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Tra Singapore e l'India

Turbolenza scuote il Superjumbo: 22 feriti a bordo

Durante un volo capita spesso che gli assistenti di volo invitino i passeggeri a tenere le cinture si sicurezza allacciate anche dopo che "l'apposito segnale luminoso" è stato spento, quando cioè l'aereo viaggia a una quota stabile in assenza di turbolenza. L'invito non è "gratuito". Nel senso che la storia dell'aviazione commerciale è zeppa di aerei colpiti da improvvisi vuoti d'aria che, senza preavviso, mandano tutto all'aria passeggeri compresi causando feriti e, a volte, pure morti. Ieri è capitato di nuovo. Sfortunata vittima della maxi-turbolenza un Airbus A 380, l'aereo paseggeri più grande del mondo. Il volo della Singapore Airlines stava collegando la città-stato asiatica con Mumbai, in India. Quando, a circa metà del tragitto sull'oceano Indiano, ha attraversato un'area perturbata a cielo libero in alta quota. A bordo è volato di tutto: dai vassoi col cibo ai carrelli del catering, dalle borse del bagaglio a mano a hostess e steward, oltre a qualche passeggero che non era assicurato al sedile con la cintura. Il bilancio dei danni, tra le 408 persone che si trovavano a bordo, è stato piuttosto contenuto, con "sole" 22 persone rimaste ferite: 8 passeggeri e 14 assistenti di volo.

Alcuni testimoni hanno raccontato gli attimi di paura sottolineando, però, la preparazione del personale: «Credo che tutto sommato abbiano gestito bene la situazione, ma se fosse stata più grave avrei avuto paura per la sicurezza dei passeggeri». Il volo è atterrarto regolarmente e ripartito poi dall'aeroporto con un'ora di ritardo.

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