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Giustiziati

Il giudice incapace
fa saltare l'eredità

Raccontateci le vostre storie da "giustiziati", ossia cittadini con la vita stravolta dai bizantinismi della giustizia

La beffa: "Paghiamo l'Imu sulle case che ci hanno portato via"
Il giudice incapace
fa saltare l'eredità

 

 

Prosegue la campagna di Libero sui «giustiziati», cittadini che  si sono trovati con la vita stravolta a causa di lungaggini burocratiche e bizantinismi della giustizia italiana. In redazione sono pervenute (all’indirizzo mail giustiziati@liberoquotidiano.it) decine di storie. Continuiamo a pubblicare le più significative, tra le quali l’odissea vissuta da tre sorelle padovane che da più di trent’anni attendono di poter godere dell’eredità paterna contesa dal fratello. La causa si è arenata nelle aule di giustizia, insabbiata tra decine di faldoni in attesa di essere eseminati da anni ed errori banali di giudici distratti che hanno reso vane decisioni a favore delle donne. E il tempo passa, ma l’Imu su beni dei quali loro non sono mai entrate in possesso le taglieggia lo stesso. Attendiamo altre vostre storie.

 

Caro Libero,
sono un’affezionata lettrice dei primi giorni e voglio raccontarti la mia vicenda giudiziaria che risale agli anni ottanta. Sono passati quasi 30 anni da quando morì mio padre. Papà Romeo lasciò una moglie, quattro figli e un compendio ereditario di un certo valore. Romeo, fu bersagliere insignito di medaglia al valore nella prima guerra mondiale, ma non aveva dimestichezza nel redigere testamenti. Così nelle ultime volontà lasciò dei buchi dove suo figlio (chiamarlo fratello mi sembrerebbe un azzardo eccessivo) pensò d’infilarsi sino a pubblicare un altro testamento. Quale miglior pasto per giudici e avvocati che un’abbondanza di testamenti su cui disquisire senza cavarne una ragno dal buco? 

Dopo due anni di raccomandate e fax inutili, nel 1987 inizia la causa successoria innanzi al tribunale di Padova. Anni e anni di perizie, memorie e udienze perché papà si era dimenticato di assegnare un passaggio e andava integrata una legittima. Intanto il pusillanime aveva estorto alla madre, usufruttuaria dell’intera massa ereditaria, un contratto di locazione di tutti i beni immobili a un canone da elemosina mai peraltro corrisposto. In altre parole, le tre sorelle sono state estromesse dal possesso dei beni con l’unico figlio maschio a esercitare la sua primogenitura, occupando in sostanza abusivamente ogni centimetro della vecchia proprietà paterna. Non soddisfatto il figliol prodigo aprì un ristorante e commise vari abusi edilizi sanzionati dal Comune sulla proprietà indivisa. Dulcis in fundo per finanziare i suoi arditi quanto fallimentari progetti imprenditoriali ottenne dalla mamma ottantenne  una donazione di tutti gli spicci rimasti per quasi 500 milioni del vecchio conio. Le sorelle? Estenuate ad agognare inutilmente giustizia. A misurare con il righello del consulente del tribunale le distanze esatte non solo degli immobili, ma anche di una vita familiare rovinata per sempre. A subire la prepotenza di un furbastro assistito da avvocati subdoli. Un gioco delle tre carte perpetrato a oltranza in danno delle sorelle a cui non rimaneva che la  miserrima speranza di ottenere giustizia in un aula d’udienza, dove la loro storia giaceva in un fascicolone in mezzo a migliaia di pratiche dimenticate. Il processo in Italia è ritagliato a misura di mascalzone così la sentenza di primo grado arriva dopo quasi vent’anni, ma è incompleta: il magistrato ha dimenticato di dividere quote cospicue di eredità. Errore materiale, il giudice corregge e troviamo finalmente giustizia, ma le sentenze dichiarative di primo grado non sono immediatamente esecutive. 

Ecco allora l’appello pretestuoso del possessore di tutti i beni. E si ricomincia. Intanto le sorelle pagano un’aliquota Imu esagerata per beni che non godono. Allora mi permetto di suggerire al governo? Non sarebbe equo e civile un decreto che preveda l’esenzione dall’Imu per chi detiene immobili che non può godere a causa della cronica incapacità dei tribunali italiani che fanno in 30 anni quello che si potrebbe fare in un paio di mesi? È civile essere giustiziate, cornute e mazziate e pagarci pure le tasse sopra?

di Mariangiola Zaccaria
Padova

 

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