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Giustiziati

L’invalido civile: trent’anni di lotte per far riconoscere il mio handicap

L’invalido civile: trent’anni di lotte per far riconoscere il mio handicap

 

 

Prosegue la campagna di Libero sui «giustiziati», cittadini che  si sono trovati con la vita stravolta a causa di lungaggini burocratiche e bizantinismi della giustizia italiana. In redazione sono pervenute decine di storie. Tra quelle pubblicate oggi, la disavventura dell’affittuario di  un condominio costruito non certo a regola d’arte (i particolari nel pezzo a piè di pagina). Per quei lavori mal fatti il costruttore viene condannato, ma le lungaggini del procedimento civile risarcitorio stimolano un condomino a far causa al ministero della Giustizia. Vittoria e rimborso. Allora anche il «nostro» decide di far causa assieme ad altri tre, nello stesso tribunale e con le medesime ragioni. Morale: in due ottengono risarcimento, ma con cifre differenti, mentre lui e un altro perdono e devono pagare le spese. Attendiamo altre vostre storie.

Nel 1981 fui dichiarato invalido civile nella misura del 40%, per riduzione della vista, e iscritto nelle liste delle categorie protette. Dopo sei lunghi anni, a ottobre 1987, la Sage spa mi assunse con chiamata diretta con la condizione di presentare il certificato di permanenza dello stato invalidante, per il quale, io stesso, chiesi di essere sottoposto a visita medica collegiale con il risultato che, effettivamente, fu confermata la patologia e di conseguenza la permanenza fu acclarata ma, nello stesso documento, del gennaio 1988, non venne riconosciuto lo stato di invalido civile, da cui l’immediata cancellazione dalle liste delle categorie protette e conseguente perdita di efficacia del provvedimento di avviamento al lavoro da parte dello stesso ufficio. A questo provvedimento feci ovvia opposizione e avviai azione giudiziaria nel mese di ottobre del 1989. Attraverso varie visite peritali il pretore concluse nel 1996 con l’accoglimento di tutte le mie domande condannando il ministero convenuto al ripristino dalla mia situazione con conseguente risarcimento del danno da liquidarsi in separata sede.  L’avvocatura dello Stato appellò tale sentenza e io, naturalmente, resistetti soccombendo davanti al tribunale di Bari che accolse l’appello in forza di una sopravvenuta norma di legge (del 1994). 

 

Feci ricorso in Cassazione e il pubblico ministero concluse per la cassazione della sentenza del tribunale di Bari rinviando ad altro collegio della stessa corte di Appello. A questo punto il giudice del rinvio (quarto grado di giudizio) entrò nel merito della controversia e accolse le mie domande condannando il ministero. In data 3 maggio 2006 venne pubblicata sentenza definitiva che respingeva in toto il ricorso erariale confermando le sentenze precedenti a mio favore.

Da quel giorno sono in attesa di vedere compiuta giustizia con il risarcimento di un danno economico ed esistenziale.

Adesso da notizie filtrate sembrerebbe che, a fronte di oltre 24 anni di cause, 5 gradi di giudizio nonché nuovo ricorso per il risarcimento, lo stesso risarcimento si limiterebbe a quanto calcolato in sede di primo ricorso, pari a € 4.500,00 circa. Tenendo conto che solo per i ricorsi in Cassazione a Roma quella cifra è stata spesa già 2 volte e che ci sono gli altri gradi e questo nuovo è facile immaginare come posso sentirmi totalmente beffato da questa magistratura civile che di civile non ha davvero proprio niente. 

di Lucio Milella

Bari

 

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Commenti all'articolo

  • lucky1960

    23 Giugno 2012 - 19:07

    nell'81 bastava quel quorum se poi la legge ha modificato nel corso degli anni non è certo colpa mia tuttavia posso dire che ilk diritto l'ho maturato esattamente il momento che mi è statyo assegnato e non in funzione di sopravvenute norme si possono perdere diritti già acquisiti. quesdto in un paese serio e civile. per quanto riguarda gli insulti che mi vengono rivolti posso solòo dire che il livello di stupidità di chi emette tali stupidaggini non ha limite...la mamma degli imbecilli è sempre incinta e chissà quanti fratelli e sorelle ha l'esimio reddevil.....ma visto che insulta senza farsi riconoscere sa bene che potrebbe ricevere anche una querela...e adesso invito il giornale di non pubblicare le stupidaggiuni di questo fantomatico reddevil...qui si raccontano fatti non opinioni e le sue non solo non sono gradite ma risultano fastidiose. Grazie

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  • reddevil

    23 Giugno 2012 - 16:04

    Invece di fare la vittima che non lo sei prova ad andare a lavorare scansafatiche un lavoro te lo avevano dato NO!!! se ti sei fatto licenziare dovevi essere una buona anima sul posto di lavoro!! Non capisco perchè ti hanno dato questo spazio forse perchè da buon fannullone sei stato uno dei primi a scrivere.

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  • grumble bear

    23 Giugno 2012 - 16:04

    non so nell'81 com'era, ma oggi per entrare nel collocamento mirato ci vuole il 46%. questa è la legge quindi è inutile fare ricorsi. poi magari vuoi anche un posto da usciere in comune? perchè qui c'è un equivoco di fondo, la maggior parte degli invalidi e dei sani pensa che il collocamento mirato ti mandi in posti adatti, noooo....il collocamento ti manda il nulla-osta per una ditta, SE NON ti danno un lavoro consono al tuo stato di salute sta a te,invalido, chiedere il rispetto del'art 10(mi pare) della legge 300 l'eventuale intervento dell'ufficio igiene del lavoro! io ho lavorato ad una macchina per tagliare la carta(ribobinatrice) da invalido al 100% (non 40) per undici anni dei 16 che ho lavorato da invalido, ringraziando il cielo ogni giorno,per la possibilità avuta e l'ho fatto finchè sono stato in condizioni di lavorare, poi ho ottentuto la pensione d'inabilità in quanto il mio stato di salute non mi permetteva più di lavorare. garantisco che se potessi ci tornerei!

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  • lucky1960

    22 Giugno 2012 - 19:07

    egregio signor reddevil Le faccio notare solo una cosa: intanto il sottoscritto ha pubblicato un nome e un cognome mentre ora sto rispondendo ad un individuo fantasma che si nasconde dietro un nickname. Per chiudere questa polemica infantile Le dico che Lei ha tutte le ragioni del mondo e La prego di non intasare più questa casella con le Sue elucubrazioni mentali. Quello che conta sono i fatti non i Suoi convincimenti. Mi stia bene e Le auguro di attraversare le medesime vicissitudini che ho narrato. Le mie risposte saranno esattamente come le Sue pregiate.

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