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Mutui: scegliere tra tasso fisso, variabile e misto

La guida per scegliere il prestito migliore: ecco tutte le differenze

Mutui: scegliere tra tasso fisso, variabile e misto

Sono sostanzialmente tre le tipologie di mutuo che vengono offerte dalle banche al cliente: a tasso fisso, variabile o misto. Dalla scelta dipenderà il peso della rata sul bilancio familiare. Si tratta del tasso di riferimento e non quello realmente applicato al finanziamento. A questo va infatti aggiunto uno spread, il guadagno della banca.

1) Tasso fisso. L’importo mensile da restituire alla banca, formato da una quota crescente di capitale e una decrescente di interessi, rimarrà costante per tutto il tempo del finanziamento. Qualsiasi turbolenza che verrà registrata sui mercati non si trasferirà sulla rata. Per contro, se i tassi dovessero ulteriormente ridursi, l’importo da pagare non varierà. Chi ha un reddito costante e può facilmente prevedere di mantenerlo a lungo, può trovare conveniente sapere con certezza quale sarà il costo del mutuo, così da pianificare al meglio le proprie uscite.

2) Tasso variabile. L’importo della rata, anche in questo caso formato da una quota capitale crescente e una in conto interessi decrescente, dipenderà dall’andamento del tasso di riferimento. In genere il “benchmark” è l’Euribor (oppure l’Eurirs), il tasso interbancario in euro ma le banche che offrono mutui a tasso variabile sono obbligate a proporre anche mutui legati all’andamento del tasso di riferimento della Banca centrale europea. Il tasso Bce è più stabile rispetto all’Euribor che invece subisce variazioni giornaliere. Ma non è detto, riportato sui mutui, sia alla fine più conveniente. Oggi il tasso Bce è al minimo storico, allo 0,5%, ma ha superato in due occasioni il 4%. 

La Bce utilizza il tasso di riferimento come strumento di politica monetaria: lo alza se vuole drenare denaro dal mercato, rendendo conveniente alle banche depositare soldi presso le sue casse, e lo abbassa se invece vuole aumentare la massa monetaria in circolazione. Quando l’inflazione alza la testa, in genere, Francoforte, per raffreddare i prezzi, alza i tassi. Quando l’economia (e la finanza) s’inceppa e c’è bisogno di ridare vigore alla produzione, la Bce invece li abbassa, così il denaro costa meno e le aziende - e i privati - hanno maggior convenienza a investire. Non a caso i tassi più alti si registrano in due momenti in cui l’economia occidentale tirava e i prezzi aumentavano (ormai i movimenti di Bce, Fed e Bank of England sono legati, anche perché dalle loro variazioni dipende il tasso di cambio e quindi lo spostamento di grandi quantità di capitali da un continente a un altro), come prima dell’11 settembre 2001 e prima del 2008.

All’interno del capitolo “tasso variabile” vanno inseriti i mutui “Cap”, vale a dire quelli che hanno un tetto massimo. Questi finanziamenti hanno in genere uno spread più alto rispetto ai variabili puri (ma non di molto)  e più basso rispetto ai fissi. Hanno però la particolarità di poter oscillare all’interno di un certo range. Se il tasso di riferimento sale oltre la soglia fissata, la rata non cambia. 

3) Tasso misto. Con opzione: il cliente ha la possibilità di scegliere se cambiare tipo di tasso (da fisso a variabile o viceversa) a scadenze prefissate. Senza opzione: il tasso cambia (da fisso a variabile) per contratto a determinate scadenze. Tutte le tipologie di mutuo possono avere clausole particolari che modificano, anche sostanzialmente, il costo finale del finanziamento. È dunque fondamentale armarsi di pazienza e leggere con attenzione il contratto proposto.

Con la scelta del tasso (fisso, variabile o misto) si fa in pratica una scommessa sul futuro. Nell’ultima conferenza stampa, il presidente Bce Mario Draghi, ha detto per la prima volta che «i tassi principali della Bce sono attesi rimanere ai livelli attuali o su valori più bassi per un periodo esteso di tempo». 

Secondo gli operatori, Bce e BoE manterranno potenzialmente politiche più espansive rispetto alla Fed intenzionata invece a rimuovere progressivamente il piano di acquisti tuttora in atto. Anche se il numero uno Fed, Ben Bernanke ha sottolineato che il rialzo del tasso di riferimento non sarà imminente. Queste posizioni possono essere preziose per chi sceglie un tasso variabile su un mutuo decennale - il tasso di riferimento presumibilmente resterà basso per una buona parte della sua durata e quindi su può puntare sul variabile - ma vuote per quanti accendono un prestito con scadenze molto più lunghe. Chi è in grado di prevedere l’andamento dell’economia tra quarant’anni? A questo punto è fondamentale il reddito e la propensione al rischio del richiedente.

di Antonio Spampinato

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