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"Non ho avuto un programma mio perché non sono di sinistra..."

È uno degli storici presentatori italiani e l’ideatore del “Premio regia televisiva”: "Non vivo per apparire e il video non mi manca. Adesso faccio il produttore"

13 Febbraio 2012

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"Non ho avuto un programma mio perché non sono di sinistra..."
Daniele Piombi, lei riesce a essere elegante anche in abbigliamento sportivo. E dire che la chiamavano “Lo smoking vestito da uomo”...
«La battuta è di Enrico Vaime, la fece dire a Montesano durante un “Fantastico”. Divertente. A casa però mi vesto comodo e nelle scelte mi aiuta mia moglie Mirella. Ha gusto, è equilibrata e senza di lei non saprei come fare».
Siete insieme da molto?
«Quarantacinque anni e l’ho sposata due volte».
In che senso?
«Era separata e il primo “sì” è stato in Comune. Poi è rimasta vedova e ci siamo sposati in chiesa».
Dove vi siete conosciuti?
«Vigorelli di Milano, 1967. Era ospite del Milan, io presentavo la “Sei giorni” di ciclismo. L’ho vista che era seduta a fianco di Rivera e i suoi occhi mi hanno rapito».
Avance elegante?
«No, maleducata. “Signorina, mi lascia il suo numero di telefono così la posso salutare?”. Lo ricordo ancora a memoria».
Dopo quanti giorni l’ha chiamata?
«La notte stessa, appena rientrato in albergo. L’ho raggiunta a casa, ci siamo messi insieme e non ci siamo più lasciati. Eccoci qui 45 anni dopo».
In grande forma. Come è la sua giornata tipo?
«Mi alzo tardi, leggo i giornali, mangio poco a pranzo, scrivo. La sera cena e poi guardo la tv».
Le piace la televisione di oggi?
«Premetto che non sono né invidioso né mi considero più intelligente di altri. Dico solo che non è più quella che facevo io, non c’è la qualità di quegli anni. Dell’Orto, ai miei tempi si guardavano gli sceneggiati, mentre ora ci sono i reality. E dai reality ci sono passati in tanti, anche quella signora che si dà tante arie: la prima edizione del Grande Fratello l’ha presentata lei».
Daria Bignardi.
«L’altro giorno ho seguito le “Invasioni Barbariche”, intervistava Geppy Cucciari che le ha tenuto testa. È la prima volta che vedo la Bignardi barcollare».
A lei manca il video?
«Ho accettato di buon grado di fare il produttore».
Il Piombi presentatore quindi è in pensione?
«Noooo. Ho 78 anni e mezzo, ma non mi sento pensionato e lavoro molto. Faccio tv, radio, scrivo per la Gazzetta del Sud. E poi c’è sempre da organizzare il “Premio regia televisiva” che è giunto alla 51esima edizione».
Quando andrà in onda?
«L’11 marzo, in prima serata su Rai1. Fa sempre buoni ascolti. Vede Dell’Orto, le ultime edizioni hanno avuto uno share del 27 per cento e punte di ascolti a 7 milioni».
Lo scorso anno, però, lei ha attaccato il mondo della televisione dicendo “La tv non fa più programmi di qualità, se questa è la tv non c’è più bisogno di premiarla. Vincono da 10 anni sempre gli stessi”. Conferma?
«E ribadisco. I critici a volte ci segnalano programmi osceni, che non possono essere presi in considerazione. Alla fine, così, ogni anno restano in corsa gli stessi».
Noi ora, invece, facciamo una corsa negli anni. All’indietro. Fino al piccolo Daniele Piombi.
«Nasco a San Pietro in Casale, provincia di Bologna, il 14 luglio 1933. Papà è ispettore del ministero della Pubblica istruzione, mamma professoressa».
 Che bambino è?
«Presuntuoso. A 4 anni mi regalano una poltrona in vimini, la piazzo davanti al cancello di casa e mi siedo a guardare i passanti. Poco dopo rientro piangendo. I miei si preoccupano: “Che è successo?”.  “È passato il podestà e non mi ha salutato!”».
Scuole?
«Liceo a Reggio, poi Scienze Politiche a Firenze, con Spadolini docente di storia».
Primo contatto con il mondo dello spettacolo?
«Mi esibisco nelle riviste studentesche, poi un impresario mi chiede di presentare una tournée dei sei cantanti in gara a San-remo. Vengo notato e mi invitano a un provino per la Rai di Torino».
La prendono.
«Macché. I selezionatori dicono: “Lei è alla stazione di Tarvisio e sta arrivando un treno di profughi provenienti dall’Ungheria, ci improvvisi una telecronaca”. Parlo, racconto. Mi bloccano: “Grazie, le faremo sapere”. Sulla scheda scrivono: “Abile improvvisatore adatto per il giornalismo”. E, secondo loro, non adatto a presentare».
Nel ’55 invece esordisce con la prima conduzione.
«Il programma si chiama “Viaggiare” e va in onda sul primo canale il lunedì sera dopo il film: è una rubrica per informare i viaggiatori su orari dei treni, nuovi itinerari dell’Alitalia, mete turistiche. La trasmissione va bene e divento il jolly della tv».
Già. Lei presenterà “Canzonissima”, tre edizioni del “Cantagiro”, cinque edizioni del “Festival di Napoli”, cinque edizioni del “Festival di Castrocaro” e tre di “Sanremo”. Ma soprattutto, nel 1961, ha l’intuizione vincente.
«Mi accorgo dell’importanza della televisione e mentre presento il Gran Gala della stampa emiliana  mi viene l’idea di inviare un tagliando ai giornalisti che si occupano di tv sui maggiori quotidiani e settimanali italiani per chiedere quale sia, secondo loro, la miglior regia televisiva dell’anno. Tutti gli esperti mi rispondono e così nasce il “Premio Nazionale Regia Televisiva”».
Che poi si allargherà anche a presentatori e artisti internazionali e si gemellerà con “Tv Sorrisi e Canzoni” e con i “Telegatti”. In 51 anni di premiazioni, da voi, sono passati tutti gli artisti più famosi, italiani e stranieri. Raccontiamone qualcuno.
«Peter Falk, il tenente Colombo, arriva a Giardini Naxos da Los Angeles, volo interminabile e sfiancante. Gli chiedono: “Cosa l’ha impressionata di questa Sicilia?”. Ci pensa su e poi, con il suo solito sguardo stralunato, risponde: “Le tazze di caffè così piccole!”».
Buona questa.
«Kim Novak, invece, una volta atterra a Catania con un aereo privato e una hostess tutta per lei. Viaggia in elicottero fino a Milazzo e si presenta in hotel che è distrutta. Irriconoscibile. Sparisce in camera per tre giorni, fa portare solo casse di acqua naturale e cestini di mele. La sera dello spettacolo è un’altra donna. Sexy. Meravigliosa. Occhi che ispirano sesso. Tutto merito, mi spiegherà poi sua sorella, della dieta ad acqua e mele».
Piombi, non fermiamoci. Un ospite che non dimenticherà mai? Perché ride?
«Dell’Orto, senta questa. Nel ’91 premiamo i protagonisti di “Beautiful”. Arrivano in quattro, una è una bionda, nipote di un attore popolarissimo».
Carrie Mitchum?
«Niente nomi. A metà pomeriggio sale in camera e chiede champagne. Il ragazzo della portineria, un certo Tore, un morettino tipico siciliano, sale da lei nella stanza 212, entra e porta la bottiglia. Passano dieci minuti e non esce. Venti. Mezz’ora. Dopo un’ora scende stralunato, ci guarda: “Minchia, ragazzi. Che donna”. E ci fa capire che ha concluso».
Urca.
«Non è finita. Dopo lo spettacolo c’è la cena di gala. E l’attrice sparisce ancora. Arriva una telefonata alla reception: alla 212 chiedono una nuova bottiglia di champagne. Tore si ripresenta e sta via un’altra ora. A notte fonda terzo champagne e terza prestazione. E Tore, da quel momento, diventa l’eroe di tutta la Sicilia!».
Tanti ospiti stranieri, tantissimi italiani. Qualcuno cui è rimasto particolarmente legato?
«Gino Bramieri. Nel periodo in cui, su Telemontepenice, conducevo un’asta benefica, mi capitava spesso di ricevere  la sua telefonata. “Sono Gino da Milano”. E offriva soldi per qualsiasi oggetto. Il 16 giugno 1996, dopo un po’ che non ci sentivamo, mi ha telefonato. “Ciao, Gino, come stai?”. “Sto morendo”. Dopo due giorni ci ha lasciati».
Torniamo alla sua carriera. Negli Anni ’70 lei è tra i pionieri delle tv private.
«Conduco anche cinque trasmissioni a settimana, un po’ ovunque».
Appunto. Daniele Piombi ha presentato tutto quello che c’era da presentare, ma non ha mai avuto un programma fisso. Perché?
«Non ho mai bussato a nessuna porta, nemmeno nei periodi difficili».
Giochino. Una definizione per ogni suo collega illustre. Partiamo da Pippo Baudo.
«La gente ha sempre pensato che tra noi ci fosse un grande dualismo. Non è così. Pippo è un ottimo professionista. Mi spiace solo che soffra tanto quando sta fuori dal video».
Mike Bongiorno.
«Il più grande in assoluto, ha segnato un’epoca e cambiato il modo di condurre».
Corrado.
«Non abbiamo mai avuto un grande rapporto. Troppo romano».
Frizzi.
«Nel periodo in cui è sparito mi è spiaciuto. È bravo».
Conti.
«Ammirabile per come tiene i tempi, è un orologio e non sfora mai. Lavorare con lui è piacevole».
Bonolis.
«L’ultimo suo programma è stato una rivelazione. Lui utilizza vocaboli stranissimi che, secondo me, si studia di notte sul dizionario».
Amadeus.
«No comment. È maleducato».
Scotti?
«A livello di Mike e Baudo. Loro sono i tre migliori. Con un pensiero affettuoso nei riguardi del grande Enzo Tortora».
Tra le donne quali sono le sue preferite?
«La Carrà ha lasciato il segno, inimitabile. La signora delle presentatrici ora è Milly Carlucci. Molto brava ed elegante».
Piombi, ultime domande veloci. 1) Rapporto con la religione?
«Sono credente, ma non pratico molto. Parlo con Dio quando guido l’auto».
2) Paura della morte?
«No. Ho paura di soffrire».
3) Rapporto con la politica?
«Non sono mai stato di sinistra».
Può essere uno dei motivi per cui non ha mai avuto un vero programma suo da condurre?
«Può essere».
4) Ha guadagnato molti soldi in carriera?
«Sì, la quantità giusta per garantirmi una vita serena».
5) Ha avuto molte donne?
«Prima di conoscere mia moglie, sì».
Qualche storia vip?
«Dell’Orto, mica vorrà dei nomi?».
Certo che sì.
«Lilli Lembo. E quella famosa sera al Vigorelli, quando ho conosciuto Mirella, stavo con Anna Identici. Anche mia moglie, però, era impegnata. Anzi, era seduta a fianco della sua fiamma».
Scusi, intende Rivera?
«Proprio lui. Il gol vincente, però, quella volta l’ho fatto io».
Ultimissima. Daniele Piombi come presenterebbe l’ospite Daniele Piombi?
«Ecco a voi un uomo che ha alle spalle 50 anni di carriera ufficiale, che ha condotto tante manifestazioni, ma purtroppo non ha mai avuto un programma fisso. Un uomo che continua a credere in quello che ha fatto e che spera di restare in salute perché ama la vita».



C’è qualche personaggio sparito che vi piacerebbe riscoprire?

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Commenti all'articolo

  • BellpietroVergognati

    15 Febbraio 2012 - 11:11

    Dai non tiriamo fuori la politica che è pieno di giornalisti bravi e famosi non di sx

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Alessandro Dell'Orto

Alessandro Dell'Orto

Alessandro Dell’Orto nasce a Crema (Cremona) il 5 dicembre 1968, ma è bergamasco di Verdello. Inizia a scrivere a Cremona (Mondo Padano), poi a Bergamo Oggi si specializza in sport e soprattutto calcio, seguendo per cinque stagioni, tutti i giorni, le vicende dell’Atalanta. Professionista dal 1996, lavora alla Gazzetta di Parma e poi è tra i fondatori de il Nuovo Giornale di Bergamo, dove fa il capo servizio dello sport. Nel 1999 sta per pochi mesi al bisettimanale Gazzetta di Lecco, poi va ad Avvenire per gli Europei del 2000 finché ad agosto 2000 viene assunto a tempo indeterminato a Libero, dove sei mesi dopo diventa capo servizio dello sport. Dal 2006 è inviato. Per Libero ha realizzato 100 interviste ritratto di calciatori spariti e negli ultimi 4 anni cura la rubrica Soggetti Smarriti.

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