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La croce di Benedetto XVI

Ratzinger anticipa il conclave
per "scegliere" il suo successore

Ratzinger anticipa il conclave
per "scegliere" il suo successore

 

Il prossimo conclave non aspetterà due settimane dalle dimissioni di Benedetto XVI per la sua prima fumata, bianca o nera che possa essere. Come anticipato da Libero fin dal giorno del clamoroso gesto di papa Ratzinger, il nuovo conclave potrà aprirsi fra il 4 e l’11 di marzo, grazie a un chiarimento procedurale che avverrà con un «motu proprio» dell’attuale Papa. L’accelerazione è stata sicuramente decisa da Benedetto XVI e fa comprendere come abbia tutte le intenzioni di incardinare la sua successione. Ma da «radio conclave» è stata invece interpretata come una mossa del segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, per spiazzare le chiese più lontane (in particolare i cardinali americani e asiatici) e dare un vantaggio  temporale alla Curia e ai suoi desiderata. In questa chiave dunque si inserisce il nuovo «toto Papa» che impazza non solo nella capitale italiana, ma nelle cancellerie di tutto il mondo. 

Uomini di curia - Per questo motivo ieri sono passati in testa i candidati «curiali». Secondo le indiscrezioni sarebbero soprattutto due, entrambi stranieri: il franco-canadese (ma ormai curiale, visto che guida la congregazione dei vescovi) Marc Ouellet e il primate di Ungheria, Peter Erdo. Due stranieri dunque, in ottimi rapporti con Bertone e la curia romana, che rendono più facile una successione guidata anche alla segreteria di Stato. L’opinione è che con Erdo e Ouellet sarà gioco-forza affiancare un italiano bertoniano alla guida dei rapporti diplomatici del Vaticano. Per questo ruolo e con uno dei due papabili il candidato di punta sarebbe il cardinale Mauro Piacenza, attuale prefetto della congregazione per il clero. Piacenza è un candidato di alto profilo, ma che divide lo stesso fronte bertoniano, per cui non è escluso che se sul suo nome gli ostacoli dovessero rivelarsi insormontabili, spunti un outsider gradito all’attuale numero due di papa Ratzinger.

In prima votazione comunque si proverà a valutare le truppe dei due italiani che attualmente sono in corsa per il papato: l’arcivescovo di Milano, Angelo Scola e Gianfranco Ravasi, presidente del pontificio consiglio per la cultura. Secondo le previsioni di toto-Papa nessuno dei due avrebbe però un pacchetto minimo di voti necessari a proseguire la corsa, per cui dalla seconda votazione in poi dovrebbero rassegnarsi a fare confluire le preferenze su un altro candidato (Ouellet o Erdo appunto, se si parte da questo fronte).

La scelta esotica - Ci sono i disegni di curia, ma naturalmente anche le ambizioni di altre aree del mondo. Questo sarà il primo conclave in cui la differenza culturale e politica delle candidature non sarà così grande. Non c’è più la tradizionale divisione fra conservatori e progressisti, perché il collegio cardinalizio è in gran parte composto da conservatori che hanno solo sfumature di pensiero diverse su questioni spesso marginali. Si pensi che il papabile considerato più a sinistra è proprio Ravasi.

Nel toto-Papa contano dunque le alternative territoriali. La più forte è sicuramente quella di una candidatura americana. Anche questa volta però America del Nord e America Latina non sono riuscite a fare fronte comune. Sembra possibile che i sudamericani puntino come loro candidato di bandiera sull’arcivescovo di San Paolo, il brasiliano di origini tedesche Odilo Pedro Scherer. I cardinali degli Usa sono forti per la prima volta perché quella chiesa, grazie alle traversie della pedofilia e anche a Barack Obama e ai suoi scarsi o pessimi rapporti con il Vaticano, non fa più paura alle chiese del terzo mondo. Sarebbe dunque accettato un Papa americano. Il problema qui è che i candidati sono troppi, e troppo desiderosi di fare il Papa. I più quotati sono l’arcivescovo di Boston, Sean Patrick O’ Malley e quello di New York, Timothy Dolan. Fra i due litiganti però potrebbe rafforzarsi la candidatura dell’arcivescovo di Washington, Donald William Wuerl, le cui quotazioni stanno salendo vertiginosamente e che potrebbe essere il candidato più forte alternativo alle scelte della curia. Nonostante gli sgambetti dei colleghi filippini (nessuno è profeta in patria), sul fronte asiatico resta forte la candidatura dell’arcivescovo di Manila Luis Antonio Gokim Tagle, che non dispiace alla sinistra essendo amato dalla scuola teologica di Bologna (quella dei Melloni) ma che su argomenti-chiave è di provata fede ratzingeriana.

di Franco Bechis

 

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