; Maurizio Agliana; Zed; Fiorella Pierobon; Cannelle; Roberta Termali; Marco Bellavia; Ramona Dell’Abate; Sergio Baracco; Davide Marotta (Ciripiripì Kodak); Peppiniello Di Capua; Stefania Senno (Seveso); Luciano De Maria (banda via Osoppo); Ernesto Pellegrini; Franco Rosi; Massimo Catalano; Virgilio Savona e Lucia Mannucci (Quartetto Cetra); Mago Gabriel; Fiorenzo Magni; Alessandro Canino; Schulz (Maurizio Costanzo Show); Simone Jurgens (Carletto, Corrado); Nevio Scala; Lara Motta (Pic Indolor); Edoardo Romano (Trettré); Minnie Minoprio; Gigi Sammarchi; Isabella Biagini; Enzo Braschi; Enrica Bonaccorti; Gery Bruno (Brutos); Federica Moro; Sergio Saladino (Buonaseeera); Daniela Ferolla (Miss Italia 2001); Tito Stagno; Farouk Kassam; Lilli Carati; Alfredo Pigna; Linda Lorenzi; Gianni Drudi (Fiky Fiky); Tony Binarelli; Astutillo Malgioglio; Pippo e Mario Santonastaso; Enrico Beruschi; Edo Soldo (Velino); Alessandra Di Sanzo (Mery per sempre); Marco Milano (Mandi Mandi); Jocelyn; Bruno Pizzul; Sergio Vastano; Paolo Limiti; Giovanna Amati (F.1); Luciano Rispoli; Scialpi; Fioravante Palestini (Uomo Plasmon); Maurizio Ferrini; Giussy Farina; Sharon Gusberti (I Ragazzi della 3ª C); Mario Marenco (Riccardino); Liliano Frattini; Carlo Massarini; Claudio Caniggia; Febo Conti; Renzo Villa; Susanna Messaggio; Mauro Di Francesco; Fra’ Cionfoli; Topo Gigio; Gian Fabio Bosco (Gian); Aleandro Baldi; Marco Predolin; Rosa Fumetto; Dario Baldan Bembo; Nino Castelnuovo; Nadia Cassini; Christian; Azeglio Vicini; Pamela Petrarolo (Non è la Rai); Armando De Razza; Alessandro Patelli (Lega); Guido Prussia; Sydne Rome; Marina Morgan; Giorgio Bracardi; Francesco Calabrese; Raffaella Del Rosario; Simona Tagli; Giorgio Ariani; Simona Mariani; Gloria Piedimonte (La Guapa); Maurizio Cocciolone; Valeria Rossi; Carlo Sassi; Le bambine de “Il caffe della Peppina” (Zecchino d’oro); Carlo Nervo; Carmen Lasorella; Flavia Fortunato; Paolo Barabani (Hop hop somarello); Andrea Baroni; Adriano Aragozzini; Stefano Nosei; Enzo Cannavale; Elda Lanza; Jack La Cayenne; Roberta Capua; Lino Patruno; Romeo Benetti; Franco Cerri; Barbara Bouchet; Leopoldo Mastelloni; Irina Sanpiter (Magda di "Bianco, rosso e Verdone"); Federico Fazzuoli, Charlie Marchino ("Faccia da pirla"); Drupi; Pino D'Angiò; Gian Pieretti (Pietre), Marco Lucchinelli, Fabio Bussotti (Urrà Saiwa), Umberto Balsamo, Uomo Gatto (Gabriele Sbattella)
; Idris; Lee Skelton (Signora in giallo dei Ferrero Rocher); Luana Colussi.

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Alessandro Dell'Orto

Alessandro Dell'Orto

Alessandro Dell’Orto nasce a Crema (Cremona) il 5 dicembre 1968, ma è bergamasco di Verdello. Inizia a scrivere a Cremona (Mondo Padano), poi a Bergamo Oggi si specializza in sport e soprattutto calcio, seguendo per cinque stagioni, tutti i giorni, le vicende dell’Atalanta. Professionista dal 1996, lavora alla Gazzetta di Parma e poi è tra i fondatori de il Nuovo Giornale di Bergamo, dove fa il capo servizio dello sport. Nel 1999 sta per pochi mesi al bisettimanale Gazzetta di Lecco, poi va ad Avvenire per gli Europei del 2000 finché ad agosto 2000 viene assunto a tempo indeterminato a Libero, dove sei mesi dopo diventa capo servizio dello sport. Dal 2006 è inviato. Per Libero ha realizzato 100 interviste ritratto di calciatori spariti e negli ultimi 4 anni cura la rubrica Soggetti Smarriti.

media