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Guida allo scandalo

Il vademecum sul Monte dei Fiaschi:
dieci risposte per capire il caso

"Affaire" Mps. In che modo si è arrivati alla voragine finanziaria e come sarà possibile uscirne salvando l'istituto. La guida punto per punto

Giuseppe Mussari

Giuseppe Mussari

di Ugo Bertone

Perché il Monte ha voluto strapagare Antonveneta? 

È la madre di tutte le domande. Nell’agosto  2007 il Banco de Santander acquista Banca Antonveneta per 6,3 miliardi nell’ambito della scalata ad Abn Amro. Meno di tre mesi dopo, a novembre,  Emilio Botìn cede la banca padovana a 9,23 miliardi al Monte Paschi, più l’aggiunta di “oneri” che fecero salire il prezzo a 10,137 miliardi. Inoltre,  la banca senese si  fece carico della tesoreria dell’istituto (7,5 miliardi) per la banca che fino ad allora si approvvigionava presso la casa madre olandese. Insomma, una “mazzata”  da 17 miliardi. La tesi dei magistrati, suffragata dai documenti raccolti dalla Guardia di Finanza e da testimonianze interne, è che la “plusvalenza” abbia permesso di pagare grosse  commissioni e/o tangenti sia  in Italia che in Spagna». 

Come sono saltati fuori e dove sono finiti tutti questi quattrini?   Da dove nasce il buco derivati? Perché i derivati Mps sono una fregatura? 

«L’affare (chiamiamolo così)  Antonveneta è come una superstrada a due corsie. Sulla prima viaggia il convoglio dell’operazione ufficiale a prezzi folli, scortato da fior di banchieri d’affari pronti a spiegarci che “allora il mondo andava così”. E pronti, soprattutto, a dare una mano alla Fondazione MontePaschi a caccia di quattrini per finanziare l’acquisto. Sull’altra corsia  corrono in senso inverso tante operazioni strutturate, attraverso una pattuglia di broker, del tutto inutili sul piano commerciale, ma preziose per generare commissioni. La superstrada, all’andata, porta a Londra o ad altri paradisi fiscali. Dalle casse di Mps sono usciti, in 11 mesi, otto bonifici per un totale di oltre 17 miliardi con destinazione Amsterdam, Madrid e Londra. Il tragitto di ritorno, fatto di una miriade di operazioni,  è stato reso possibile dallo scudo fiscale». 

Da dove nasce il buco derivati? Perché i derivati Mps sono una fregatura? 

«In questa cornice, hanno avuto un ruolo importante  le scommesse sui derivati con una duplice funzione: a) far emergere presunte plusvalenze in operazioni con controparti che, in realtà, avevano le carte segnate; b) tentare, per via finanziaria, di recuperare quattrini di cui la banca aveva sempre più bisogno.  L’operazione Alexandria, ad esempio.  sarebbe servita a Rocca Salimbeni per abbellire i conti del 2009 scaricando su Nomura le perdite di un derivato basato su mutui ipotecari. Un favore da ripagare a caro prezzo  attraverso un contratto “segreto”:  a lungo termine. La fregatura? Con  gli strutturati Alexandria, Santorini e Nota Italia Mps può perdere fino a 700 milioni».

Com’è possibile che le perdite non siano state inserite nel bilancio? Bankitalia poteva non sapere? 

È possibile, ma non inevitabile. A meno di non accettare la regola delle tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo.  Certo,   i vertici della banca hanno usato tutti i mezzi per occultare la reale situazione dell’istituto: per Alexandria in base all’accordo con Nomura, ad esempio, tutte le perdite venivano scaricate all’apparenza sul partner giapponese ma, in realtà, in cassaforte veniva custodito l’accordo con gli obblighi per Mps. Ma il viavai di operazioni illecite che dura dal 2007 è così fragoroso che non si può invocare l’ignoranza o la malafede dei controllati.  La Banca d’Italia, del resto, ha consentito ad un istituto controllato da una Fondazione (cosa vietata dalla legge Ciampi) di effettuare un’acquisizione comunque azzardata date dimensioni rispetto al patrimonio».  

È vero che Mps ha scommesso sui 30 miliardi di Btp che aveva in pancia?

«Alessandro Profumo, presidente della banca, ha detto: “L’errore maggiore non è stato l’acquisto di Antonveneta ma l’acquisto di 27 miliardi di titoli di stato che oggi ci mangiano 5 miliardi di capitale. Senza questi titoli non avremmo avuto bisogno di supporto pubblico”. La stesse operazioni Alexandria e Santorini, secondo un comunicato di Mps, “rappresentano investimenti effettuati su Btp a lunga durata, finanziati attraverso operazioni di pronti contro termine e le cui cedole sono state oggetto di asset swap al fine di gestire il rischio tasso assunto”».

Perché è considerata la banca del Pd? 

«Il controllo della Banca è solidamente nelle mani della Fondazione Mps, costretta dall’assedio dei debiti a scendere sotto il 51% all’attuale 34%.  Ma chi guida la Fondazione? Per statuto oggi il Comune di Siena e la Provincia nominano 13 componenti su 16 della deputazione generale e quindi ha un peso determinante sulle scelte generali della Fondazione. Da sempre il Pd o, in tempi passati il Pci, ha il controllo di Comune e Provincia». 

Chi ha spinto Mussari ai vertici della banca e poi all’Abi?

«Mussari arriva alla testa dell'Abi per esplicita volontà di Alessandro Profumo, allora ad di Unicredit. La conferma all’unanimità  arriva a luglio, dopo le prime notizie sulle inchieste a Siena. I banchieri italiani rivendicano il diritto di “non sapere”. E forse, anche quello di non leggere i giornali.  Avvocato calabrese laureato a Siena nel 1993 ha scalato tutte le tappe della carriera in Fondazione, fino a diventarne il presidente per poi passare alla guida della banca.  “Non è il mio lavoro”, dichiarò alla fine dell’avventura in Mps». 

Perché si è arrivati ai Monti bond e come funzionano? 

«Si tratta di obbligazioni per 3,9 miliardi necessarie per rimpolpare il patrimonio della banca per metterlo in libera con i parametri chiesti dalle autorità europee. In realtà, ormai sono destinati a  rappresentare la parte più rilevante del patrimonio, ormai sfumato tra derivati e interessi. Mps pagherà allo Stato un interesse del 9% annuo, che salirà dello 0,5% l'anno ogni due anni fino a raggiungere un massimo del 15%». 

È possibile che Mps sia nazionalizzata. Quanto costerebbe allo Stato e quindi ai contribuenti? 

È possibile nel caso, probabile, che Mps non ce la faccia a restituire i quattrini. In quel caso il decreto sui Monti bond prevede la conversione delle obbigazioni in azioni. Si tratta di una quota di minoranza, ma non è difficile prevedere che il Monte, in quel caso, avrà bisogno di altri contributi. Per questo c'è chi suggerisce la strada della nazionalizzazione, sulla falsariga di quanto fatto dall’Olanda venerdì per banca Sns. In quel caso è stata prevista: la cancellazione del valore delle azioni e dei bond subordinati, la cacciata dei vertici, una tassa di un miliardo per il sistema bancario perché contribuisca ai costi del salvataggio: circa 3,7 miliardi di euro  più 6,3 di prestiti. Per Monte Paschi l'impegno sarebbe senz’altro superiore».

Ha ragione Napolitano a temere  per l’Italia? E cosa rischiano i correntisti? 

«Gli scandali bancari hanno interessato tutti i Paesi. L’Italia, al solito, è guardata con un sospetto particolare. Per il momento non esiste un rischio Italia a giudicare dallo spread e dagli acquisti di titoli dall’estero. Ma è importante dimostrare di saper punire i colpevoli e vuole continuare a godere della fiducia altrui.   A proposito dei conti correnti, Fino a 103.000 euro i depositi sono garantiti. Ma l’Italia, nemmeno nei momenti più bui della sua storia, ha tradito il patto con i correntisti. A parte lo “scippo” di    Amato nel '92».

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Commenti all'articolo

  • toroinfuriato

    04 Febbraio 2013 - 19:07

    Già nell'agosto del 2007 gli addetti ai lavori conoscevano bene la situazione relativa alla bolla speculativa sui mutui subprime che covava oltre oceano. I CDS avevano già fatto qualche vittima tra gli operatori dei fondi comuni di investimento nella categoria "monetari"; infatti per incrementare i rendimenti dei fondi monetari qualche gestore di fondi aveva utilizzato strumenti derivati (andatevi a guardare i grafici dell'epoca: un fondo monetario perse a giugno 2007 il 6%). Un profano poteva non capire, ma gli addetti ai lavori non potevano trascurare quei segnali che anticipavano la catastrofe.

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