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Bufera padana

Ecco quanto costava
candidarsi con la Lega

Nuova indagine sul Carroccio: i "prescelti" si impegnavano a versare duemila euro al mese. Ma il partito smentisce

Per la procura di Forlì, la procedura effettuata davanti al notaio era irregolare: un modo per i candidati e per il partito di scansare le tasse

10 Maggio 2012

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Ecco quanto costava
candidarsi con la Lega
Per la procura di Forlì, la procedura effettuata davanti al notaio era irregolare: un modo per i candidati e per il partito di scansare le tasse

Dopo le lauree finte e i soldi alla famiglia Bossi, si apre un nuovo filone nell'indagine sulla Lega Nord: quello delle candidature "comprate". L'inchiesta avviata dalla procura di Forlì sulla base di carte sequestrate nella sede della Lega e all'ex tesoriere Belsito, oltre che sulle dichiarazioni dell'ex segretaria Nadia Dagrada, riguarda il meccanismo delle candidature nel Carroccio: a partire dal 2000, i prescelti dalla Lega Nord, avrebbero di fatto comprato la propria candidatura impegnandosi davanti a un notaio a versare circa 2000 euro (alla prima elezione) o 2400 euro (a quelle successive) per tutti i 60 mesi della legislatura, in cambio delle spese elettorali che il partito anticipava loro. L'atto privato diventava pubblico e registrato a elezione avvenuta, oppure decadeva in caso di mancato seggio o di fine anticipata della legislatura. Nella dichiarazione dei redditi, poi, i versamenti mensili degli eletti e del partito comparivano come semplici donazioni. 

Donazioni simulate - Secondo la procura di Forli, la procedura presenterebbe gravi irregolarità perchè, messa in questi termini, la donazione non solo è simulata, ma proprio nulla, perché il donatore si impegna per beni che non possiede ancora e, dice la legge, il notaio non può rogare atti nulli. La Dagrada avrebbe raccontato che a ridosso delle elezioni nella sede di Via Bellerio di questi atti se ne stipulavano a centinaia in un sol giorno. E prima dell'apertura delle urne bisognava versare una bella caparra. Secondo gli inquirenti, il marchingegno notarile serviva agli eletti per detrarre dall'imposta lorda il 19% e alla Lega "venditrice" del posto in Parlamento per non pagare alcuna imposta (i partiti sono esenti dall'imposta di donazione). Insomma, grazie ai crediti d'imposta maturati, i parlamentari – ministri compresi – hanno di fatto annullato per tutti questi dieci anni il "peso" economico della "donazione", non perdendo nulla, neppure i soldi versati. 

Il Carroccio smentisce -  "La Lega Nord presenterà querela   nei confronti di chiunque ha parlato o parlerà di acquisto di   candidature. E’ indegno che si cerchi di sporcare e far passare sotto   una luce negativa anche il fatto che i parlamentari, lodevolmente e in  maniera volontaria, vogliono aiutare e sostenere il movimento per cui   militano e che li ha eletti". Lo afferma Roberto Calderoli,   coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord e componente   del comitato esecutivo federale dei triumviri.

 

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Commenti all'articolo

  • il leghista monzese

    17 Maggio 2012 - 14:02

    Io sono stato candidato 2 volte la prima nel 1992 e sono risultato eletto a Monza, la seconda nel 2007 sempre a Monza e non ho mai PAGATO NIENTE!!! Saludos

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  • stres

    16 Maggio 2012 - 10:10

    Questo spiega come mai non vengono mai pagati i portaborse, vedi esempio "Carlucci", lo fanno tutti ! Signore ti prego "un terremoto mirato" a camere riunite, solo così faremmo piazza pulita, BANDA DI LADRONI !!

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  • stucchevole

    11 Maggio 2012 - 07:07

    Roma ladrona.Vergognatevi malfattori.

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