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"La ciccia mi ha divorata. Non ho più soldi né lavoro"

Cantante e attrice di film comici negli Anni ’70, è stata il simbolo della donna sovrappeso. “Fossi stata una bella figa, con ’sta voce avrei fatto faville”

28 Novembre 2011

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"La ciccia mi ha divorata. Non ho più soldi né lavoro"
Luciana Turina è il simbolo della donna in carne del mondo dello spettacolo italiano. Grassa. Obesa. Cicciona. L’abbiamo scoperta cantante a fine Anni ’60 - meravigliosa voce blues - e poi l’abbiamo conosciuta in tv e soprattutto al cinema nei film comici degli Anni ’80 (nel 2008 ha fatto una piccola ne “Il cosmo su comò” con Aldo Giovanni e Giacomo). Luciana, simpatia irresistibile e battuta pronta, ora ha 65 anni e vive a Palermo. Ma non se la passa bene. Lavora poco e si deve accontentare di una misera pensione da 500 euro al mese.



Luciana Turina, cosa mangiamo?
«Io prenderei ossibuchi alla milanese. E magari, nell’attesa, qualche fetta di salame. Che dice?».
Perfetto. Buon appetito e partiamo dal cibo. È una brava cuoca?
«Discreta. Ho preso da zia Rosina, che cucinava per una famiglia nobile di Mantova, la mia città.  Sa, sono padana. Quanto torno dai parenti compro il “cappel da pret”, cappello da prete, e me lo porto in Sicilia, dove vivo».
Piatto preferito?
«Adoro i primi e le carni. Lo spezzatino, il brasato, il pollo. Non amo particolarmente i dolci. Anche se dal fisico non si direbbe...».
Già. Domanda che non si dovrebbe fare... Ma... Non si offenda. Sì...
«Peso 97 kg, mica ho problemi a dirlo! In passato sono arrivata anche a 120».
Diceva che vive in Sicilia. Da quando?
«Dal 2008 sto vicino a Palermo. Scelta sentimentale, una promessa d’amore».
Cioè?
«Sono fidanzata dal 1998 con Emerico, che ha 44 anni. Gli avevo promesso che se la storia fosse andata avanti lo avrei seguito. Così ho fatto».
Scusi, ha detto 44 anni?
«Abbiamo 21 anni di differenza e all’inizio è stato drammatico, la famiglia ci ostacolava. Ora però siamo felici».
Come vi siete conosciuti?
«Era presidente delle case per anziani a Palermo e organizzava spettacoli teatrali. In quel periodo lavoravo con Beruschi, siamo stati invitati e ci siamo incontrati. È un omone di 120 kg. Pensi che a me, essendo ciccia, non sono mai piaciuti i ciccioni!».
Colpo di fulmine?
«Ero sposata da tre anni con GianFranco, il secondo marito. Un vedovo conosciuto dal parrucchiere. La prima volta che ha visto Emerico l’ha indicato: “Ao’, quello te se vole fa’”. Aveva ragione. Ci siamo separati e mi sono messa con lui».
Scusi, come mai questo sguardo triste?
«Ora ha dei problemi di salute e non lavora. Ed economicamente siamo nei guai».
Con cosa vivete?
«Con la mia pensione, 500 euro al mese. E solo di affitto ne paghiamo 600...».
Come fate?
«Sono piena di debiti. Per fortuna lui è forte, non si perde d’animo».
E lei?
«Non mi vergogno a confessarlo, ho pensato cose brutte. Di ritirarmi, ma non solo... Sì, ha capito bene».
Suicidio?
«Ma sono troppo vigliacca e troppo arguta per farlo. La vita è un bene prezioso per buttarla. Se lui si rimette in salute vado a fare la cuoca da qualche parte così lo lascio libero e non gli do altri problemi».
Luciana, ma perché lavora poco?
«Già a Roma c’era crisi e si faceva fatica. Si immagini in Sicilia, lontano dal mondo dello spettacolo».
A lei cosa piacerebbe fare?
«Il mio sogno è una rubrica di cucina in tv. Stare tra la gente, ai mercati».
Curiosità. L’hanno mai invitata a un reality?
«Come riserva alla prima edizione de “L’Isola dei famosi”».
La farebbe ora?
«Certo, a me piacciono le sfide. E non ho paura di niente. Bastano due settimane di reality per farti lavorare due anni. E tutti ti riconoscono».
Lei è sempre uguale, sicuramente la gente la riconosce anche senza reality.
«Il pubblico mi ama. Tutti mi chiedono perché non faccio più tv. Rispondo che non dipende da me. Ho provato a chiamare un capo struttura Rai e non mi ha risposto, mi ha evitata. E ho capito. Sa, ho una certa età e so come vanno le cose».
A proposito di età, torniamo alla piccola Turina.
«Nasco a Mantova il 13 agosto 1946 e non è un parto semplice».
Cioè?
«Sono di dieci mesi e peso solo 1 kg e 900. Mi salva l’incubatrice».
Beh, lei sottopeso. Senza offesa, fa sorridere...
«Capita spesso che l’incubatrice provochi obesità».
Lei quando inizia a ingrassare?
«A 5 anni. Mangio moltissimo, due primi e due secondi».
Che famiglia è la sua?
«Abitiamo a Roverbella. Mamma Santina fa la mondina, mentre papà Luigi è l’unico del paese ad aver fatto il liceo».
Anche lei è brava sui libri?
«Macché. Ai tempi delle medie, anziché andare a scuola, vado a cantare. Finché un giorno papà mi fa seguire da un poliziotto e se ne accorge».
Già, il canto. La prima passione.
«Sono brava, ci so fare. Un giorno, leggendo “Bolero”, trovo la scheda per iscriversi al “Festival di Castrocaro”. La compilo e la mando. Ho 18 anni e passo la prima selezione a Milano malgrado il fisico».
In che senso?
«Peso 120 kg, e nel mondo della musica mi guardano con sospetto».
Però va avanti e dopo altri provini è tra i 35 finalisti di Castrocaro 1965.
«Canto “Come ti vorrei”, un blues. Vinco e inizia la mia via crucis».
Cosa intende? La definivano addirittura la Ella Fitzgerald italiana!
«Sì, ma non sono mai stata capita dagli autori».
Nel 1966 comunque va a Sanremo con “Dipendesse da me”.
«Un pezzo non particolarmente bello, ma avrei cantato qualsiasi stronzata pur di andare al Festival».
Non arriva in finale.
«La casa discografica mi dice che vincerò, perché  non esiste un personaggio come me. Alla fine però preferiscono la Caselli e quando, dietro le quinte, mi dicono che sono eliminata svengo addosso a Claudio Villa!».
Perché sorride?
«Fossi stata una bella figa, con ’sta voce, avrei fatto faville».
Buona questa. A proposito, nel periodo del Festival è fidanzata?
«Nooo! Resto vergine fino a 21 anni e mezzo, quando a Milano conosco un pittore e mi innamoro. Ma finisce presto perché lui ha un’altra».
Parliamo di uomini.
«Sono sempre stata amata e desiderata soprattutto dai gay. A Roma c’era un tizio che si travestiva da donna, ma poi veniva a letto con me. Anche il mio primo marito - l’ho scoperto dopo essere rimasta incinta - era omosessuale».
Le va di raccontare?
«A fine ’78 mamma si ammala e muore a soli 53 anni, sono sconvolta. Conosco Gianni e pochi mesi dopo lo sposo. Appena mi accorgo di aver fatto una cappella con il matrimonio, scopro di essere al quarto mese di gravidanza. Poi, dopo esserci lasciati, capisco anche che è gay e da anni sta con un uomo».
Luciana, avrà pure avuto qualche ammiratore etero.
«Nel ’68 mi scrive un conte siciliano. Dice che a lui interessano solo donne dai 100 kg in su, è ricchissimo e vuole sposarmi. Lo incontro, ma non mi piace. Insiste, mi propone un papocchio. Un matrimonio di coscienza con un gioco ortodosso».
Tradotto?
«Fa vestire un amico da prete, chiama fotografi e giornalisti e si fa pubblicità. Fregandomi».
Mai avuto, invece, qualche amore nel mondo dello spettacolo?
«Mai. Solo ammiratori».
Almeno un nome, su.
«Luciano Salce».
Quando?
«Nel 1981 giriamo “Vieni avanti cretino” e inizia a farmi una corte sfrenata. Gli dico: “Ma con tutte le belle donne con cui lavori e che hai avuto, perché io?”. Risposta: “Proprio perché sei diversa dalle altre”. E mi invita a casa a vedere la collezione di farfalle».
Un classico.
«Una sera accetto e...».
...?
«Entro in cucina e mi innamoro del frigorifero che, schiacciando un bottone, trita il ghiaccio! E non mi sposto più da lì».
E le farfalle?
«Rifiuto. Anche perché mi vergogno di me stessa. Ho le tette debordanti, i rotoli di ciccia, le gambe... No, le gambe le ho sempre avute belle».
Mai fatto scene di nudo?
«Nel ’70 mi offrono di posare per  “Playboy” e “Playman”. Sono un sacco di soldi, accetto e mi coprono di veli. Però c’è un problema, sono troppo glabra. Il fotografo, allora, mi incolla con il mastice, proprio lì, un mucchio di finti peli rossi. E l’effetto vedo-non vedo dietro i veli è perfetto».
Meraviglioso. Turina, torniamo alla carriera. Dal canto alla tv. Nel 1978 partecipa al varietà “Settimo anno” con Lando Buzzanca.
«Fuori dal suo camerino c’è sempre la fila di donne ad aspettarlo. Grande amatore. E, dicevano, anche molto dotato».
Nel 1982, sempre in tv, farà “Patatrac” con Franco e Ciccio.
«Geniali. Per la prima puntata imparo tutto il copione a memoria. Pochi minuti prima di iniziare Franco mi sente. “No, non mi piace. Improvvisiamo tutto”».
Al cinema, invece, inizia con “Serafino” (1969) di Celentano. Poi lavora con Villaggio, la Vitti, Cervi, tutti i comici dei filmetti anni ’80 e Banfi.
«Lino è una persona speciale. A Pasqua gli ho chiesto se riusciva a trovarmi un lavoretto, gli ho detto che ho problemi economici. Poco dopo mi è arrivato un vaglia».
Luciana, ultime domande veloci 1) Attori preferiti?
«I classici. Redford, Al Pacino, De Niro».
2) Lei è sempre stata il simbolo della donna grassa. Le ha mai dato fastidio?
«Finché mi prudeva la patonza sì. Tanto che nel 1985 mi sono messa a dieta. Ho perso 35 kg. Poi ho avuto un collasso e ho scoperto che mi davano anfetamine! Ora, a 65 anni, me ne frega nulla».
3) Gira molta droga nel mondo dello spettacolo?
«Ho visto tavoli imbiancati di cocaina. E ho perso lavori per non aver consumato».
4) Ha guadagnato tanto in carriera?
«Non tantissimo. Ma ho dovuto mantenere una figlia per 23 anni».
5) Rapporto con il sesso?
«Il mio compagno è disperato. So poco del sesso perché non me lo sono mai goduto. Mi sarei dovuta divertire di più, ma ora è tardi».
Ultimissima prima del caffè. Luciana Turina ha un sogno?
«Vorrei solo un po’ di serenità».



C’è qualche personaggio sparito che vi piacerebbe riscoprire?

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Commenti all'articolo

  • paolomargherita

    11 Gennaio 2018 - 08:08

    E di Demis Roussos che è successo?

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Alessandro Dell'Orto

Alessandro Dell'Orto

Alessandro Dell’Orto nasce a Crema (Cremona) il 5 dicembre 1968, ma è bergamasco di Verdello. Inizia a scrivere a Cremona (Mondo Padano), poi a Bergamo Oggi si specializza in sport e soprattutto calcio, seguendo per cinque stagioni, tutti i giorni, le vicende dell’Atalanta. Professionista dal 1996, lavora alla Gazzetta di Parma e poi è tra i fondatori de il Nuovo Giornale di Bergamo, dove fa il capo servizio dello sport. Nel 1999 sta per pochi mesi al bisettimanale Gazzetta di Lecco, poi va ad Avvenire per gli Europei del 2000 finché ad agosto 2000 viene assunto a tempo indeterminato a Libero, dove sei mesi dopo diventa capo servizio dello sport. Dal 2006 è inviato. Per Libero ha realizzato 100 interviste ritratto di calciatori spariti e negli ultimi 4 anni cura la rubrica Soggetti Smarriti.

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