Cerca

L'editoriale

Questo euro non va: possiamo dirlo?

Dall'addio alla lira ci hanno guadagnato soprattutto i tedeschi. Sono cifre inoppugnabili, ma è vietato ricordarle. Noi lo facciamo, per discuterne laicamente vantaggi e svantaggi. Il dibattito è aperto

24

di Maurizio Belpietro
@BelpietroTweet

Uno spettro s’aggira per l’Europa, ma non si tratta del comunismo. Per lo meno nel Vecchio Continente quello è morto e sepolto. Tuttalpiù resistono i comunisti, i quali però non pensano a instaurare la dittatura del proletariato, ma solo a farsi gli affari loro, essendosi trasformati in una casta che si sente sempre e comunque migliore degli altri, convinta di avere ragione anche quando ha torto, vale a dire quasi sempre. Comunque tranquilli cari lettori: lo spettro cui alludiamo non è quello annunciato da Karl Marx e Friedrich Engels nel lontano 1848. Il fantasma che si aggira tra Germania, Grecia e Portogallo è quello dell’Euro, una moneta accolta dodici anni fa con tutti i fasti dalla classe politica ma mai  celebrata dalla gente che è stata costretta ad usarla. 

All’inizio la nuova valuta pareva destinata a un successo straordinario e molti la accreditarono come il primo passo verso un nuovo mondo, illudendo l’opinione pubblica che bastasse avere banconote uguali in tutti i Paesi d’Europa per garantirsi benessere e prosperità. Con l’Euro sono state abbattute frontiere e dogane e qualche politico (e, purtroppo, anche qualche editorialista) si convinse che ciò avrebbe comportato anche l’abbattimento delle disparità fra realtà diverse, evitando la concorrenza fra economie molto distanti. Come si è visto, nulla di tutto ciò è accaduto. Anzi, semmai è successo il contrario. Chi era forte si è rafforzato ancora di più a scapito del vicino. Chi era debole si è indebolito più di prima, perché  ha perso anche la leva della svalutazione competitiva che consentiva di diffondere  le merci. 

Per rendersene conto basta gettare  l’occhio sulla tabella che pubblichiamo in queste pagine, in cui vengono messe a confronto Italia e Germania. Fino al Duemila noi stavamo meglio dei tedeschi per una serie di motivi, in particolare per la bilancia commerciale, poi improvvisamente i crucchi hanno iniziato la rimonta e ci hanno lasciati al palo. Noi sempre più giù, loro sempre più su, grazie anche all’Euro.

Che l’introduzione della moneta unica, con un concambio lira-marco sbagliato e senza un paracadute per il nostro Paese, sia stato un errore non è in discussione. Per quanto Romano Prodi si affanni a difendere le sue scelte e addirittura a vantarsene, l’entrata precipitosa nell’Euro fu uno sbaglio che abbiamo pagato e continuiamo a pagare caro. Tuttavia non è per questo che oggi parliamo di spettro che si aggira per l’Europa né perché riteniamo che l’Euro sia un morto che cammina. Se scriviamo di un fantasma è perché nel Vecchio Continente e non solo si è acceso un dibattito sul futuro della moneta unica. La discussione aveva preso avvìo qua e là alle prime avvisaglie di crisi, mentre cioè la speculazione finanziaria picchiava duro sull’Italia, la Spagna e la Grecia. Però soltanto negli ultimi mesi  si è cominciato a dibattere con maggior passione. In Germania, Portogallo e Francia sono usciti libri di successo in cui si mette in discussione l’idea stessa della moneta unica. Premi Nobel come Paul Krugmann e Amartya Sen criticano l’Euro ritenendolo un progetto sbagliato, una moneta senza banca centrale che possa difendere le diverse economie. Giornali tedeschi e non solo danno cove alle varie opinioni, analizzando la convenienza per le singole economie. In qualche Paese sono anche sorti movimenti che sostengono la necessità dell’uscita dall’Euro, mentre in Gran Bretagna c’è chi studia se sia utile o meno addirittura andarsene dalla Ue. 

Insomma, a quasi dodici anni di distanza dalla sua nascita, in Europa e nel mondo è aperta una discussione sulla moneta unica europea e a chi convenga rimanervi attaccato. Il solo Paese che non sembra appassionarsi ad dibattito, pur essendo colpito dalle rigidità dell’Euro (la mancata possibilità di svalutare danneggia le nostre esportazioni, rendendole poco competitive rispetto a quelle della Germania), è l’Italia.

I pochi che si azzardano ad avanzare qualche critica o a suggerire una valutazione dei pro e dei contro  vengono trattati  al pari degli imbecilli, quasi come se non capissero niente né di economia né di politica. Parlare di moneta unica è impossibile, perché l’Euro è un tabù. Una sorta di dogma a cui credere ciecamente, con obbedienza e senza tentennamenti, perché il solo averli è peccato.

Per quanto ci riguarda noi di Libero però siamo laici di fronte a qualsiasi tema, da quelli politici a quelli economici, e ci piace approfondire le tesi favorevoli a una scelta, come quelle contrarie. Quando discutiamo il nostro unico dogma è la ragione, anzi le ragioni che sorreggono una tesi piuttosto che l’altra. È per tale motivo che abbiamo deciso di aprire noi il dibattito sull’Euro. Non vogliamo cancellare la moneta unica perché siamo nostalgici della lira. Chiediamo solo di conoscere cosa conviene di più al nostro Paese. Se Germania e Portogallo dibattono, perché da noi dev’essere proibito?  Il tempo delle ideologie politiche è finito da un pezzo.  Figurarci se ci convertiamo all’ideologia di una valuta.

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • Sicander

    04 Giugno 2013 - 15:03

    Incerto la crisi e' stata causata dal raddoppio dei prezzi al dettaglio, infatti tutti i fruttivendoli dal 2002 girano in Ferrari. Ma per favore... Il peccato originale della moneta unica non è tanto il cambio con cui siamo entrati (scandaloso, ne convengo) quanto il fatto che non ci permette di attuare nessuna politica monetaria, ivi compresa una svalutazione difensiva, costringendoci di fatto a subire passivamente la concorrenza (sleale) dei paesi più forti. Si tratta di un circolo vizioso impossibile da spezzare finché si resta nell'Euro.

    Report

    Rispondi

  • pepo

    04 Giugno 2013 - 07:07

    Ghedini ha paragonato il suo lavoro a quello dell'avvocato Deseze, che difese l'ultimo sovrano di Francia prima della rivoluzione. "La sua fu un'arringa pregevole anche se l'esito processuale fu infausto" (ndr Luigi XVI fu condannato alla decapitazione).Mi auguro che la storia finisca nello stesso modo,d'altronde cosi' e' iniziata la democrazia.Prenderemo la Bastiglia

    Report

    Rispondi

  • cabiria11

    04 Giugno 2013 - 01:01

    Sì, e anche il fiacre...

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

media