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Londra 2012, lo scandalo

Così la Cina fabbrica i suoi ori: torturando bambini

Ginocchia piegate con la forza, bimbi appesi per le braccia, punizioni corporali: viaggio a Nanning, dove piccoli di 5 anni vengono plasmati per diventare atleti

di Marco Capizzi

«Gold», «Oro»: è questa la scritta che campeggia in tutte le stanze di una delle palestre più importanti di Nanning, capitale della regione autonoma del Guangxi nel sud della Cina. Niente di strano fin qui: un semplice incitamento per gli atleti che si allenano. Ma se nella palestra ci fossero bambini non al di sopra dei 5 anni che vengono usurati da allenatori feroci, oltre il limite del maltrattamento? È quello che ha scoperto l’inviato del Daily Mail, documentando il tutto con foto agghiaccianti e pubblicate qualche giorno fa sul tabloid britannico.

 

Una bambina di 5 anni prova a fare delle flessioni, ma è straziata dal dolore perché il suo trainer è in piedi, senza nessuna pietà, sulle ginocchia magroline della piccola. Lo chiamano allenamento, ma è una delle cose più simili alla tortura che abbiamo mai visto. I bambini sono indirizzati a Nanning dai genitori che pretendono dai figli solo una cosa: l’«Oro», il primo posto. Sempre. E per raggiungerlo permettono alla palestra di usare ogni metodo possibile. Già, perché sognano che i loro piccoli possano diventare i nuovi Ye Shiwen (la sedicenne oro olimpico nei 400 misti e nei 200 misti a Londra, nuotando a tratti perfino più veloce di Michael Phelps), Zou e Dong (iridati nella ginnastica artistica sempre a Londra). Questo è l’obiettivo dei genitori. A cosa mirino difficile saperlo, forse riscatto personale, prestigio per la famiglia, oppure nient’altro che dare lustro alla Cina, retaggio vetusto e mai morto di vecchi indottrinamenti. 

Lo scopo dei trainer di Nanning è soprattutto quello di portare la supremazia cinese nel mondo: un atleta deve sempre essere su un gradino più alto del podio rispetto ad uno che proviene dall’Occidente, in particolare se arriva dagli Stati Uniti. Per gli allenatori della palestra un trattamento del genere quindi, spiega il cronista inglese, è normale: non è assolutamente considerata una forma di tortura, ma anzi è il mezzo migliore per raggiungere i vertici mondiali.

 

A Nanning si allenano soprattutto futuri ginnasti e nuotatori che provengono non solo dalla regione del Guangxi, ma da tutto il resto del paese. Ecco quindi bambini appesi ad una spalliera, come pollame in un mercato, che provano a resistere il più tempo possibile senza mostrare un minimo segno di cedimento. Anche qui, di fronte all’attrezzo, è appesa la scritta: «Gold», «Oro». Sempre, martellante, ovunque come un tempo l’immagine di Mao. E qualora il piccolo non resistesse un tempo sufficiente? È pronta la punizione, come documentato da un’altra foto: due bambine con una faccia terrorizzata sono sdraiate per terra e sopra di loro un’istruttrice (la chiamiamo così sol per abbreviare: con l’istruzione cosa avrebbe a che fare?) con in mano un oggetto simile ad un bastone, pronta a colpire. Per chi ce la fa è invece un successo: i pochi bambini vittoriosi allora si mettono di fronte all’obiettivo della fotocamera e mostrano i muscoli sorridenti.

Il massacrante addestramento non termina solo alla palestra di Nanning (a cui la federazione internazionale ha avuto la magnifica idea di affidare i campionati mondiali di ginnastica del 2014), ma va avanti anche nelle case dei piccoli bambini cinesi. Altre foto mostrano i genitori intenti a far fare varie acrobazie ai propri figli.

Nanning è conosciuta come la «città verde», per la straordinaria attenzione ecologica della città e per la sua ricca vegetazione. Forse bagnata con innocenti lacrime di dolore.

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Commenti all'articolo

  • jacksony

    09 Agosto 2012 - 22:10

    per l'articolista: sarebbe sufficiente andare nei campetti dove si svolgono gli allenamenti di calcio delle selezioni primavera nostrane per trovare lo stesso fanatismo in tante famiglie italiane. Tanti bravi papà italiani che torturano i propri figli per farli diventare future promesse del pallone. Gli stessi papà che durante le partitelle fra società incitano i propri figli a commettere falli e scorretezze pur di vincere. Dietro a questi individui psicopatici spesso si allineano le società concedendo loro posti di rilievo: presidente, allenatore e quant'altro. Forse è questo modo di fare sport che è tutto sbagliato ! non è una questione di cina !!!

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  • Marcofaro

    08 Agosto 2012 - 16:04

    La Federazione olimpica dovrebbe controllare tutte queste cose, anche se mi rendo conto che non è assolutamente facile. Comunque queste cose sono inaccetabili. Al momento bisognerebbe mandare una diffida alla Federazione sportiva cinese, da parte di quella olimpica, con la successiva non partecipazione ai prossimi giochi olimpici a Rio de Janeiro, se questa situazione e questi metodi dovessero proseguire nel tempo.

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  • ioferdy

    08 Agosto 2012 - 14:02

    Questo è il "GRANDE" successo del multicuralismo, stupirci di cose banali, siamo noi occidentali che consideriamo tortura allenare dei bambini a diventare campioni, avete mai visto i cartoni animati nipponici? Dove il protagonista veniva frutato a sangue dal padre/allenatore per diventare il migliore. Cos'è la sofferenza di un bambino se questo ha "l'onore" di portare gloria al suo paese ed alla sua famiglia, probabilmente da grande ringrazierà pure quelli che noi consideriamo aguzzini. Inoltre abbiamo poco da boicottare se non si adeguano ai nostri standard e modi di pensare, sono loro che comandano ormai

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  • Ame4Deo

    08 Agosto 2012 - 13:01

    che questi fossero i metodi di allenamento in Cina è risaputo da decenni (in Occidente) da centinaia di anni in Cina. E'il metodo di allenamento da sempre adottato in Cina e le foto circolano da ben prima...la prima direi di averla vista almeno 20 anni fa....ma ribadisco...è cosa talmente nota che mi stupisce di più chi si scandalizza rispetto al fatto in sè. Sarebbe come scandalizzarsi che non si mantengono standard di sicurezza ambientali occidentali nelle fabbriche cinesi. E' cosa nota, stupirsene vuol dire aver vissuto sulla luna. Basta imporre degli standard universali (nello sport, come nell'industria), pena il boicottaggio imposto da ONU o altre organizzazioni sovranazionali. Serve la volontà però, non la conoscenza, quella già c'è.

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